16 novembre 2019
Aggiornato 01:30
La deputata Pd sul presunto accordo energetico italo-canadese

Braga: quelle sabbie bitumunose utili per fare il petrolio, ma letali per il pianeta

Secondo Chiara Braga, un accordo italo-canadese prevederebbe di importare petrolio canadese prodotto da sabbie bituminose. Peccato che l'estrazione di quei combinati di argilla, sabbia, acqua e bitume sarebbe estremamente dannoso per l'ambiente, e in piena contraddizione con l'impegno del nostro Paese a limitare i cambiamenti climatici e tutelare la salute del pianeta.

ROMA - Dopo il Ttip, che ha suscitato molte polemiche in Parlamento a causa della sostanziale riservatezza del suo contenuto, un nuovo «accordo» economico turba il sonno di alcuni deputati. Si tratta dell'incontro che, lo scorso 21 gennaio, il Ministro dello sviluppo economico Federica Guidi avrebbe avuto con il Ministro del Commercio canadese, Ed Fast, al fine di rafforzare la cooperazione economica tra Italia e Canada: in particolare nell'ambito della sicurezza energetica e della diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Ne ha parlato in un'interrogazione alla Camera la deputata Pd Chiara Braga.

ACCORDO ITALO-CANADESE SUL PETROLIO DERIVATO DA SABBIE BITUMINOSE - Pare infatti che il nostro Paese punti «ad importare gas liquefatto e petrolio; il petrolio canadese, oggetto dell'accordo per l'Italia, è quello definito non convenzionale ovvero prodotto da sabbie bituminose o tar sands»: peccato che l'estrazione di tale combinazione di argilla, sabbia, acqua e bitume, però, «avrebbe  un impatto molto pesante sull'ecosistema, sulle acque, sulle foreste e sulla salute delle popolazioni nelle aree interessate alle estrazioni​». Secondo l'interrogante, «le tar sands, i cui principali giacimenti si trovano in Canada, Venezuela e residuamente in Russia, hanno peraltro un notevole potenziale geostrategico e possono rappresentare i due terzi delle riserve mondiali con almeno 1,7 terabarili in Canada e 235 gigabarili in Venezuela.

ACCORDO INCOMPATIBILE CON IMPEGNO A LIMITARE CAMBIAMENTI CLIMATICI - D'altronde, ricorda la Braga, «l'Italia è oggi come altri Paesi europei colpita dalla crisi climatica: le temperature medie annuali negli ultimi decenni sono aumentate più della media mondiale, il Mar Mediterraneo si scalda di 0,6 gradi centigradi per decade. Dal 1850 a oggi i ghiacciai alpini sono diminuiti del 55 per cento e molti ghiacciai minori sono destinati a ridursi notevolmente nei prossimi decenni». Oltretutto, il nostro Paese ha fatto notevoli progressi «in termini di Co2, riducendo le proprie emissioni di gas serra del 25 per cento in meno di un decennio e ha inoltre adottato, nel dicembre 2014, la Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici: un insieme di strumenti nazionali per affrontare le calamità naturali e ridurre i rischi per la popolazione e i danni economici riferibili all'aumento delle emissioni in atmosfera anche in vista dei nuovi e più stringenti impegni sul clima che saranno presi alla COP21 di Parigi a fine anno». Tale impegno, per la parlamentare Pd, stride però con il nuovo accordo italo-canadese, che non terrebbe conto delle conseguenze che l'estrazione delle «tar sands» avrebbe sull'ambiente e sulla sicurezza di tutti noi. 

OLTRE A ENERGIA E ECONOMIA, SI PENSI ALLA SALUTE DEL PIANETA - Per questi motivi, la Braga ha chiesto «se i Ministri interrogati vogliano chiarire i termini dell'accordo italo-canadese sull'importazione di derivati di petrolio da sabbie bituminose e se essi ritengano gli impegni già presi internazionali sulla riduzione delle emissioni compatibili con il predetto investimento di cooperazione in campo energetico legato a una delle fonti a maggiore impatto climalterante e, se, così fosse, quali iniziative intendano mettere in campo affinché questo sia compensato in termini di emissioni in atmosfera». Perchè, oltre a scovare convenienti accordi energetici ed economici, sarebbe bene fare più attenzione, a livello internazionale, alla salute del pianeta e, dunque, dei suoi abitanti.