18 luglio 2024
Aggiornato 05:00
Governo Letta

Se l'Europa se la ride di Renzi

Quanto la UE si fidi dei buoni propositi dell'Italia lo hanno dimostrato i sorrisetti beffardi di Van Rompuy e Barroso

A volte un battito di ciglia vale più di mille parole. E proprio un battito di ciglia, o meglio un sorrisetto appena accennato, ma ben visibile, costringe il governo a rivedere tutto il capitolo della spending review, (che tradotto dall’inglese vuol dire revisione della spesa pubblica) a partire dall'organizzazione che Palazzo Chigi ha messo in piedi per affrontare il problema.

Perché bisogna rivedere la spesa pubblica? E’ semplice, perché paghiamo un sacco di tasse e se vogliamo pagarne di meno la macchina statale, che assorbe quasi totalmente quello che esce dalle nostre tasche deve costare di meno e funzionare meglio. Quindi la spending review è ineluttabile, un compito al quale gli italiani non si possono sottrarre.

A dirlo è facile, ma a farlo è come prendere a spallate il Monte Bianco. Lo sport nazionale infatti è quello di denunciare l’erba del vicino, facendo bene attenzione, però, a non guardare quella del proprio giardino. Che in pratica vuol dire: quelli che, quando si tratta degli altri, si chiamano privilegi, quando si tratta di rivolgere lo sguardo su noi stessi si chiamano diritti.

Ecco, la difficoltà oggettiva di occuparsi di revisione della spesa pubblica consiste essenzialmente nell’essere capaci di individuare, separare e colpire gli ingiusti privilegi, senza intaccare i sacrosanti diritti. Roba da chirurgia di alta precisione.

Della difficoltà di affrontare la spending review si rese già conto Enrico Letta, che da presidente del Consiglio, nel novembre scorso, ad un signore che si era fatto una fama di sforbiciatore di spese in vari paesi del mondo nel ruolo di direttore degli affari fiscali del Fondo Monetario Internazionale, offrì l'opportunità di venire in Italia a fare, da solo, quello che non è riuscito a decine di governi in oltre cinquanta anni.

Il signore si chiama Carlo Cottarelli e da noi si è subito guadagnato il soprannome di «mister forbici». Ma sapete la prima cosa che ha fatto mister forbici appena è arrivato? Ha  proposto al successore di Letta di dare una bella sforbiciata ai pensionati.

«Ma per prendersela con i pensionati c’era bisogno di scomodare un super esperto del Fondo monetario internazionale», deve aver pensato Matteo Renzi, che ha subito smentito il Commissario alla spesa assoldato dal suo predecessore, dando mandato al fidato ministro del lavoro Poletti di dichiarare che il governo non toccherà le pensioni.

«Quelle di Cottarelli sono solo tabelle, poi a decidere siamo noi», ha poi messo in chiaro Renzi mentre, nello stesso tempo, dava ordini al suo staff di spostare «mister forbici» dall’ufficio al ministero dell’Economia che gli aveva assegnato Enrico Letta, per trasferirlo in una stanza di Palazzo Chigi dove poterlo controllare meglio e impedirgli di fare altri guai.

I vertici dell’Unione europea Van Rompuy e Barroso, parlando delle riforme in corso in Italia hanno sfoderato il solito e irritante sorrisetto, già inaugurato da Sarkozy e la Merkel alla faccia di Berlusconi.

I due signori che governano l’Europa, con gli errori e le miopie che hanno contraddistinto il loro lavoro negli ultimi anni, si dovrebbero solo vergognare dei loro sorrisetti. Ma diciamo le cose come stanno, con i pasticci alla Cottarelli anche noi italiani abbiamo poco da ridere.