23 ottobre 2019
Aggiornato 18:00
Trattative ferme

Legge elettorale, tra Pd e Pdl è scaricabarile

Le trattative sulla riforma della legge elettorale sono ferme. Contatti, alla vigilia dell'ennesima riunione del Comitato ristretto incaricato di mettere a punto un testo che archivi il famigerato Porcellum, non ce ne sono stati e a usare la parola «stallo» è lo stesso presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, Carlo Vizzini. Domani vertice Grazioli

ROMA - Le trattative sulla riforma della legge elettorale sono ferme. Contatti, alla vigilia dell'ennesima riunione del Comitato ristretto incaricato di mettere a punto un testo che archivi il famigerato Porcellum, non ce ne sono stati e a usare la parola «stallo» è lo stesso presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, Carlo Vizzini. Quello a cui si assiste è una guerra di accuse reciproche tra Pdl e Pd, con il partito di Silvio Berlusconi che scarica le responsabilità dell'impasse su quello di Pierluigi Bersani e viceversa. «Se non c'è un accordo preventivo si vada in Aula comunque», è la proposta di Pier Ferdinando Casini secondo cui «deve finire questo giochetto allo scaricabarile».

Vizzini: C'è ancora tempo per fare la riforma - «Era già una mia idea», osserva Vizzini, precisando però che l'ipotesi paventata oggi dal leader Udc si può concretizzare se la conferenza dei capigruppo del Senato decide di calendarizzare la riforma elettorale per l'Aula. L'impulso dunque potrebbe arrivare da Renato Schifani ma per ora non si hanno notizie in tal senso. La seconda carica dello Stato tornerà ad occuparsi della questione domani quando riceverà Vizzini alle 12. Il presidente della commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama lo ragguaglierà sullo stato dell'arte e sui nodi che dividono i partiti. Due, sempre gli stessi: «Il primo, il premio di governabilità ed il secondo, il metodo di scelta dei parlamentari, che è il cuore della legge», ha spiegato Vizzini che dopo l'incontro col presidente del Senato farà lo stesso davanti alla Commissione convocata alle 16 in seduta plenaria. Mezz'ora prima della riunione del Comitato ristretto che, con ogni probabilità, si concluderà con un nuovo rinvio. Anche se Vizzini fa sapere che non potrà convocarne a oltranza: «Posso convocarne un altro la prossima settimana se i partiti mi dicono che ci sono trattative in corso» dopodiché «la questione potrebbe essere spostata in plenaria». Di certo, assicura, «non posso liquidare la questione chiudendola in un cassetto» anche perché «c'è ancora tutto il tempo di fare la riforma elettorale».

Domani vertice a Palazzo Grazioli - Qualche novità, tuttavia, domani potrebbe arrivare dal vertice del Pdl a Palazzo Grazioli: si attende una mossa del partito di Berlusconi che potrebbe smuovere le acque. Oppure, si ragiona in casa Udc, a cambiare le cose potrebbe essere un nuovo monito di Giorgio Napolitano che domani torna sulla scena politica dopo la pausa estiva partecipando a Merano alla cerimonia per il quarantennale della statuto autonomo di Trento e Bolzano. I partiti si aspettano un suo intervento. Se non domani, a breve.

Attivissimo sul tema è il leghista Roberto Calderoli, padre del Porcellum, che oggi alla Camera incontrando i cronisti ha spiegato di essere impegnato in consultazioni con i partiti per sondare le ipotesi di riforma, magari su un modello di tipo tedesco: «Stiamo assistendo a una sceneggiata dove si finge, da una parte e dall'altra, che il confronto stia producendo qualcosa. Invece siamo sostanzialmente fermi al punto di partenza. O tutti fanno un esame di coscienza e mettono da parte i modelli che portano un vantaggio al proprio partito o, altrimenti, non si va da nessuna parte».

Massimo D'Alema è pessimista - In realtà più il tempo passa più il rischio che si torni al voto con l'attuale legge elettorale o al massimo con una versione leggermente ritoccata diventa concreto. Una riforma di portata più grossa, per esempio un modello ispano-tedesco su cui prima dell'estate Pd e Pdl erano sembrati convergere, necessiterebbe di tempo per ridisegnare i collegi. Massimo D'Alema è pessimista: «Abbiamo tentato in diversi momento, ma purtroppo con Berlusconi non è stato possibile. Dobbiamo tentare, ma ci confrontiamo con un interlocutore che ogni settimana cambia opinione». Per D'Alema, «Berlusconi non è neppure sfiorato dall'idea che bisogna fare una legge elettorale per avere una democrazia più forte, lui fa il calcolo di quello che gli conviene sulla base dei sondaggi che fa fare settimana per settimana. Il risultato è che non riesci neanche a prendere delle decisioni».