29 novembre 2020
Aggiornato 23:30
Riforme Costituzionali

Chiti e Romani avvisano Renzi: «Così com'è votiamo no»

Il Senatore del PD: «Così com'è la riforma non la voterei ma penso che con le modifiche si possa dare un voto a favore. Mi batto per superare questo deficit. Le cose si sono già mosse rispetto alla prima versione». Il capogruppo di Forza Italia al Senato: «L'accordo politico ancora non è chiuso e negli emendamenti dei relatori ci sono vari punti per noi importanti che non sono compresi».

ROMA - «Sono stati fatti passi avanti, ma al momento siamo in mezzo al guado». Così il senatore del Pd Vannino Chiti ha commentato in un'intervista a Repubblica le modifiche alla riforma del Senato presentate ieri dai relatori Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli.
«Alcuni degli emendamenti sono molto simili a quanto da noi richiesto. Quindi la prima domanda è: allora non eravamo dei sabotatori?», ha sottolineato il senatore dem che ha guidato una componente del gruppo in dissenso dalla riforma, «sulle competenze ci sono stati passi avanti. Mancano ancora, però, i grandi temi dei diritti civili: libertà religiosa, leggi eticamente sensibili, diritti delle minoranze. E poi il numero dei senatori, che ricalca esattamente il nostro emendamento. Manca però la riduzione dei deputati: su questo punto c'è stato scarso coraggio da parte del governo».
Inoltre secondo Chiti sull'elettività dei senatori «ancora non ci siamo» perciò «la nostra battaglia continuerà alla luce del sole presentando emendamenti in Aula». Perchè «così com'è la riforma non la voterei ma penso che con le modifiche si possa dare un voto a favore. Mi batto per superare questo deficit. Le cose si sono già mosse rispetto alla prima versione», ha concluso Chiti.

ROMANI: PUNTI CONTROVERSI - «Abbiamo la proposta dei relatori, che quasi mai corrisponde al testo finale, e c'è tempo fino a mercoledì alle 12 per i subemendamenti. L'accordo politico ancora non è chiuso e negli emendamenti dei relatori ci sono vari punti per noi importanti che non sono compresi». Paolo Romani, capogruppo di Fi al Senato, in un'intervista alla Stampa stempera l'ottimismo con cui ieri sono stati commentate dal governo e dalla maggioranza le modifiche alla riforma del Senato e del Titolo V.
«E' una trattativa ancora tutta da fare. Come ho detto all'uscita dell'incontro con la Boschi, sono stati fatti passi avanti, come il passaggio del numero dei sindaci da un terzo a un quinto, ma siamo ancora lontani», ha spiegato Romani.
Ci sono infatti ancora punti controversi per Fi: «Non siamo d'accordo con l'idea di un Senato in cui 21 sindaci eleggono il presidente della Repubblica, Csm, Consulta», anche se sull'elezione indiretta ha aggiunto «l'accordo del Nazareno prevedeva un'elezione di secondo grado. Dopodiché, in tutti i gruppi c'è una richiesta di elezione diretta. Noi abbiamo presentato due emendamenti: uno per l'elezione indiretta e uno per quella diretta. Non sapendo come va a finire, visto che i mal di pancia sono tanti...». Infine a proposito di un incontro tra Renzi e­Berlusconi Romani ha concluso: «Non è in agenda, poi vediamo come va a finire. Se ci fosse bisogno non credo si sottrarranno, ma al momento non è in agenda».

MONTI: VERSO SOLUZIONE SODDISFACENTE - «Ci si sta avvicinando a una soluzione più soddisfacente, Mi riservo». Così Mario Monti, ex presidente del Consiglio e senatore a vita con nomina datata nove novembre 2011, ha risposto a chi gli ha chiesto un commento sulla riforma del Senato.
Parlando a margine della prima edizione della Bocconi Alumni American Conference - programma con il quale l'Università (di cui è presidente) e la Bocconi Alumni Association intendono rafforzare e valorizzare il proprio network in giro per il mondo, una community che a oggi conta 94.000 persone (di cui oltre 2.000 nelle Americhe) - Monti ha aggiunto: «Condivido la voglia di finire la stagione della nostra Costituzione per quanto riguarda il bicameralismo paritario tra Camera e Senato. Condivido la volontà di fare della Camera la vera arena politica e democratica. Proprio per questo occorre che il Senato sia un luogo di riflessione che consenta all'arena politica concentrata nella Camera dei deputati di prendere decisioni meditate, consapevoli delle conseguenze di lungo periodo».
Secondo il professore bocconiano «nella proposta iniziale del governo, la composizione del Senato a mio giudizio non soddisfaceva queste esigenze».