18 agosto 2019
Aggiornato 17:00
La rivolta dei governatori

Regioni, "Il premier abbassa le tasse con i nostri soldi"

La Conferenza delle Regioni boccia la Legge di Stabilità ieri approvata dal Consiglio dei Ministri. I governatori delle Regioni insorgono, convinti che i tagli alle tasse propagandati dal presidente del Consiglio peseranno molto sui bilanci delle Regioni.

ROMA - La Legge di Stabilità ieri approvata dal Consiglio dei Ministri non ha passato il vaglio delle Regioni. La Conferenza delle Regioni insorge, infatti, contro i tagli previsti dalla manovra di Renzi: tagli che andrebbero a soffocare in modo particolare le economie locali, con possibilità di tasse ulteriori a livello regionale e aumento di ticket. 

TAGLI INSOSTENIBILI - Sergio Chiamparino, presidente della Conferenza delle Regioni, attacca la manovra e dice: "Il governo in qualche modo ha fatto scelte legittimissime e condivisibili, ma non si può fare una manovra economica utilizzando risorse appostate in altri enti». E rilancia, Chiamparino, avanzando una proposta: «Io propongo questo: aumentare di un miliardo i tagli ai ministeri e ridurre di un miliardo i tagli alle Regioni». «Pittosto che ritoccare l'Irap, mi dimetto - continua Chiamparino-. [...] Al taglio prospettato dal governo Renzi di 4 miliardi di euro vanno sommati quelli decisi dai governi Monti e Letta pari a 1,750 miliardi». Per Chiamparino, si tratta di «tagli insostenibili [...] a meno che non si incida sulla spesa sanitaria o che non si cerchino maggiori entrate»

ZINGARETTI: I TAGLI PORTANO AL DISAVANZO - Dal suo profilo Facebook interviene anche il presidnete della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che rincara la dose di Chiamparino, affermando: «E' molto semplice abbassare le tasse con i soldi degli altri. Nei provvedimenti del governo c'è scritto taglio ai trasferimenti alle Regioni, ma significa tagli al trasporto pubblico, alla sanità, alle borse di studio». E, in una conferenza stampa a mrgine della Conferenza delle Regioni, Zingaretti continua: «Con questi tagli molte Regioni rischiano di entrare in disavanzo o di non poter tagliare le tasse, così come nel caso del Lazio. [...] Dobbiamo uscire da un equivoco - ha aggiunto Zingaretti - dietro la parola taglio ai trasferimenti alle Regioni ci sono i tagli al tpl, alla sanità, alle borse di studio». In conclusione, il presidente della Regione Lazio si ribella alla decisione del governo Renzi, perché conseguenza delle richieste di Bruxelles: «Come Regioni siamo chiamati a condividere scelte politiche decise dal Governo, non obiettivi di finanza pubblica chiesti dall'Europa. È facile abbassare le tasse con i soldi degli altri»