17 ottobre 2019
Aggiornato 07:00
I gestori delle «mangia soldi» minacciano lo sciopero contro il fisco

Binetti: «Lo Stato si arricchisce sulle spalle dei pazienti»

Si ribellano quelli delle slot machine. I gestori e i concessionari per intenderci. Perché, con la Legge di Stabilità, è stata introdotta una tassa una tantum di 1200 euro per ogni macchinetta. Intanto, però, in Italia la dipendenza dal gioco d'azzardo è diventato un problema nazionale e servono degli strumenti adeguati per combatterlo.

ROMA - Si ribellano quelli delle slot machine. I gestori e i concessionari per intenderci. Perché, con la Legge di Stabilità, è stata introdotta una tassa una tantum di 1200 euro per ogni macchinetta. E' bastato a far scattare una vera e propria protesta, tanto che il Presidente di Acadi (Associazione confindustriale degli apparecchi di intrattenimento), Matteo Marini, ha dichiarato di voler uscire dal Sistema Gioco Italia. Intanto, però, in Italia la dipendenza dal gioco d'azzardo è diventato un problema nazionale e servono degli strumenti adeguati per combatterlo. L'On. Paola Binetti, di AREA POPOLARE, ha rilasciato un'intervista a DiariodelWeb.it per parlarci del fenomeno e di quanto il Governo sta cercando di fare.

L'introduzione della tassa una tantum di 1200 euro per ogni macchinetta, introdotta con la Legge di Stabilità, ha fatto scattare la protesta degli operatori del settore. Molte slot machine risultano perciò ora spente o solo parzialmente funzionanti: possiamo ritenere che questa tassa sia utile per combattere il diffondersi delle dipendenze legate al gioco d'azzardo?
«Dobbiamo innanzitutto distinguere due cose abbastanza importanti. Non è che la tassa unica avrà di per sé un effetto positivo sulla cura dei paziente che soffrono di patologie legate al gioco d'azzardo: perché per curare questi pazienti servono un insieme di criteri e indicazioni che io mi auguro vengano formulati nel disegno di legge, che in questo momento deve ancora arrivare in Aula, perché è appena uscito dalla Commissione. Questa è solo una parte del problema, che è di tipo sanitario. C'è invece un altro pezzo del problema, che riguarda invece la pressione fiscale del governo su questo settore, poiché è uno di quelli a maggiore liquidità e tra i più redditizi nel nostro paese. La misura presa dalla legge finanziaria è solo un anticipo, un assaggio. Ai concessionari e ai gestori ci si rivolge per dire: «Attenzione, noi guardiamo a voi come una potenziale fonte di reddito per coprire altre necessità dello Stato»; e ai pazienti per dire: «Ci rivolgiamo anche a voi e cerchiamo di venirvi incontro». Si tratta semplicemente di un inizio, che risulta insoddisfacente sia nei confronti dei concessionari e dei gestori, sia – per ora – anche per i pazienti. Penso che, non la prossima settimana perché abbiamo ancora l'elezione del Quirinale, ma verso la prima settimana di febbraio, si dovrebbero votare in Aula le mozioni. Quindi la prima cosa che abbiamo in arrivo è la discussione delle mozioni, poi la delega fiscale e poi, io mi auguro, il disegno di legge con tutti gli strumenti necessari per fronteggiare la situazione.»

Quali sono le condizioni in cui versano attualmente i soggetti affetti dalle patologie legate alla dipendenza del gioco d'azzardo?
«Attualmente cercano di farsi seguire dagli stessi centri che seguono i pazienti affetti da dipendenza: ma non ci sono per loro trattamenti specifici, non ci sono modelli adeguati in grado di farsene carico, e non si fa abbastanza prevenzione per contenere lo sviluppo di un fenomeno così drammatico che va progressivamente aumentando.»

Di che dati parliamo? Il fenomeno quante persone coinvolge in Italia?
«Finché non c'è una vera e propria raccolta dati non lo possiamo dire con certezza. Fino ad ora l'Osservatorio è stato collocato presso il Monopolio dello Stato: perciò ci pervengono prevalentemente dati di tipo economico, che riguardano concessionari e gestori. Proprio per questo, noi chiediamo che venga spostato presso il Ministero della Salute. Solo quando questo avverrà, potremmo disporre di dati concreti. Per ora si parla di malati gravi nella misura delle decine di migliaia, ma c'è anche chi parla di 600/700.000 casi per quanto riguarda le situazioni meno gravi. Manca ancora una risposta certa a questa domanda.»

Entro quando ci possiamo aspettare che l'Osservatorio venga spostato presso il Ministero della Salute, per avere così dei dati più concreti sul fenomeno e per poterlo affrontare con gli strumenti necessari?
«Sicuramente ci vorrà molto tempo. La legge finanziaria che è stata approvata alla fine di dicembre non ha fissato i termini. Inoltre, le persone che fanno parte dell'Osservatorio sono espressione del mondo della scuola, della sanità e delle associazioni: sarà necessario che ognuno di questi soggetti nomini il suo rappresentante e solo allora potrà attivarsi una scheda per la raccolta dati. Le cose sono sempre più lunghe e complesse di quanto non sembri. Ma confidiamo di fare il prima possibile.»