21 aprile 2021
Aggiornato 09:00
Il Governo e la «strana maggioranza»

Monti disinnesca la mina Fornero: Ora avanti fino al 2013

L'obiettivo è arrivare fino alla scadenza naturale della legislatura, e arrivarci con un po' più di «serenità» rispetto alle ultime tormentate settimane. La Maggioranza garantisce l'appoggio, il Premier rinuncia a intervento

ROMA - L'obiettivo è arrivare fino alla scadenza naturale della legislatura, e arrivarci con un po' più di «serenità» rispetto alle ultime tormentate settimane. Incassato l'esito positivo del Consiglio Europeo, Mario Monti si presenta in Parlamento per riferire del successo di Bruxelles, e contemporaneamente disinnesca le ultima 'mine' che avrebbero potuto agitare i rapporti con la maggioranza da qui alla pausa estiva: innanzitutto la mozione di sfiducia contro Elsa Fornero in votazione domani alla Camera, poi il calendario fittissimo di decreti da convertire in legge, infine la spending review che vedrà - tra giovedì e venerdì - il varo in Cdm del secondo decreto.

IL PREMIER RINUNCIA ALL'INTERVENTO - Sul primo punto, una lunga riunione alla Camera con i capigruppo di maggioranza serve a schiarire il clima, tanto che il premier sembra aver rinunciato ad un'idea accarezzata per tutto il pomeriggio, quella di intervenire alla Camera in difesa del ministro del Welfare. Per dire quanto avrebbe già detto oggi ai capigruppo: ovvero che i 'fiori all'occhiello' del governo sono la riforma delle pensioni e quella del lavoro, che entrambi sono targate Fornero, e che una sfiducia individuale al ministro sarebbe stata nè più nè meno una sfiducia all'intero esecutivo. Un ragionamento che avrebbe trovato ascolto nei presidenti dei gruppi parlamentari, ai quali il premier avrebbe chiesto di sostenere pienamente - nei loro interventi in Aula - l'operato del governo. Assicurazione ottenuta, e dunque - complice anche problemi di procedura parlamentare con Giarda 'costretto' a parlare in serata in Aula - accantonato l'intervento.

PIÙ COMPLICATO IL DL TAGLIA-SPESE - Anche sul calendario dei lavori si sarebbe trovata un'intesa di massima, con l'imminente decreto sulla spending review che dovrebbe avviare il suo iter lunedì 9 dalla Camera. Più complicato il merito del dl taglia-spese. Contro le ipotesi affacciate oggi negli incontri con le parti sociali e gli enti locali, sia i sindacati che le Regioni. I primi sul piede di guerra contro gli interventi sul pubblico impiego, le seconde preoccupatissime per i tagli al Fondo sanitario nazionale e al trasporto pubblico locale. Tanto che quando inizia a circolare una bozza del decreto, palazzo Chigi smentisce immediatamente aprendo anche uno spiraglio: «Il provvedimento è ancora in corso di stesura, in virtù degli incontri intercorsi in data odierna con le parti sociali e gli enti locali e alla luce del confronto con i Ministeri interessati». Come a dire, nella stesura terremo in parte conto delle osservazioni sollevate. Anche dagli stessi «ministeri interessati», visto che più di un ministro appare in difficoltà per l'entità dello sforzo richiesto.

MONTI: NON USEREMO L'ACCETTA - Del resto, già stamattina Monti aveva provato a rassicurare: «Non è una manovra, ma sono misure strutturali», «non ci saranno tagli lineari con l'accetta», «individueremo le priorità da salvaguardare». Parole pronunciate davanti a parti sociali ed enti locali, ma rivolte chiaramente anche ai partiti. Con i quali - spiega una fonte di governo - sono in corso da tempi contatti, che «non è escluso» possano prendere la forma di incontri - ovviamente separati - con Alfan, Bersani e Casini.