19 luglio 2019
Aggiornato 21:00
Tutte le pecche del sistema Triton

Grazie Triton. Je suis #mortodifreddo

La morte in mare per assideramento di 29 migranti scatena polemiche bipartisan sull'operazione Triton, che ha già dimostrato tutta la sua inefficacia. Un'operazione messa in campo da 29 Paesi, ma che non è all'altezza di quella che l'Italia, con le sue sole forze, ha portato avanti dopo il naufragio di Lampedusa, Mare Nostrum. E che ha salvato 140.000 vite umane in un anno

ROMA - «Je suis morto di freddo e non sono riuscito ad approdare a #Lampedusa». Così, il sindaco dell'isola Giusi Nicolini, su Twitter, ha commentato la nuova tragedia dei migranti che ha visto morire assiderate 29 persone. Mentre scoppiano le polemiche sull'operazione Triton che ha sostituito Mare Nostrum, dal governo per ora c'è un silenzio irreale, che né il Ministro dell'interno Angelino Alfano, né il Presidente del Consiglio osano spezzare. Un tweet è giunto invece dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, un tempo portavoce dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati, con una dura presa di posizione: «Orrore a largo di #Lampedusa. Persone morte non in un naufragio ma per il freddo. Queste le conseguenze del dopo Mare Nostrum».

SALVINI: SANGUE SULLE COSCIENZE DEI FALSI BUONI - 22 dei 29 morti erano ancora in vita quando i soccorritori li hanno raggiunti, ma il mare grosso e la lentezza delle motovedette previste da Triton sono stati mortali per i giovani bagnati anche dopo il recupero. Solo uno sarebbe morto per un trauma cranico. Politicamente scorretto, per così dire, il cinguettio del leader della Lega Matteo Salvini: «altro sangue sulle coscienze sporche dei "falsi buoni"». Del resto, proprio qualche giorno fa al DiariodelWeb.it Gianluca Pini, vicecapogruppo della Lega alla Camera, aveva parlato di «pietismo» nei confronti dei migranti, con cui a suo parere ci hanno guadagnato, fino ad ora, solo le cooperative. 

MARE NOSTRUM SALVÒ 140.000 VITE UMANE - Al di là delle polemiche, però, la morte di 29 persone congelate in mare riapre drammaticamente una vera e propria emergenza: al di là dei numeri tragicamente destinati a fare meno notizia rispetto al naufragio di Lampedusa, senza dubbio la nuova tragedia metta in seria discussione l'efficacia dell'operazione Triton, che da qualche mese rimpiazza l'ormai sepolto Mare Nostrum. L'obiettivo di quest'ultimo era duplice: da un lato, «garantire la salvaguardia della vita in mare», dall'altro «assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti». Il personale e i mezzi navali e aerei coinvolti erano esclusivamente italiani, più precisamente della Marina Militare (la maggior parte), dell’Aeronautica Militare, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto. Sulle navi erano presenti anche uno staff per l’identificazione dei migranti e un gruppo di medici e infermieri per gli interventi sanitari. I numeri sono tutt'ora incerti, ma secondo la maggior parte delle fonti, nel giro di un solo anno, avrebbe salvato la vita a 140.000 persone. Mare Nostrum è stata certamente un'operazione di salvataggi mastodontica, un vero fiore all'occhiello della civiltà, che ha messo in campo una cospicua quantità di mezzi, a fronte di una spesa giornaliera, tutta a carico del nostro Paese, di ben 300.000 euro.

