5 marzo 2021
Aggiornato 16:30
Mozione di sfiducia M5S contro la Ministra

Ciprini contro Guidi: «A Terni ha dimostrato di essere incapace»

Scontro tutto al femminile in Parlamento sull'ormai infinita vertenza Ast: la deputata 5 stelle Ciprini, ieri, si è fatta prima firmataria di una mozione di sfiducia nei confronti del Ministro dello sviluppo economico Federica Guidi. Una mozione pesante, indipendentemente dall'esito dell'incontro di oggi

ROMA - Scontro tutto al femminile, in Parlamento, in merito all'ormai infinita vertenza Ast, con la mozione di sfiducia nei confronti del Ministro dello sviluppo economico Federica Guidi, che vede come prima firmataria la deputata M5S Tiziana Ciprini. Vertenza che va avanti a oltranza e che proseguirà almeno fino a quando non si riuscirà a trovare un accordo accettabile per i sindacati in cerca di una soluzione definitiva alla vicenda. Dopo l'incontro di ieri a Monaco tra ThysseKrupp, proprietaria al 100% delle acciaierie,  e sindacati, il caso torna questa mattina al Ministero con «l'intento - come ha spiegato la Guidi - di andare verso una soluzione positiva che dia uno sbocco a questa vicenda compreso il fatto dell'operatività».  

GUAI IN VISTA PER LA GUIDI - La mozione, presentata nella seduta di ieri, chiedeva alla Guidi di «rassegnare immediatamente le dimissioni», ed è giunta dopo l'approvazione, giovedì scorso in Senato, di altre 6 mozioni, che impegnavano il Governo su diversi fronti nei confronti dell'Ast. Le richieste erano di mantenere aperto il tavolo al Mise, di promuovere l’energia idroelettrica prodotta a Terni quale fonte primaria per Ast, di valutare l’utilizzo del Fondo strategico nazionale, di favorire la gestione della parte commerciale, di valutare l’utilizzo degli strumenti e delle risorse previsti dal programma europeo Horizon 2020 e di completare il tratto viario Orte-Civitavecchia e la realizzazione del potenziamento del collegamento ferroviario con l’Adriatico (raddoppio della Orte-Falconara). Sempre giovedì, il M5S annunciava la mozione di sfiducia nei confronti del Ministro dello Sviluppo economico, giunta, puntualissima, solo quattro giorni più tardi​.

UNA MOZIONE PESANTE - Un «Ministro, figura chiave della compagine governativa ed elemento fondamentale nella società, nell'economia del Paese e nei rapporti politici con tutte le forze parlamentari, è chiamato ad essere e ad apparire trasparente rispetto ai propri atti, coerente ai propri impegni ed ai propri comportamenti», si legge nella mozione; «il Ministro dello sviluppo economico assume un ruolo chiave in tutte le vertenze che riguardano crisi industriali e ha il compito fondamentale di governo dello sviluppo e delle strategie di sviluppo economico del nostro Paese soprattutto in fasi delicate quali quelle odierne e di dare risposte concrete ai problemi del lavoro e all'impresa», hanno proseguito gli interroganti. La mozione descrive nel dettaglio tutti i nodi che avrebbero palesato l'inadeguatezza del Ministro Guidi: dall'incontro del 10 novembre scorso, che, degenerato in un «botta e risposta tra l'amministratore delegato Lucia Morselli e i rappresentanti dei sindacati​​», è stato anticipatamente chiuso e rimandato dalla Ministra, alla protesta dei lavoratori del 12 novembre, che,«infuriati per l'esito dell'incontro» del giorno precedente al Ministero tra Governo, azienda e sindacati, hanno bloccato le strade vicine allo stabilimento, fino ad occupare l'autostrada del Sole. In particolare, il documento giudica «imbarazzante la nota del Ministero dello sviluppo economico, secondo la quale "il nuovo piano industriale è stato presentato dall'amministratore delegato di Ast Lucia Morselli relativo all'impianto di Terni e il tavolo tra Governo, azienda e sindacati è stato aggiornato al 18 novembre prossimo. Nel corso della riunione, l'amministratore delegato Ast, Lucia Morselli ha illustrato le nuove linee guida del piano industriale relativo all'impianto di Terni. Il tavolo si è chiuso per proseguire il confronto in occasione della nuova riunione fissata per martedì prossimo, 18 novembre, alle ore 10"».

