24 ottobre 2021
Aggiornato 08:30
La Lega contro ogni cedimento alle imposizioni jihadiste

Grimoldi: chi predica l'autocensura si mette in mano dei terroristi

Si riaccende il dibattito sull'autocensura, dopo i drammatici fatti di Parigi. Alcuni tra i maggiori giornali europei e mondiali ritengono, infatti, opportuno non ripubblicare le vignette che hanno infiammato l'ira degli estremisti islamici. Paolo Grimoldi della Lega Nord sostiene che non è giusto «abidicare alle proprie radici, alla storia dell'Occidente in nome dell'immigrazione».

MILANO - «Non ci sto a censurare le idee di nessuno in nome della tranquillità». È un no secco quello dell'onorevole Paolo Grimoldi, della Lega Nord, al dibattito sull'autocensura che si ripropone con forza in queste ore dopo l'accaduto al Charlie Hebdo. L'onorevole Grimoldi commenta la questione a DiariodelWeb.it e afferma: «Io non abdico alla storia dell'Occidente. Questo atteggiamento appartiene alla galassia della sinistra. Se questa sinistra oggi nel nostro Paese ha deciso di abdicare alle sue radici e a quella che è l'identità dell'occidente in nome dell'immigrazione io non ci sto e lo denuncio». In relazione alla scelta di alcuni tabloid americani di censurare le vignette su Maometto, Grimoldi commenta che «Alcuni ambienti americani se ne escano con queste esternazioni più preoccupati dei petroldollari di investimento che non alle loro sincere opinioni», attribuendo quindi la scelta di non salvaguardare la propria cultura a motivazioni meramente economiche.

JE SUIS CHARLIE HEBDO - Quanto successo a Parigi il 7 gennaio risolleva con forza, quindi, la questione delicata e quanto mai attuale dell'autocensura dell'informazione, in modo particolare della satira. Mentre mezza Europa risponde alla sanguinaria aggressione dell'estremismo islamico con un forte e unanime «Je suis Charlie Hebdo», i maggiori tabloid mondiali si dividono sulla pubblicazione o meno delle vignette che hanno infiammato i terroristi.

LA SPACCATURA DEI MEDIA - Una spaccatura nel mondo dell'informazione dal retrogusto amaro. In Gran Bretagna il Daily Telegraph, negli Stati Uniti il New York Daily News, ma anche il New York Times si autocensurano rifiutando di pubblicare sulle proprie pagine le immagini incriminate. L'editore del New York Times, Dean Baquet, commenta la linea presa per il giornale, spiegando di aver preso tale decisione per non offendere i lettori di religione musulmana: «Da tempo seguiamo in principio – scrive Baquet sul suo blog –: c'è differenza tra gli insulti gratuiti e la satira. Molte di queste vignette sono insulti».

IMPAVIDI E CODARDI - «Siamo dei codardi», scrive un commentatore del Times, in una Gran Bretagna in cui nessun giornale ha riprodotto le vignette di Charlie. Dal Financial Times, Tony Barber sposa appieno la linea editoriale adottata dal proprio giornale ritenendo «editorialmente stupida» la scelta del settimanale francese di irritare intenzionalmente il mondo musulmano: «Non il miglior campione di libertà d'espressione», scriveva online Barber prima di ritrattare l'attacco. Dall'altra parte dell'Oceano sul Washington Post si legge: «Non pubblichiamo mai immagini che possano offendere qualunque religione». Bbc e Cnn seguono i big dell'informazione cartacea, mentre solo alcune testate online, come l'Huffington Post e il Daily Best, procedono alla pubblicazione delle immagini.

IL DIRITTO DI SCEGLIERE LA VITA - Intanto Timothy Garton Ash, columnist del Guardian e de La Repubblica, lancia un appello ai giornali e chiede che pubblichino le vignette più 'forti' del Charlie Habdo, «come gesto collettivo in difesa della libertà di stampa». Su La Repubblica, Enrico Franceschini riporta le parole di Stephen Pollard, direttore del giornale britannico Jewish Chronicle, che scrive: «Il mio istinto giornalistico mi dice di pubblicare tutto, ma che diritto ho di rischiare la vita dei miei redattori?».