20 febbraio 2020
Aggiornato 11:00
Politica estera | La crisi dei marò

«I marò restano in Italia»

E' la svolta annunciata ieri dalla Farnesina con un comunicato secondo cui il Governo italiano ha reso noto al governo indiano che, «stante la formale instaurazione di una controversia internazionale tra i due Stati, i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non faranno rientro in India alla scadenza del permesso loro concesso»

ROMA - I marò restano in Italia: è la svolta annunciata oggi dalla Farnesina con un comunicato secondo cui il governo italiano ha reso noto al governo indiano che, «stante la formale instaurazione di una controversia internazionale tra i due Stati, i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non faranno rientro in India alla scadenza del permesso loro concesso».

I due militari sono accusati di avere ucciso due pescatori indiani al largo delle coste indiane in circostanze mai chiarite, e per questo erano detenuti in India dalla metà di febbraio del 2012, costretti a subire un lunghissimo e complicato processo in cui sono state coinvolte le autorità dello Stato indiano del Kerala e quelle centrali di Nuova Delhi a vari livelli. Dopo un primo permesso concesso dall'India per passare le feste natalizie in Italia, i due sono tornati regolarmente nel paese asiatico, e hanno poi ottenuto un secondo permesso per venire a votare nelle elezioni parlamentari.

Questa volta, però, non torneranno in India: «Su istruzioni del ministro degli Esteri Giulio Terzi, l'ambasciatore d'Italia a New Delhi Daniele Mancini ha consegnato oggi alle autorità indiane una nota verbale», ha annunciato la Farnesina in un comunicato diramato alle 17 di oggi.
Nel comunicato si spiega la ragione di fondo della decisione del governo di Roma: «L'Italia ha sempre ritenuto che la condotta delle autorità indiane violasse gli obblighi di diritto internazionale gravanti sull'India in virtù del diritto consuetudinario e pattizio, in particolare il principio dell'immunità dalla giurisdizione degli organi dello Stato straniero e le regole della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (Unclos) del 1982». Da queste due norme, argomenta l'Italia, si deduce che i due militari - che scortavano una nave in missione anti-pirateria - non possono essere processati in India.