14 luglio 2020
Aggiornato 02:30
Associazioni cittadine: no al passaggio sotto le ville palladiane

L'incubo Alta Velocità si ripete a Vicenza

Si torna a parlare di Alta Velocità: a Vicenza si levano le polemiche sulla tratta Verona-Padova, che muterebbe radicalmente l'assetto della città, investendo anche il centro storico, patrimonio dell'UNESCO. Il grillino Enrico Cappelletti interroga il Governo: quali iniziative intende intraprendere per salvaguardare la storia e il territorio del vicentino?

VICENZA - Si rischia una 'Tav 2', a Vicenza, dove i lavori inerenti alla tratta Verona-Padova – inserita nella linea dell'alta velocità Torino-Venezia – comporterebbero un mutamento radicale della città che investirebbe anche il centro storico, patrimonio dell'umanità UNESCO. Si è quindi disposti a barattare l'efficienza dei trasporti della provincia con il disfacimento della storia vicentina? Il sindaco Achille Variati sembra pensare che ne valga la pena. Intanto, a Roma, un'interrogazione parlamentare presentata dal grillino Enrico Cappelletti chiede al Governo di rivedere la situazione. Un salto nel futuro o nel pericolo che si ripercorra la complessa e irrisolta vicenda della Val di Susa?

L'INTERROGAZIONE DI CAPPELLETTI - Nell'interrogazione parlamentare, Cappelletti si rivolge ai Ministri per avere una risposta sulle iniziative urgenti che bisognerebbe prendere per l'approvazione del protocollo d'intesa per la soluzione del nodo di Vicenza, tenendo conto delle «Linee guida operative per l'attuazione della convenzione sulla protezione del patrimonio mondiale culturale e naturale» e procedendo alla verifica imprescindibile dell'impatto che l'invadenza di tali opere porterebbe al bene.

L'INSISTENZA DEL SINDACO - Il primo cittadino di Vicenza insiste sull'urgenza dell'approvazione del progetto e, in sede di Consiglio comunale nella seduta dell'11 dicembre 2014, ha sottolineato il rischio che Vicenza corre di perdere i fondi previsti per la grande opera. Cappelletti e gli altri firmatari, però, chiedono al Governo di chiarire la propria posizione in merito, appellandosi alla dichiarazione del del Ministro delle infrastrutture, in un'intervista del 6 dicembre 2014 al quotidiano il Mattino di Padova, secondo il quale per l'alta velocità «i soldi ci sono, bisogna spenderli». Quello che l'interrogazione parlamentare vuole sapere, quindi, è se siano stati valutati i rischi che deriverebbero da un eventuale ritardo dell'approvazione definitiva del protocollo di intesa per la soluzione del nodo di Vicenza per l'AV.

I CITTADINI VOGLIONO DECIDERE - Nodo fondamentale della questione è anche la totale estromissione dei cittadini da qualsivoglia decisione. Eppure – come conferma l'interrogazione – il lavoro interesserebbe una grossa porzione di territorio: dismettendo quella attuale, quadruplica la linea ferroviaria, e da ovest ad est della città modifica l'assetto di interi quartieri. È previsto, inoltre, l'abbattimento di numerose decine di edifici residenziali e commerciali e la creazione di un tunnel nel monte Berico. Il progetto prevede anche lo spostamento di alcune fabbriche e la progettazione di nuovi insediamenti. Si tratta – a detta dello stesso sindaco – del più rilevante intervento urbanistico, viabilistico e idraulico a cui la città sia mai stata sottoposta. La città, dunque, muterebbe pelle senza che il cittadino possa alzare un dito e dire la sua. È per questo che il senatore chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda intraprendere, nei limiti delle loro competenze, per favorire una reale consultazione pubblica coinvolgendo i cittadini di Vicenza.

LE ASSOCIAZIONI SI MUOVONO - Le associazioni cittadine di 'OUT_Osservatorio urbano territoriale'​ di Vicenza​ ('Civiltà del verde', 'Italia nostra' e Legambiente), però, non ci stanno e alzano la voce: chiedono che il patrimonio artistico-culturale vicentino, oltre che paesaggistico, venga salvaguardato. Anche il centro storico della città subirebbe ingenti modifiche, ma, essendo patrimonio dell'UNESCO, le associazioni sono determinate ad andare avanti: hanno già inviato delle segnalazioni presso gli uffici centrali UNESCO a Parigi nonché al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Nella lettera si sottolinea che le amministrazioni hanno l'obbligo di comunicare al segretariato generale la loro intenzione di intraprendere o autorizzare, in un'area protetta dalla Convenzione, lavori importanti di restauro o nuove costruzioni che possano incidere sull'eccezionale valore universale del bene. Comunicazione, questa, di forte impellenza, poiché bisogna evitare che la situazione diventi ingestibile, qualora venissero prese decisioni difficili da ribaltare. L'UNESCO è chiamato, quindi, ad fiancheggiare le associazioni, coadiuvando nella ricerca di soluzioni idonee per assicurare che l'eccezionale valore universale del bene sia mantenuto.

IL PATRIMONIO DA SALVAGUARDARE - Cosa si cela dietro l'impazienza del primo cittadino di approvare il progetto e dare inizio ai lavori? Secondo la stampa locale si tratterebbe di una mossa strategica volta non tanto a migliorare la qualità dei servizi della città, quanto ad accrescere il prestigio personale, contribuendo, inoltre a consolidare i vantaggi economici di coloro che hanno sostenuto la campagna elettorale di Variati. Se non si trattasse solo di chiacchiere, ci troveremmo di fronte all'ennesimo caso di malagestione della cosa pubblica. Con l'aggravante, però, che non sarebbero solo i soldi pubblici ad andare dissipati, ma un patrimonio culturale del pregio inestimabile.