5 dicembre 2019
Aggiornato 23:00
Internet

Privacy, 25 mila utenti fanno causa a Facebook

Depositata al tribunale di Vienna una maxi class action avviata da un attivista locale. Le accuse al social network sono quelle di tracciare i dati personali dei propri utenti, pratica proibita dalla legge europea

VIENNA (askanews) – È stata depositata ieri al Tribunale di Vienna una maxi class action contro Facebook, accusato da 25 mila utenti di una serie di violazioni della privacy. Max Schrems, 27 anni, laureato in legge e attivista per la protezione dei dati, insieme ad altre migliaia di iscritti al social network, lo accusa di violazioni che vanno dal tracciamento «illegale» in base alle leggi dell'Unione europea sui dati personali, alla collaborazione con il programma di sorveglianza Prism della National Security Agency Usa. «Di fatto chiediamo a Facebook di interrompere la sorveglianza di massa, di adottare una politica sulla privacy seria, comprensibile, ma anche di smettere di raccogliere dati di persone che non sono neppure utenti», Facebook ha detto il 27enne Schrems in un'intervista all'Afp.

ALLA SBARRA – La causa è contro la sede europea di Facebook a Dublino, che registra tutti gli account fuori da Usa e Canada, l'80% circa del miliardo e 350 milioni degli utenti di Facebook. Schrems ha potuto presentare il suo ricorso al tribunale civile di Vienna perchè in base alle norme Ue tutti gli Stati membri sono tenuti ad applicare le sentenze di altri Paesi membri. Tra l'altro i giudici dovranno stabilire se Facebook ha ragione quando afferma che la class action è inammissibile in base alla legge austriaca, obiezione che i legali di Schrems definiscono «inconsistente». Finora la società californiana non ha commentato.

BOOM DI ADESIONI – L'interesse nel ricorso è stato straordinario. A poi giorni dal lancio dell'iniziativa, ad agosto scorso, hanno aderito migliaia di persone, in gran parte europei, ma anche asiatici, latinoamericani e australiani. Alla fine, Schrems ha limitato il numero di partecipanti alla class action a 25 mila, ma altre 55 mila sono già pronte ad aderire alla fase successiva. Ciascun ricorrente chiede un risarcimento «simbolico» di 500 euro. Schrems ha iniziato la sua battaglia quattro anni fa, quando passò un semestre all'università di Santa Clara nella Silicon Valley. L'austriaco si è detto allarmato dall'indifferenza verso la legislazione europea sulla privacy. «L'idea diffusa nella Silicon Valley è che in Europa fai come ti pare senza temere conseguenze», ha detto Schrems.

I PRECEDENTI – Al ritorno l'attivista ha fondato il suo gruppo Europe-v-Facebook, che in particolare chiede la revisione dell'accordo Safe Harbour, un patto di scambio dati firmato nel 2000 tra Usa e Unione europea. Accanto alla class action, Schrems e EvF ha presentato vari ricorsi in Irlanda. I ricorsi sono stati inoltrati alla Corte europea di giustizia, dopo che le autorità irlandesi si sono rifiutati di aprire l'indagine su presunte violazioni della privacy da parte di Facebook. La decisione della Corte Ue è attesa il prossimo anno.