16 giugno 2019
Aggiornato 17:00
FdI, M5S e Lega sconfitti dal Nazareno

In attesa del Presidente, sparisce il presidenzialismo

Ha vinto ancora il Patto del Nazareno. FdI, M5S e Lega sono stati sconfitti, alla Camera, dai voti del Pd e di Fi. Durissime le repliche dei dissidenti e dei contrari, per i quali è stato sconfitto un sacrosanto diritto degli italiani: l'elezione del Capo dello Stato.

ROMA - Procede senza scosse in aula, alla Camera, l'iter del ddl di riforma costituzionale. Nonostante l'ostruzionismo abbozzato dal Movimento 5 Stelle e i mal di pancia dentro Forza Italia - con molti dissidenti soprattutto sul voto che ha confermato il no all'introduzione in Costituzione del presidenzialismo - il disegno di legge di revisione costituzionale prosegue nel suo percorso con l'esame degli emendamenti e la conseguente approvazione degli articoli del provvedimento. I lavori dovrebbero proseguire fino a tutto mercoledì per poi essere sospesi giovedì, in occasione dell'inizio della votazione a Camere riunite per l'elezione del Capo dello Stato. La discussione sul disegno di legge - con il conseguente voto finale - riprenderà dopo l'elezione del tredicesimo Presidente della Repubblica.

NO AL PRESIDENZIALISMO - Fra gli articoli approvati particolare rilievo ha assunto il dibattito sugli emendamenti all'art. 21, quello relativo al quorum per l'elezione del Capo dello Stato. E' stata questa l'occasione per uno scontro all'interno del composito (di maggioranza e di opposizione) schieramento di centrodestra e soprattutto in Forza Italia, con numerosi deputati azzurri che non hanno seguito le indicazioni di partito votando contro. L'articolo stabilisce che - restando ferme le prime tre votazioni per le quali è previsto il raggiungimento dei due terzi dell'assemblea - per l'elezione del Presidente della Repubblica dal quarto voto (e non dal quinto) il limite richiesto sia di tre quinti dell'assemblea, e dal settimo (non più dal nono) il quorum sia dei tre quinti dei votanti. Successivamente è stato approvato l'art. 22, secondo il quale è il presidente della Camera a esercitare le funzioni del presidente della Repubblica nel caso in cui questi non possa adempierle, mentre al presidente del Senato spetta convocare e presiedere il Parlamento in seduta comune. E' toccato poi all'approvazione degli articoli 23 e 24 dove si prevede, fra l'altro, che il presidente della Repubblica possa sciogliere la sola Camera dei deputati. Con il varo del successivo articolo 25 viene stabilito che sarà la sola Camera dei deputati ad avere il potere di dare fiducia (o di revocarla) al governo.

I COMMENTI E LE ACCUSE DEI FORZISTI - «La maggioranza del Nazareno, composta dalla sinistra e da Forza Italia, boccia una riforma che è da sempre un pilastro della destra e che ha il gradimento di più dell'80% degli italiani», ha affermato in una dichiarazione anche l'ex ministro Fdi Ignazio La Russa. «Forza Italia, che fa solo finta di votare a favore - ha sottolineato-, doveva almeno condizionare l'approvazione del presidenzialismo al suo assurdo accordo con Renzi. Il Capo dello Stato per Fdi-An, deve essere eletto dagli italiani e non da una conventicola di partiti che, senza alcuna garanzia di trasparenza, continueranno a scegliere il Presidente della Repubblica nelle 'segrete stanze' di palazzo. Forza Italia - ha concluso il deputato di Fdi-An - con il patto del Nazareno ha svenduto una tesi storica del centrodestra, e il malessere diffuso e il dissenso di molti deputati azzurri ne sono una ulteriore dimostrazione». «Surreale alla Camera: dopo la bocciatura dei nostri emendamenti all'art 21 per il presidenzialismo, votati anche da Fi, il gruppo Fi - ovviamente tranne noi firmatari dell'emendamento - ha votato comunque a favore dell'art 21 senza presidenzialismo. Senza parole...», ha dichiarato il presidente Fi della commissione Finanze della Camera Daniele Capezzone. Dello stesso avviso anche il forzista Raffaele Fitto, che non esita a scrivere così sul suo blog: «La bocciatura dell'emendamento sul presidenzialismo è un fatto politico grave ed eloquente. E lo stesso vale per l'analoga votazione, da parte della maggioranza, sugli emendamenti presentati da Fratelli d'Italia». E prosegue: «Altro che grande rinnovamento...Con la nostra impostazione, la riforma avrebbe avuto il respiro di un passaggio alla Terza Repubblica, avvicinandoci alle grandi democrazie occidentali e consegnando ai cittadini (e non alle segreterie dei partiti) la scelta del Capo dello Stato». Invece, ha continuato, "la maggioranza, respingendo la nostra proposta (e le altre analoghe), mostra di accontentarsi di un pasticcetto confuso. Non capisco come Forza Italia (che pure ha positivamente votato a favore degli emendamenti presidenzialisti bocciati dal Pd, e volentieri ne prendo atto) possa accontentarsi allo stesso modo.»

ANCHE FRATELLI D'ITALIA MASTICA AMARO - «La maggioranza del Nazareno, composta dalla sinistra e da Forza Italia, boccia una riforma che è da sempre un pilastro della destra e che ha il gradimento di più dell'80% degli italiani», ha affermato in una dichiarazione anche l'ex ministro Fdi Ignazio La Russa. «Forza Italia, che fa solo finta di votare a favore - ha sottolineato-, doveva almeno condizionare l'approvazione del presidenzialismo al suo assurdo accordo con Renzi. Il Capo dello Stato per Fdi-An, deve essere eletto dagli italiani e non da una conventicola di partiti che, senza alcuna garanzia di trasparenza, continueranno a scegliere il Presidente della Repubblica nelle 'segrete stanze' di palazzo. Forza Italia - ha concluso il deputato di Fdi-An - con il patto del Nazareno ha svenduto una tesi storica del centrodestra, e il malessere diffuso e il dissenso di molti deputati azzurri ne sono una ulteriore dimostrazione». Alle parole di La Russa fanno eco quelle di un altro FdI.«Il no della Camera al presidenzialismo proposto da Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale è un'occasione persa per il Paese. Si continua colpevolmente a negare ai cittadini il diritto di eleggere direttamente il presidente della Repubblica». Ha affermato Giovanni Donzelli, membro dell'esecutivo nazionale di Fratelli d'Italia. «Quello che maggiormente stupisce - continua Donzelli - è che anche quei partiti che professano a parole più democrazia diretta, alla prova dei fatti si tirano indietro. I grillini si dimostrano dei pupazzi senza autonomia di pensiero e di azione».