24 ottobre 2019
Aggiornato 06:00
Gran Bretagna

Boris Johnson chiederà un rinvio della Brexit se non sarà raggiunto un accordo con l'Ue

La clamorosa possibile svolta del premier britannico arriva dai documenti presentati alla Court of Sessions di Edimburgo, la più alta corte civile scozzese

Il Premier britannico, Boris Johnson
Il Premier britannico, Boris Johnson ANSA

LONDRA - Boris Johnson chiederà un rinvio della Brexit se non sarà raggiunto un accordo con l'Ue entro il 19 ottobre. La clamorosa possibile svolta del premier britannico - riporta SKynews - arriva dai documenti presentati alla Court of Sessions di Edimburgo, la più alta corte civile del paese, tribunale scozzese che oggi esamina un ricorso presentato da un uomo d'affari, da una deputata dello Scottish National Party e da un'organizzazione per chiedere di imporre a Johnson un rinvio della Brexit. Il 17 e il 18 ottobre si riunisce il Consiglio europeo e da lì potrebbe scaturire un nuovo compromesso con Londra sul divorzio da Londra, oppure una Brexit «no deal».

Johnson pronto a chiedere il rinvio

Il cosiddetto Benn Act prevede che in mancanza di un accordo in Parlamento entro il 19 ottobre il governo richieda una proroga dell'uscita dall'Ue, la cui scadenza è fissata al 31 ottobre. Come ricorda la Bbc, Johnson aveva in precedenza ribadito di voler rispettare la legge e di uscire comunque il 31 ottobre, senza tuttavia specificare in quale modo avrebbe raggiunto questi due obbiettivi a prima vista inconciliabili. Nei documenti legali presentati alla corte scozzese, ripresi dai media britannici, il governo britannico si impegna a scrivere una lettera all'Ue per chiedere un'estensione dell'articolo 50 come richiesto dal Benn Act. Una promessa che stride con le pubbliche dichiarazioni del premier, di volere procedere in ogni caso con la Brexit entro la fine di ottobre.

Scoperta una via legale per aggirare il Benn Act

Secondo alcune voci Downing Street avrebbe scoperto una via legale per aggirare il Benn Act, o per meglio dire rispettarne la lettera, ma non lo spirito: fonti governative sottolineano com e il provvedimento «imponga un dovere molto preciso e definito che riguarda una lettera redatta da una parte non meglio specificata del Parlamento con cui si chiede una proroga e che può essere interpretata in vari modi. Ma la legge non può impedire al governo di adottare altre iniziative che non prevedono alcuna proroga, comprese altre comunicazioni pubbliche e private: il governo sta rendendo nota in Europa in modo riservato la sua posizione sulla proroga, e tale posizione verrà presto resa pubblica», hanno concluso le fonti.

Non è detto che Bruxelles accetti

Il ricorso alla Corte Suprema scozzese è stato presentato da alcuni deputati proprio perché il tribunale possa pronunciarsi su fino che punto l'esecutivo debba considerarsi vincolato dal Benn Act. D'altra parte, non è neanche detto che Bruxelles sia disposta ad accettare un ulteriore rinvio, per quanto una proroga «sarebbe migliore di un mancato accordo», come ha osservato il premier irlandese Leo Varadkar: ma, ha concluso, molti altri Pesi europei avrebbero bisogno di «una buona ragione» per dare il proprio benestare.