TRITON SOTTO ACCUSA - Con Triton, le cose sono radicalmente cambiate, e migliorate sotto l'unico aspetto della spartizione della spesa tra 29 Paesi dell'Ue. Una spesa di 2,9 milioni di euro al mese per tutto il 2014. Triton schiera, ogni mese, due navi d’altura, due di pattuglia costiera, due motovedette, due aerei e un elicottero. L’Italia vi contribuisce con quasi la metà dei mezzi, e il centro di coordinamento internazionale è ancora una volta nel nostro territorio, a Pratica di Mare, vicino a Roma. La novità fondamentale introdotta da Triton - che è poi il principale motivo dei tanti dissensi che sin dall'inizio ha suscitato - è che i mezzi di pattugliamento non si spingono più a ridosso delle coste libiche per soccorrere i migranti, ma calcano esclusivamente il canale di Sicilia e il mare davanti alle coste calabresi, fino a 30 miglia dal litorale italiano. Una limitazione enorme: perchè l'operazione, di fatto, lascia completamente scoperte le coste da cui i migranti partono, spesso le zone più pericolose. Capita spesso, infatti, che i trafficanti senza scrupoli abbandonino le imbarcazioni di fortuna al loro destino appena superato il confine libico, senza il carburante necessario per affrontare il viaggio. In pratica, una condanna a morte. 

RADICALMENTE DIVERSI - Tra Mare Nostrum e Triton, il confronto delle cifre è spaventoso. Mare Nostrum messo in campo da un solo Paese, Triton da 29; Mare Nostrum che stanziava due terzi di risorse in più di Triton; Mare Nostrum che ha salvato 140.000 vite, ma non ha potuto fare nulla per altri 3000 esseri umani: situazione che, con Triton, è destinata soltanto a peggiorare. Oggi, le critiche alla nuova operazione sono praticamente bipartisan. Addirittura Matteo Salvini ha chiesto ad Alfano di dimettersi, e ha annunciato che chiederà a Juncker la sospensione di Triton. Il problema, però, non è tanto quello di interrompere un'operazione rivelatasi inefficace; semmai, dovrebbe essere quello di ripristinarne una che è stata in grado di salvare centinaia di migliaia di vite. Anche perchè, quello che nessuno dice e che lo scorso novembre molti si affannavano a nascondere è che Mare Nostrum e Triton non sono diversi solo per quantità e qualità di mezzi dispiegati, ma anche per la natura stessa delle due operazioni: la prima, di carattere prettamente umanitario; la seconda, un'operazione congiunta della polizia di frontiera, che, per definizione, ha come primario compito quello di proteggere i confini prima che le persone.

L'UE HA ALTRE PRIORITÀ? - Una tragedia che spinge a riflettere anche sul ruolo dell'Europa, e sulla direzione che l'Unione sta imboccando. Un'Unione sempre e comunque solerte nel misurare i debiti nazionali e nell'imporre misure economiche correttive, ma che non lo è altrettanto quando si tratta di salvare vite umane. Il fatto che l'Italia, da sola, avesse messo in campo un'operazione molto più dispendiosa e efficace di 29 Paesi insieme deve far riflettere. La questione migratoria non può e non deve essere affrontata solo dal nostro Paese. Il nostro Paese, semmai, dovrebbe farsi promotore, in virtù dei precedenti e della sua stessa posizione geografica, di una seria collaborazione tra i diversi attori. Peccato che gli «attori» dell'Unione europea, quando hanno deciso di affidare le operazioni di recupero e salvataggio in mare a un'Agenzia come Frontex - che ha subito sottolineato di non avere le forze necessarie per mettere in campo un'operazione umanitaria - erano ben più preoccupati del rispetto dei patti economici da parte degli Stati membri, piuttosto che di salvare vite umane. Operazione umanitaria: un lusso che l'Europa non si può permettere. Quella stessa Europa che ha sottratto al fisco cifre da capogiro nello scandalo Swissleaks, quell'Europa con banche stracolme di derivati, quell'Europa che nel 2009 ha investito più di 300 miliardi in spese militari, quell'Europa che, secondo Amnesty International, dal 2007 al 2013 ha speso 4 miliardi di euro per il controllo delle sue frontiere, quell'Europa che, per spostare i documenti da Bruxelles a Strasburgo spende 200 milioni l’anno. ​Evidentemente, la filosofia è sempre la stessa: le priorità sono altre. Altre, rispetto alla salvaguardia della vita umana.