25 settembre 2020
Aggiornato 09:00
Polemiche dopo le proteste dell'ABI

Liberalizzazioni, PD: L'emendamento sulle banche è giusto

Finocchiaro: Lo avrebbe già potuto fare un maxiemendamento Governo. Vendola: La montagna ha partorito il topolino. Di Pietro: La protesta delle banche è solo una furbata. Gasparri: Su commissioni bancarie il PD dica la verità

ROMA - «L'emendamento su cui oggi si discute è del Pd e il nostro partito rivendica pienamente l'obiettivo di quella norma colla quale si è cercato di risolvere un problema che sta a cuore a moltissimi cittadini: la poca trasparenza delle commissioni applicate da alcune banche per la concessione di una linea di credito». E «se ora si tratta di ripristinare la forma e lo spirito originali dell'emendamento, il Pd è disponibile ad un dialogo positivo col governo e le altre forze politiche per ricercare una soluzione, ma sempre nel rispetto della tutela degli interessi dei consumatori, delle imprese e delle tantissime banche che operano in trasparenza». Lo ha dichiarato la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, a proposito dell'emendamento approvato nel dl liberalizzazioni che ha suscitato la protesta dell'Abi.
«Nel testo approvato in Commissione Industria votato da tutte le forze politiche che sostengono il governo, incluso il Pdl, e con il parere favorevole dello stesso esecutivo - ha ricostruito Finocchiaro - è saltata una riga nella trasmissione del testo con il risultato che la norma non limitava l'applicazione ai soli istituti non trasparenti ma estendeva la misura a tutti gli istituti, anche a quelli virtuosi che applicano procedure corrette. Accertato l'errore, la sera del 29 febbraio, il relatore Bubbico l'ha reso immediatamente pubblico chiedendo che nel maxiemendamento il testo fosse aggiustato. Nonostante quindi che l'errore fosse stato tempestivamente segnalato, che il tempo per la correzione ci fosse e che il testo fosse sotto gli occhi di tutti, ciò non è avvenuto».

Vendola: La montagna ha partorito il topolino - «La montagna ha partorito un topolino. C'è stata un'enfasi pubblicitaria intorno a questo decreto quasi imbarazzante». Così il presidente di Sel, Nichi Vendola, questo pomeriggio a Palermo per sostenere la candidata alle primarie del centrosinistra Rita Borsellino, risponde ai cronisti che gli chiedono un commento sul decreto liberalizzazioni.
«Annunciare il decreto sulle liberalizzazioni come propedeutico per lo sivluppo del Paese - ha detto Vendola - mi pare un cedimento al passato pubblicitario che ha infestato l'Italia».

Di Pietro: La protesta delle banche è solo una furbata - La norma finita nel dl liberalizzazioni sulle commissioni bancarie «è anche troppo poco» per Antonio Di Pietro. Secondo il leader dell'Idv, «è strumentale il fatto che le banche si lamentino, è una furbata bancaria per far credere che sono state danneggiate, mentre sono state favorite».
«Noi avevamo proposto che i 150 mld di prestiti della Bce finissero nell'economia reale e non nella speculazione delle banche - ha aggiunto - ma la proposta è stata bocciata».
«Il sistema bancario fa finta di lamentarsi per la lavata di faccia decisa dal governo Monti nei loro confronti - ha concluso - per non far riflettere sui grandi vantaggi ottenuti».

Gasparri: Su commissioni bancarie il PD dica la verità - «Consiglierei agli esponenti del Pd di dire la verità sulla questione dell'emendamento sulle banche approvato al Senato». Lo ha dichiarato il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri.
«Ho visto alcuni rappresentanti del partito di Bersani - ha denunciato- dire candidamente clamorose bugie in televisione. L'emendamento riguardante le commissione bancarie era il numero 27.0.8 della senatrice Fioroni del Pd. E' stato approvato con giubilo di esponenti dello stesso partito riscontrabile sulle agenzie di stampa del 28 febbraio. Successivamente si è si è detto che era saltata una frase nel maxiemendamento. Ovviamente non è così e la cosa risulta con chiarezza dalle carte. Nello stesso tempo credo che sia utile che l'Abi abbassi i toni della polemica. Mentre le banche ottengono in prestito dalla Bce al tasso dell'1 per cento ingenti somme che possono comodamente investire in Bot a tassi largamente superiori, le banche dovrebbero dare più attenzione al sostegno alle imprese ed alle famiglie, che non a queste polemiche. Le dimissioni plateali sono state una scelta spettacolare ma francamente esagerata. Sarebbe bene ridimensionare questi comportamenti ed esaminare la vicenda nel suo merito. Si è trattato di uno scontro all'interno della sinistra, politica parlamentare e non solo. Siamo ovviamente disponibili ad un chiarimento».

Cicchitto: Su norma banche serve senso della misura - «I giornali parlano di irritazione del Governo e dei banchieri per l«errore' commesso dal Parlamento, in sede Senato, nella stesura di un emendamento. Già il Gruppo del Pdl del Senato ha chiarito come sono andate le cose. In ogni caso vale il motto est modus in rebus. Di errori nella stesura di decreti leggi e di altro da parte di questo Governo ne abbiamo visto più di uno ed esso è stato corretto o eliminato con la buona volontà e talora con la discrezione di tutti, anche perché episodi di questo tipo sono inevitabili sia oggi, sia ieri». Lo dichiara in una nota Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl.

«Avvenire»: Le banche ora pensino ai cittadini - Servono «lezioni di stile», secondo Avvenire, che dedica un corsivo così intitolato alla protesta delle banche per una controversa norma introdotta da un emendamento al decreto liberalizzazioni sull'apertura delle linee di credito.

Cardinale Betori: Le banche non possono tirarsi fuori - «Le banche fanno parte della società, non possono tirarsi fuori». Lo ha detto il cardinale Giuseppe Betori, ai giornalisti che chiedevano un commento sull'editoriale di Avvenire che invita le banche a occuparsi di più delle famiglie. «Siamo di fronte a un problema di tutti, che è la crisi di uno Stato non più in grado di mandare avanti da solo la società. O la società si riprende i pezzi che le spettano nella responsabilità e nel fare le cose, e le banche fanno parte della società, non possono tirarsi fuori, oppure -ha concluso Betori- non abbiamo futuro come comunità e occidente».