19 settembre 2019
Aggiornato 08:30

Mantero: Le primarie del PD? Si paga il ticket, ma non si riceve lo scontrino

Dopo lo scandalo delle primarie del Pd in Liguria, colorite dalla rabbia di Sergio Cofferati che ha accusato la vincitrice, Raffaella Paita, di essersi avvalsa di brogli e irregolarità, Matteo Mantero, deputato del M5S, ha rilasciato un'intervista al Diariodelweb.

ROMA - Dopo lo scandalo delle primarie del Pd in Liguria, colorite dalla rabbia di Sergio Cofferati che ha accusato la vincitrice, Raffaella Paita, di essersi avvalsa di brogli e irregolarità, Matteo Mantero, deputato del M5S, ha rilasciato un'intervista al DiariodelWeb.it.

Cosa ne pensa di quanto accaduto in Liguria?
«Si è visto chiaramente a cosa si sia ridotto il Pd. La vincitrice è stata eletta da esponenti del centrodestra, che hanno palesemente festeggiato la vittoria della Paita: fortemente voluta dai due Claudio, il Burlando e lo Scajola.»

Quindi hanno vinto, più che la Paita, il burlandismo e l'irregolarità come sostiene Sergio Cofferati?
«Hanno vinto il «burlandismo» e lo «scajolismo», che sono figli della stessa malapolitica che ha distrutto la Liguria per anni. E hanno vinto anche le irregolarità, presunte o vere, che hanno portato questo risultato. A Savona c'è una cooperativa sociale che ha mandato messaggi sul telefonino ai suoi lavoratori a tempo determinato, per chiedere loro di votare la Paita. C'è stata chiaramente una forte mobilitazione.»

C'é spazio per il M5S nelle prossime elezioni o, come sembra, il risultato è già deciso in favore della Paita?
«Dipenderà dalla voglia che hanno i Liguri di riprendersi la loro regione. Noi abbiamo degli ottimi candidati, persone oneste che non hanno mai fatto parte della malapolitica, ma hanno fatto invece una politica attiva molto positiva nei loro territori. Persone preparate, esperte e competenti nel loro campo. Se i liguri avranno voglia di riprendersi la loro regione, invece di lasciarla in mano all' Ndrangheta, saremo pronti.»

Quanto accaduto in Liguria sembra aver mostrato palesemente i limiti e le falle dello strumento «primarie»: che possono diventare una sorta di copertura per far eleggere nomi di candidati già concordati in precedenza dai partiti stessi. E' così?
«Che avrebbe vinto la Paita, in Liguria lo sapevano già. Anche noi lo sapevamo, abbiamo chiesto a dei colleghi del Pd e loro ci han detto: «Vincerà la Paita». Le primarie, in questi partiti, sono semplicemente la foglia di fico per mostrare che i candidati vengono scelti democraticamente, ma in realtà il risultato è già scritto prima.»

Secondo lei le cose nel M5S vanno diversamente?
«Assolutamente sì: perché le primarie del M5S sono fatte online, in maniera del tutto trasparente. Anche perché non abbiamo uomini politicamente forti che si portano dietro un'eredità politica ingombrante, con le lobby o la malavita, da cui possono ricavare bacini di voti. E neanche ci servono. Noi abbiamo dei cittadini, che si spendono per il paese per un periodo di tempo limitato e che vogliono fare un servizio civico.»

Una parte del vostro elettorato, però, si lamenta che siate scomparsi dalla scena politica. Cosa rispondete e cosa intendete fare per riguadagnare il terreno perduto?
«In realtà noi stiamo facendo esattamente ciò che ci eravamo prefissati di fare, e che abbiamo sempre fatto. Solo apparentemente siamo scomparsi, perché l'informazione generalista filtra il nostro operato e quello che facciamo «non passa» come dovrebbe. Siamo scomparsi dai mezzi d'informazione, ma non per quanto riguarda la nostra attività sul territorio.»

Quali sono allora i vostri prossimi programmi ed obiettivi? E cosa ci possiamo aspettare dal M5S?
«Innanzitutto la battaglia contro l'euro, e poi la rivoluzionaria battaglia per il reddito minimo garantito. Vogliamo dare almeno 600 euro al mese a tutti coloro che sono senza lavoro, il che taglierebbe finalmente le gambe anche al clientelismo. Gli esempi di Mafia Capitale, ma anche della Liguria lo dimostrano: c'é bisogno di offrire alle persone un mezzo di sostegno, affinché si sottraggano alla necessità di rivolgersi al malaffare.»