3 giugno 2020
Aggiornato 05:30
Se si andasse a votare nel 2015

Boccia: «Ci vuole un nuovo Congresso»

Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera, non ha dubbi. Nel caso di un ritorno alle urne, sarebbe indispensabile un nuovo Congresso del PD: «Andare al voto prima della fine della legislatura sarebbe il certificato di fallimento di tutta la linea politica del partito».

ROMA - Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera, non ha dubbi. Nel caso di un ritorno alle urne, sarebbe indispensabile un nuovo Congresso del Pd: "Andare al voto prima della fine della legislatura sarebbe il certificato di fallimento di tutta la linea politica del partito".   

IL RITORNO ALLE URNE SIGNIFICHEREBBE IL FALLIMENTO DEL PD - «Spero anch'io come Renzi che si arrivi al 2018 e che si facciamo le riforme. E su questo obiettivo c'è tutto il mio impegno e la mia lealtà quotidiana. Ma se si dovesse decidere all'improvviso che è meglio votare in primavera 2015 o 2016, dev'essere chiaro che diventa inevitabile fare prima un congresso del Pd». Così Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, in un'intervista su Huffington Post. «Andare alle urne prima della scadenza della legislatura sarebbe il certificato del fallimento di questa legislatura in cui il Pd ha espresso due governi, dunque del fallimento di una linea politica. Vorrebbe dire andare a votare senza aver realizzato nulla: zero sulle riforme istituzionali ma zero anche sull'economia. Nel 2015 bene che vada, purtroppo, se non diamo una sferzata alle misure redistributive, sarà certificata la deflazione».

SAREBBE INDISPENSABILE UN NUOVO CONGRESSO PRIMA DEL VOTO - «Nessuno - aggiunge Boccia - ha ricevuto deleghe in bianco. Di fronte al fallimento della legislatura sarebbe indispensabile un nuovo congresso prima del voto. Io farò di tutto perché Fassina, Cuperlo e Civati restino nel Pd; è chi non crede più nel progetto dell'Ulivo che forse dovrebbe andarsene. Il nostro non è nato come un partito personale, e non può diventarlo. Altrimenti non sarebbe più il Pd, sarebbe un replay della Forza Italia del 1994, magari con lo stesso successo». E se Renzi non dovesse accettare un congresso anticipato - si legge nell'intervista - «ricordo che Bersani consentì proprio a lui di fare le primarie prima del voto, modificando lo statuto».

BOSCHI: LA SALUTE DEL PD E' "BUONISSIMA" - Intanto sono arrivate le ultime notizie sullo stato di salute del Pd. I sondaggisti «talvolta sbagliano» e comunque un Pd al 36% sarebbe un «buonissimo risultato»: a sostenerlo è il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, commentando il sondaggio pubblicato ieri da "La Repubblica" che dà il Pd in calo nei consensi sotto il 40%. «Io - ha detto il ministro parlando con i giornalisti a margine della visita a una scuola a Ponticino (Ar) - non commento i sondaggi quando vanno bene e nemmeno quando vanno male. In questo caso credo che avere un partito presumibilmente al 36% sia comunque un buonissimo risultato». Ad ogni modo, ha concluso, «i sondaggi cambiano nel tempo e l'esperienza ha dimostrato che talvolta anche i sondaggisti sbagliano».

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