11 luglio 2020
Aggiornato 21:30
Presentati i nuovi dati dello studio Sentieri

«La salute dei residenti di Taranto è compromessa»

Il ministro della salute Balduzzi ha presentato il Rapporto «Ambiente e salute a Taranto: evidenze disponibili e indicazioni di sanità pubblica» in conferenza stampa all'Ospedale SS. Annunziata della città pugliese. Sono intervenuti anche i responsabili dello studio, promosso dal Ministero della Salute e coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità

ROMA - «Emerge con chiarezza uno stato di compromissione della salute della popolazione residente a Taranto». Lo sottolinea il ministero della Salute presentando i dati aggiornati dello studio Sentieri. Il ministro della salute Balduzzi ha presentato il Rapporto «Ambiente e salute a Taranto: evidenze disponibili e indicazioni di sanità pubblica» in conferenza stampa all'Ospedale SS. Annunziata della città pugliese. Sono intervenuti anche i responsabili dello studio, promosso dal Ministero della Salute e coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità.
Il Rapporto contiene l'aggiornamento agli anni 2003-2009 dello Studio Sentieri relativo all'area di Taranto, i dati dell'analisi della mortalità, del biomonitoraggio e del rischio sanitario connesso alla qualità dell'aria.
In sintesi, «dai risultati presentati emerge con chiarezza uno stato di compromissione della salute della popolazione residente a Taranto». E - sottolinea il ministero che ha pubblicato i dati sul sito - «questo quadro è coerente con quanto emerso dai precedenti studi descrittivi ed analitici di mortalità e morbosità, in particolare la coorte dei residenti a Taranto nella quale, anche dopo avere considerato i determinanti socio-economici, i residenti nei quartieri di Tamburi, Borgo, Paolo VI e nel comune di Statte mostrano una mortalità e morbosità più elevata rispetto alla popolazione di riferimento, in particolare per le malattie per le quali le esposizioni ambientali presenti nel sito possono costituire specifici fattori di rischio».

I custodi: l'azienda paghi subito 8 milioni per i monitoraggi - Lo scorso 15 ottobre i tre ingegneri nominati custodi giudiziari dell'area a caldo di Ilva, sequestrata lo scorso 26 luglio, hanno inviato due relazioni tecniche alla procura, alla direzione dell'Ilva ed alla Commissione Ippc del ministero per l'Ambiente incaricata di rivedere l'Aia, contenenti interventi e costi dei primi urgenti interventi da avviare all'interno delle aree sequestrate, per interrompere le emissioni pericolose.
I custodi chiedono all'Ilva subito otto milioni di euro per le apparecchiature di monitoraggio da mettere in funzione in dieci mesi. Si tratta dei sistemi di videosorveglianza nell'area a caldo e di registrazione del fenomeno di slopping: costo 1,8 milioni, tempo di realizzazione otto mesi; ( i custodi sottolineano che la direzione dell'Ilva «ha dato la disponibilità a procedere all'acquisto e all'installazione dei sistemi», riscontrando però «a tutt'oggi, di fatto, una stasi delle attività») del sistema di monitoraggio delle emissioni diffuse e del campionamento in continuo delle diossine: costo 1,7 milioni, sei mesi per l'installazione e quattro di test. Quattro milioni e mezzo, invece, il costo del sistema di monitoraggio e controllo delle emissioni intorno al perimetro dello stabilimento. Tempi di realizzazione: dieci mesi fra installazione e test.

Avviare immediatamente monitoraggio e copertura parchi - Nelle loro relazioni, i custodi giudiziari, ingegneri Barbara Valenzano, Claudio Lofrumento ed Emanuela Laterza, hanno disposto che la direzione provveda ad avviare immediatamente «la progettazione definitiva-esecutiva della riduzione, delocalizzazione e copertura dei parchi minerari e che si attivi affinché il cda accantoni, immediatamente le somme necessarie».
I tre ingegneri hanno disposto anche che la direzione provveda «ad horas alla definizione di un progetto definitivo-esecutivo per la copertura dell'area gestione rottami ferrosi e dei relativi apparati tecnologici di aspirazione e trattamento delle emissioni» e che il cda «renda disponibili, immediatamente, le somme necessarie».
Inevase, si legge nella relazione, risultano le spese, già approvate dal cda di Ilva e comprese nell'investimento di 146 milioni già stanziato dal siderurgico, per i sistemi di monitoraggio e controllo delle emissioni diffuse e delle diossine del camino E312, sistema quest'ultimo, che doveva essere già realizzato per il 23 agosto scorso.