13 novembre 2019
Aggiornato 00:30
M5S denuncia: la depenalizzazione è la resa delle Istituzioni

Bonafede: «Rubare non è più un reato, se in minima quantità»

La commissione Giustizia della Camera dei Deputati ha approvato ieri il decreto sulla depenalizzazione dei reati. E' una legge lacunosa, arbitraria e pericolosa. Il deputato del M5S, Alfonso Bonafede, ha rilasciato un'intervista a DiariodelWeb.it per spiegare le criticità di questa legge e il suo potenziale altamente lesivo per il nostro paese.

ROMA - La commissione Giustizia della Camera dei Deputati ha approvato ieri il decreto legislativo sulla non punibilità dei reati lievi, o sulla tenuità di fatto, conosciuto anche più semplicemente come il decreto sulla depenalizzazione dei reati. Il deputato del M5S, Alfonso Bonafede, ha rilasciato un'intervista a DiariodelWeb.it per spiegare le criticità di questa legge e il suo potenziale altamente lesivo per il nostro pese.

In cosa consiste il decreto sulla depenalizzazione dei reati?
«La legge intende costituire una fascia di non punibilità per tutta una serie di reati, che sono i reati per cui è prevista una pena fino a 5 anni. La posizione del M5S è chiaramente negativa: per due motivi. Innanzitutto perché, in un momento storico come quello che stiamo vivendo in Italia, nel quale il nostro paese è dilaniato da fenomeni legati alla corruzione e alla criminalità, il messaggio che il governo deve dare non può essere quello di creare l'ennesima zona grigia, una zona franca di non punibilità. E, da un punto di vista tecnico, il provvedimento è ancora più grave: perché la delega non da al governo la possibilità di individuare soltanto alcuni reati, quindi la fascia di reati che vengono presi in considerazione è notevolmente estesa. Faccio alcuni esempi: riguarda i reati di terrorismo, pedopornografia, abbandono di minore, abuso d'ufficio, istigazione alla corruzione, evasione, autoriciclaggio, contraffazione, ecc. ecc.»

Secondo Lei questi reati possono essere definiti come reati di «lieve entità»: per esempio l'abbandono di minore, l'abuso d'ufficio o la pedopornografia?
Assolutamente sì: nel senso che questa stessa domanda l'ho rivolta personalmente al relatore della Commissione che ha portato in Aula il decreto. Il problema è proprio questo: dato che la norma non può fare eccezioni, l'interprete – con questo termine ci riferiamo al giudice che applica la legge, ma anche all'avvocato difensore del reo – può essere autorizzato a pensare che per ciascuno di questi reati ci sia una parte da considerare lieve. La legge proprio per questa ragione parte male, oltretutto ha cercato di circoscrivere l'applicabilità del reato ad alcune ipotesi. Si tratta di un tentativo semplicemente mediatico, e ci troveremo davanti a una norma certamente fatta male. Aggiungo che c'è un altro difetto nella norma, ed è un difetto molto grave: la persona offesa dal reato, ma anche la persona sottoposta ad indagini – perché ricordiamo che questa norma da la possibilità al pubblico ministero sostanzialmente di procedere all'archiviazione del fatto – verranno comunque iscritti nel casellario e verrà indicata l'archiviazione del reato. Questo fatto in sé è gravissimo, per due motivi: uno, perché la persona offesa non ha la possibilità di opporsi alla decisione, e due perché nemmeno la persona soggetta al procedimento può opporsi. Facciamo un esempio: se la persona in questione ha un ruolo importante dal punto di vista della sua immagine e viene a un certo punto indagata, il Pubblico Ministero – senza che il soggetto abbia la possibilità di difendersi - se ritiene che sia stato commesso il reato, ma che sia stato commesso in termini lievi, iscrive il soggetto nel casellario. Poniamo il caso di un politico innocente accusato di essere entrato in un supermercato e di aver rubato qualche scatoletta di tonno – naturalmente ci esprimiamo per paradossi, ma è utile per valutare gli effetti negativi di questa norma - : ecco, quel politico non ha la possibilità di difendersi e viene iscritto nel casellario giudiziario per un reato commesso in termini lievi. Immaginiamo le conseguenze sull'immagine pubblica di quest'uomo. Non mi riferisco solo al caso dei politici, possiamo pensare anche agli avvocati, ai medici, ma anche alle più svariate tipologie di professioni.

Ci sono altre criticità importanti?
«Esiste anche un problema di omogeneità di applicazione: perché per un certo giudice potrà essere considerata lieve una truffa di cento euro, e per un altro no. Allora, a seconda di dove si trova il reo – e di chi lo giudica - costui verrà punito o meno. Insomma, stiamo superando tutti i limiti del buon senso con questa norma, e noi non possiamo che essere contrari. Abbiamo chiesto al governo o di far decadere la delega o l'abrogazione immediata della legge.»

Quindi questa norma da un lato è estremamente arbitraria, dall'altro paradossale: può essere definita anche dannosa, perché può causare anche un incremento di questi reati?
«Certo. Si tratta di una norma che, in un momento «normale» e all'interno di un sistema penale virtuoso, potrebbe essere anche considerata condivisibile: perché è impossibile che il sistema penale possa perseguire ogni specie di reato e chiunque l'abbia commesso. Ma il problema è che una norma del genere non può essere considerata applicabile in questo momento storico e in questo paese! Siamo di fronte a gravissimi problemi di illegalità e criminalità: non è possibile applicarla ora. In un momento in cui la gente soffre la miseria e la povertà più di prima, dire che si può anche commettere il furtarello, avrà delle pessime conseguenze economiche e sociali: è la resa delle Istituzioni. Mi spiega perché un piccolo imprenditore, che magari è il proprietario di un supermercato, debba essere maggiormente esposto a rischi di furto? E' il messaggio quello che conta: e questo tipo di messaggio, a livello macroeconomico, può diventare altamente lesivo per il nostro paese.»