Per il Premier un mercoledì da leoni
Il presidente del Consiglio si appresta a mettere sul tavolo tutte le carte di cui dispone, ma il fuoco di sbarramento di nemici visibili o occulti si fa sempre più fitto
Se oggi mettessimo in fila tutti i nemici che Matteo Renzi si è fatto da quando ha formato il governo un semplice blocco notes non basterebbe, perlomeno ci vorrebbe una Moleskine.
Gli ultimi colpi portano la firma di un detrattore del tutto insospettabile. Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl è infatti sceso in campo per ammonire il presidente del Consiglio che se crede di fargli un favore cercando una intesa con Landini della Fiom per mettere in difficoltà Susanna Camusso si sbaglia di grosso.
Renzi non sembra tipo da scomporsi più di tanto davanti agli intrighi e ai tranelli della politica, anzi ha dimostrato di trovarcisi pienamente a suo agio, ma è molto probabile che il colpo sotto la cintola sferrato da Raffaele Bonanni lo abbia colto di sorpresa.
Le ragioni della imprevedibilità dell’attacco proveniente dal leade della Cisl sono presto spiegate: sono anni che la Cisl e la Uil firmano contratti nel pieno dissenso della Cgil e solo raramente la «triplice» in questo periodo ha ritrovato l’unità di un tempo.
Inoltre tutti i tentativi di Bonanni e Angeletti di portare Susanna Camusso su posizioni più dialoganti con la Confindustria e con i governi che si sono succeduti sono state finora respinte con forza al mittente da Corso d’Italia.
Questo il quadro prima dell’avvento di Renzi. Il quale, proprio in questi giorni si è spinto dove non aveva osato nemmeno Berlusconi, attaccando frontalmente la segretario della Cgil, e arrivando perfino a dirle in faccia che mai e poi mai lui si iscriverebbe al sindacato che una volta veniva definito «cinghia di trasmissione della sinistra».
Che cosa ci si poteva aspettare da Raffaele Bonanni? Che si godesse, stando alla finestra, lo spettacolo di un duello che può solo rendere più debole Susanna Camusso all’interno del suo partito di riferimento, visto inoltre che a dare una mano al premier ci è messo anche un altro antagonista interno alla Cgil e cioè Maurizio Landini.
E invece Bonanni ha tirato tutte e due le orecchie a Renzi come farebbe un padre che vuol rimettere in carreggiata un figlio dedito a cercare di risolvere i problemi ricorrendo a scorciatoie e trucchetti dai quali il genitore ritiene che ci si possa invece aspettare unicamente che provochino danni ben superiori di quelli che si vuole saltare a piè pari.
«Se Renzi intende ingaggiare una sfida con una organizzazione come la Cgil sbaglia, al di là delle posizioni che ognuno può avere. Sbaglia , perché il ruolo che svolge lui non deve portarlo a fare questo. Un presidente del Consiglio dovrebbe avere più cautela», questo il severo richiamo al presidente del Consiglio dal leader della Cgil, il quale ha anche rincarato la dose affermando che questa vicenda del triangolo fra il premier, Landini e la Camusso «è inquietante, perché con i problemi che abbiamo, più che dividerci dovremmo cooperare tutti e il primo a doverlo fare è il presidente del Consiglio. Se ci si mette pure lui a provocare risse, stiamo freschi».
La sberla di Bonanni arriva inoltre proprio alla vigilia di quel giorno cruciale, fissato per mercoledì prossimo, in cui il premier dovrà convincere nemici, amici, finti alleati e finti amici della percorribilità delle sue promesse.
Berlusconi, intanto ha mandato allo scoperto Daniela Santanchè con il mandato di rilasciare una delle analisi politiche che l’hanno resa famosa nel panorama politico italiano: «Renzi non ha le palle», ha sentenziato l’autorevole esponente della quota rosa dei moderati italiani.
Dal Pd invece l’economista Stefano Fassina ha ritenuto utile fare da megafono ad una domanda che in questi giorni ricorre in tutte le discussioni che si svolgono nei bar della penisola: «Ma i soldi Renzi dove pensa di prenderli?».
Inoltre il suo mercoledì da leoni Matteo Renzi dovrà viverlo in un Parlamento dove le donne di ogni credo e fede favorevoli alla parità di genere vestono provocatoriamente di bianco, la grillina Lombardi veste provocatoriamente di nero, la presidente Boldrini indossa provocatoriamente una sciarpa bianca, e il ministro per i rapporti per il Parlamento, Maria Elena Boschi è vestita provocatoriamente di verde.
Metteteci pure che Grillo ha cominciato ad invocare il Regno delle due Sicilie e, perché no? anche il ritorno del Papa re, e avrete l’esatta misura di quanto sarà alta l’onda che Matteo Renzi dovrà cavalcare nel suo mercoledì da leoni.
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