15 ottobre 2019
Aggiornato 18:00
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L'Italia è un Paese di «cervelloni» e si dovrà pur fare qualcosa

C'è un'Italia che continua a muoversi ed è al 10° posto n Europa nella top ten dei Paesi che brevettano di più, con 4166 richieste (nel 2016)

L'Italia è un Paese di «cervelloni» e si dovrà pur fare qualcosa
L'Italia è un Paese di «cervelloni» e si dovrà pur fare qualcosa Shutterstock

TORINO - Le nostre università sono tra le migliori al mondo. Un Made in Italy fatto di ricercatori che fa bene a tutto il pianeta: nei primi dieci posti al mondo  figurano infatti ben tre facoltà di chimica farmaceutica appartenenti al nostro Paese, giusto per fare qualche esempio. Si tratta degli istituti degli atenei di Firenze, al primo posto in assoluto, di Napoli Federico II al quarto e della Sapienza all’ottavo. A Genova, e forse in pochi lo sanno, esiste da tempo una delle università più incredibili del pianeta. E’ l’EMARO, il corso di laurea internazionale in robotica di Genova, tutto in lingua inglese, finanziato grazie al supporto dell’Unione Europea. Un corso di laurea, direi, tra i migliori al mondo dato che si districa tra quattro sedi in Europa (quelle che hanno fatto domanda e ottenuto i fondi dall’UE - Nantes, Varsavia, Valencia e Genova) e permette agli studenti di diversificare il percorso di studi frequentandolo in sedi diverse e magari decidere di laureasi alle Università di Shanghai o Tokyo, affiliate del progetto Emaro. Al quale, anche a Genova, arrivano studenti da tutto il mondo. Se da una parte mancano i capitali di rischio e il Belpaese arranca nei confronti anche soltanto del resto d’Europa, i nostri percorsi di studi, scattano la fotografia di un’Italia capace di competere con il resto del mondo.

Un Paese di brevetti
E i numeri, se vogliamo affidarci a dati concreti, ci danno ragione. Perché c’è un’Italia che continua a muoversi, di sottecchi, silenziosamente e conferma il suo 10° posto in Europa nella top ten dei Paesi che brevettano di più, con 4166 richieste (nel 2016). Mentre il Vecchio Continente - che  l’anno scorso aveva oltrepassato la soglia delle 160.004 applications – tiene, ma cede qualche decimale, assestandosi, nel 2016, a quota 159.353 domande (-0,4% sull’anno scorso). Secondo gli ultimi dati di Epo (European Patent Office, l’organismo che gestisce le domande di brevetto), il 3% delle domande di brevetto europeo proviene dall’Italia, paese con il tasso di crescita più elevato.

Una storia dalla Lombardia
A farla da padrone, in un’Italia che da sempre resta connotata da un’ampia frammentazione all’interno del Paese stesso, è la Lombardia, con il 35% di tutte le richieste italiane nel 2016 (rappresentava il 33% nel 2015) seguita da Emilia Romagna (16% contro il 15% precedente) e Veneto (13%). Ed è proprio da Milano, per esempio, che arriva anche la storia di Renato Ostuni, 34 anni, una laurea in biotecnologie all’Università pubblica Bicocca di Milano, un dottorato, sempre in Bicocca, e un ‘post dottorato’ di 5 anni allo IEO. Oggi dirige l’equipe di ricerca di «Genomica del Sistema Immunitario Innato» al SR- Tiget, Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica, joint venture tra IRCCS Ospedale San Raffaele e Fondazione Telethon. Un percorso interessante il suo, tanto per i successi raggiunti, quanto per il fatto che questi siano stati raggiunti nel nostro Paese, ormai conosciuto anche all’estero per la cosiddetta ‘fuga di cervelli’. Renato, invece, nel Belpaese c’è rimasto per volontà, perché qui ha tra trovato le migliori opportunità per se stesso: «Il meglio, per me, è stato rimanere in Italia». Tanto da essere uno dei 43 ricercatori italiani, dei quali solo 3 lavorano in Italia nel settore «Life Sciences», a vincere l’«ERC Starting Grant» 2017, il più prestigioso finanziamento in Europa per giovani ricercatori all’inizio della loro carriera indipendente, finanziato dal Consiglio Europeo della Ricerca (European Research Council) per un valore di 1,5 milioni di euro in 5 anni.

Tanti brevetti nei trasporti
Se si guarda a dove si concentra la creatività e lo spirito di iniziativa, in Italia i trasporti (+38%) guidano la classifica nazionale (in risalita dalla terza posizione dello scorso anno, che include molte richieste dal settore automobilistico). Al secondo posto, (+16% sul 2015) c’è il settore movimentazione (imballaggi, palette, sistemi di trasporto, containers) e a seguire macchinari speciali (+10%) e tecnologia medicale (+10 per cento).

Gli spin-off fatturano di più
Non c’è dubbio, tuttavia, che l’Italia sia una nazione di ‘cervelloni’, anche sul fronte startup. In particolare dal 2000 PNICube ha visto la creazione di 1.200 spin-off, 640 dei quali hanno partecipato al Premio Nazionale per l’Innovazione, con un fatturato medio di 220mila euro che, confrontandolo con quello delle startup (fatturato medio 152mila), risulta superiore del 25%. Perché se ne vanno? Perché, come sempre, mancano i fondi. Che nella maggior parte dei casi non permettono ai ricercatori di garantire degli stipendi dignitosi al proprio team. Quelli statali sono esigui, non sono sufficienti per mantenere un laboratorio e hanno una tempistica spesso aleatoria. Invece, la chiave di volta per sviluppare la ricerca accademica e colmare il divario con la sua applicazione clinica potrebbe essere l’integrazione tra finanziamenti da parte di enti pubblici, no-profit e partnership industriali. Quanto ai fondi d’investimento, la soluzione potrebbe essere alle porte: entro la metà del 2018 dovrebbero essere operativi (scusate, ma il condizionale è d'obbligo), 4 o 5 fondi chiusi di seed e venture capital dedicati alla ricerca pubblica e alle università. Questo grazie alla lungimiranza della Cassa Depositi e Prestiti (CDP) che a dicembre scorso ha dato vita ad un accordo di investimento con il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI).

Uno sguardo sul mondo
A livello globale, biomedicale e tecnologia medica (12.263 richieste -2,1%), Tlc (10.915, -1,2%) e Ict (10.657, +2,9%) sono i comparti in testa alla classifica dei brevetti, i settori dove si concentra la maggior parte delle domande internazionali. Guardando la mappa del mondo, i primi per domande di brevetti sono gli Usa (40.076) ma in flessione (-5,9% sul 2015).Seconda, tiene la Germania (25.086, +1,1%) e calano sia Giappone (21.007, -1,9%) che Francia (10.486, -2,5%). Poderosa crescita, invece, per Cina (7,150 domande presentate nel 2016, in crescita del 24,8%) e Corea del Sud(6.825, +6,5%). In media il volume delle richieste originate dai 38 Paesi membri di Epo (Paesi europei, anche extra Ue, più la Turchia) si è confermato stabile: -0,2 per cento.

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