18 luglio 2024
Aggiornato 03:00
La protesta degli industriali

Squinzi, Letta e la cultura antindustriale

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi all'Unione Industriale di Torino per tenere a battesimo «la marcia digitale dei 40 mila», una protesta di imprenditori e colletti bianchi «per dire basta e dare il via ad una nuova fase» di rilancio industriale in Italia, ha gelato l'esecutivo Letta: «Buona analisi ma nessuna risposta»

TORINO - «E' stata fatta una buona analisi, ma non sono state date le risposte che ci attendevamo. La politica non è compito nostro: questa manifestazione non è contro un governo o a favore di un altro governo che può venire o meno: è una protesta contro una cultura antindustriale che ormai da qualche decennio è diventata prevalente». Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi all'Unione Industriale di Torino per tenere a battesimo «la marcia digitale dei 40 mila», una protesta di imprenditori e colletti bianchi «per dire basta e dare il via ad una nuova fase» di rilancio industriale in Italia, ha gelato l'esecutivo Letta.

Le proposte avanzate da Confindustria per il rilancio del Paese, ha fatto intendere Squinzi, sono sempre identiche a quelle del gennaio 2013, quando al governo c'era Monti. E infatti Squinzi dal palco dell'Unione Industriale ha sollecitato con amara ironia tutta la classe politica che forse non ha capito. «Vogliamo rendere noto, per chi non lo avesse capito, il disagio delle imprese che oramai dura da più di cinque anni. Il titolo scelto per questa manifestazione, 'Non c'è ripresa senza impresa', è la fotografia esatta di quello che deve essere il nostro futuro. Dateci un Paese normale e vi faremo vedere di cosa siamo capaci».

«La nostra classe imprenditoriale è stata capace di realizzare quel miracolo economico nel dopoguerra che ci ha portato a essere tra le prime dieci potenze al mondo», ha aggiunto Squinzi sottolineando che il settore manifatturiero «è il vero motore del sistema produttivo del nostro Paese».

Per Squinzi la crescita deve essere sostenuta da «un sistema Paese che funzioni». «Per questo - ha proseguito il numero uno di Confindustria - dobbiamo puntare alla modernizzazione delle istituzioni per renderle in grado di decidere: superando il bicameralismo perfetto, riformando il titolo V della Costituzione in modo da riportare al centro le competenze su materie di interessa nazionale, riducendo il perimetro pubblico e proseguendo il processo di liberalizzazione». Per quanto riguarda la pubblica amministrazione, secondo Squinzi occorre riorganizzarla «liberando il paese dalla burocrazia e da regole opprimenti che sono il terreno su cui proliferano corruzione e malgoverno». Il presidente di Confindustria ha sottolineato, infine, che «i procedimenti amministrativi» vanno ricalibrati, «individuando meccanismi di premi e sanzioni per il personale pubblico».