22 febbraio 2020
Aggiornato 17:30
La crisi irachena

SEL: «No armi ai curdi, il rischio è la divisione dell'Iraq»

L'invio di armi ai combattenti curdo-iracheni che si contrappongono all'offensiva delle milizie radicali islamiche accentua i rischi di divisione del Paese e in ogni caso potrebbe essere decisa solo attraverso un pieno coinvolgimento del Parlamento e non, come sta accadendo oggi, attraverso una informativa alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.

ROMA - L'invio di armi ai combattenti curdo-iracheni che si contrappongono all'offensiva delle milizie radicali islamiche accentua i rischi di divisione del Paese e in ogni caso potrebbe essere decisa solo attraverso un pieno coinvolgimento del Parlamento e non, come sta accadendo oggi, attraverso una informativa alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. E' questo il contenuto della risoluzione presentata in occasione della seduta comune delle commissioni dai gruppi parlamentari di Sinistra Ecologia e libertà.

Sel condanna «le persecuzioni ed atrocità commesse dai miliziani ISIS verso le popolazioni civili», sottolineando «l'urgenza di una forte iniziativa internazionale nell'ambito delle Nazioni Unite per la protezione dei civili» ma boccia l'annunciata intenzione del Governo di armare i «peshmerga» curdi, iniziativa che «rischia di accelerare il processo di divisione dell'Iraq, e di rafforzare un progetto di Kurdistan iracheno indipendente, con conseguente ulteriore destabilizzazione in tutta l'area».

In ogni caso, Sel ritiene che «la decisione rispetto all'invio di armi da parte del governo italiano debba essere sottoposta ad una discussione circostanziata ed accurata del Parlamento e non ad una semplice informativa ex-post in Commissione, nonché all'approvazione di un atto specifico che autorizzi la cessione di armamenti compatibilmente con le prescrizioni ed i criteri fissati dalla legge 185/90».

Per questo, la risoluzione parlamentare presentata da Sel si conclude con la bocciatura della proposta del Governo di inviare armi alle milizie curde e propone di coinvolgere le Nazioni Unite per inviare una forza di interposizione e di attivare «in quanto presidente di turno dell'Unione Europea la convocazione di una conferenza che veda coinvolti tutti paesi della regione, Arabia Saudita, Iran, Iraq, Turchia in primis, al fine di mettere a punto un approccio regionale alla crisi ed isolare economicamente e politicamente ISIS e le forze jihadiste».