OGGI IL GIORNO CRUCIALE - Si arriva, dunque, ad oggi, giorno cruciale. Se da un lato ThyssenKrupp ieri ha infatti garantito che non intende chiudere la fabbrica, ma anzi vuole rilanciarla con soluzioni strutturali e non temporanee, dall'altro sul piano industriale ci sono ancora troppi nodi da sciogliere, in particolare per quello che riguarda i volumi e la garanzia del secondo forno solo per due anni. I sindacati hanno riconosciuto i passi avanti fatti, ma li giudicano ancora insufficienti. Senza contare che l'azienda è bloccata da 25 giorni, e questo è un ulteriore problema da risolvere. «Il Governo - ha detto la Guidi - ha chiesto all'azienda di fare una valutazione rispetto a un piano di investimenti che noi vorremmo fosse quadriennale e quindi anche di mantenimento dell'integrità del sito». Dal canto suo, l'azienda ha chiarito che il periodo di prova di due anni per il secondo forno è legato all'eccesso di produzione europeo e che il rilancio del sito passa per la qualità, non la quantità. Il segretario nazionale della Uilm Mario Ghini ha parlato di oggi come di un giorno importante «per cercare di superare le differenze ancora esistenti sul piano industriale. Siamo convinti che, in particolare sulla verifica a 24 mesi, il Governo debba mettere in atto tutto il suo peso e la sua autorevolezza». Nel caso oggi si arrivi a un'intesa di massima mercoledì i sindacati convocherebbero le assemblee dei lavoratori e giovedì si potrebbe arrivare all'incontro conclusivo.

«​INERZIA DEL GOVERNO»​ E «​INADEGUATEZZA DEL MINISTERO»​ - Ciò non toglie la durezza della mozione presentata dalla Ciprini e da altri 104 deputati: il documento sottolinea che, a fronte del «braccio di ferro operato dall'azienda che fino a poco tempo fa aveva anche sospeso il pagamento dello stipendio spettante ai dipendenti», il Governo e il Ministero non hanno mostrato la sensibilità istituzionale necessaria a «mettere in campo una proposta coerente con l'impegno e l'affermazione della strategicità dell'AST».Per gli interroganti, «la gravità di questi accadimenti è esaltata dal fatto che essi risultano quali ultimi episodi, in ordine di tempo, di una serie che ha messo in luce l'inadeguatezza dell'autorità politica di vertice del Ministero dello sviluppo economico, che ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo abdica alle sue funzioni». Così, apparirebbe evidente «l'inerzia del Governo» e l'inadeguatezza di un Ministro che avrebbe «il compito di operare un intervento deciso, e non può permettere che tutta la vertenza stia sulle spalle dei dipendenti che stanno pagando con alti sacrifici la difesa di un sito industriale strategico e del lavoro». Perentoria la conclusione, che pone la Ministra Federica Guidi in prima fila sul banco degli imputati: «i fatti indicati, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, minano ulteriormente la credibilità del Ministero dello sviluppo economico e pongono un grave pregiudizio sulle sue capacità di svolgere le funzioni a cui è chiamato, nonché sull'opportunità della sua permanenza a ricoprire una carica di primo piano e di piena rappresentanza politica, in particolare in un ruolo così rilevante e delicato». Le dimissioni, secondo la mozione a prima firma Ciprini, apparirebbero quindi come unica garanzia per salvaguardare in extremis la credibilità di un Ministero che non ha saputo trovare una soluzione credibile a una vertenza dai tempi infiniti e dai nodi apparentemente indistricabili. E che al tavolo di oggi si arrivi a un colpo di scena, con un improvviso scioglimento positivo della vicenda, appare alquanto improbabile.