24 settembre 2021
Aggiornato 06:00
Riforme | Legge elettorale

Quagliariello: «Riforma Senato impone modifica Italicum»

Lo scrive Gaetano Quagliariello, coordinatore nazionale del Nuovo Centrodestra, sul suo blog sull'Huffington Post: «L'impianto a doppio turno della legge elettorale deve essere salvaguardato perché determina un vincitore certo, ma alla luce del nuovo Senato diverse correzioni si impongono»

ROMA - «Sono i mutamenti profondi introdotti dalla riforma del bicameralismo a dover guidare la revisione dell'Italicum, assai più dei patti esclusivi fra forze politiche o presunti 'protocolli' siglati all'ora del caffè». Lo scrive Gaetano Quagliariello, coordinatore nazionale del Nuovo Centrodestra, sul suo blog sull'Huffington Post.

«L'impianto a doppio turno della legge elettorale - osserva Quagliariello - deve essere salvaguardato perché determina un vincitore certo, ma alla luce del nuovo Senato diverse correzioni si impongono. Uno: la soglia del 37% per accedere al premio di maggioranza dev'essere alzata, e non di poco. Venuti meno gli argini al possibile strapotere della maggioranza assicurati dal vecchio bicameralismo, infatti, è inconcepibile che chi arriva al 37% in coalizione (magari unendosi a due o tre forze escluse dal Parlamento perché 'sottosoglia'), possa conquistare il governo e, insieme, un'assoluta preminenza nella elezione di importanti organi costituzionali».

«Due: a un Senato di soli 100 membri, destinato dunque a dare rappresentanza solo a un ristretto numero di forze politiche, dovrebbe corrispondere - secondo l'esponente NCD - una Camera che, una volta assicurata la maggioranza di governo e anche una soglia tecnica che eviti una eccessiva frammentazione, garantisca il massimo della rappresentatività possibile. Tre: dalla centralità della coalizione si dovrebbe passare a quella dei partiti, per evitare coalizioni coatte dovute non all'affinità politica ma alla necessità delle forze minori di guadagnare soglie d'accesso meno discriminatorie».

«Insomma - scrive ancora il coordinatore Ncd -, a confrontarsi sarebbero inizialmente i partiti e, se nessuno raggiunge il 50% al primo colpo, si passerebbe a un ballottaggio tra le due forze più votate, con la possibilità tra primo e secondo turno di contrarre alleanze volontarie».

«Infine, con un Senato a elezione di secondo grado, una Camera di nominati comporterebbe una eccessiva (e insopportabile) compressione del potere di scelta degli elettori. L'introduzione delle preferenze diventa dunque una necessità imprescindibile. Dopo la riforma del bicameralismo, il sistema troverebbe così un nuovo centro di gravità, al di là di convenienze momentanee e prepotenze occasionali. Troppo semplice? Troppo razionale? Forse sì, e per questo difficile da far passare. Ma noi ci proveremo. Fino in fondo», conclude Quagliariello.