15 ottobre 2019
Aggiornato 13:30
Gran Bretagna

Brexit, ultimatum dall'UE mentre Londra presenta le prime proposte scritte a Bruxelles

L'UE stringe i tempi e vorrebbe una proposta scritta entro la fine del mese, ma il governo britannico respinge scadenze temporali

Il Premier britannico, Boris Johnson
Il Premier britannico, Boris Johnson ANSA

LONDRA - La Gran Bretagna ha tempo fino alla fine di settembre per presentare una proposta di accordo scritta che permetta di evitare una Brexit «no deal» il 31 ottobre: lo ha dichiarato il premier finlandese e presidente di turno dell'Ue, Antti Rinne. Un ultimatum poi «ammorbidito» dalla portavoce della Commissione europea, Mina Andreeva, secondo cui non c'è una scadenza precisa fissata, «ma ogni giorno conta». «Secondo il punto di vista del premier Rinne il Regno Unito deve presentare una proposta scritta entro la fine del mese» di settembre, si legge in una e-mail inviata dall'ufficio del premier finlandese all'Agence France Presse; quella di Rinne è una posizione condivisa peraltro con il presidente francese Emmanuel Macron, ma che non gode ancora di alcuna sanzione ufficiale da parte della Commissione.

Prime proposte da Londra

Londra nel frattempo ha presentato alcune proposte scritte in merito a delle possibili modifiche dell'accordo di Brexit: è quanto scrive il quotidiano britannico The Daily Express, citando fonti diplomatiche di Bruxelles. La notizia è stata confermata anche da fonti del governo britannico, che parlano di «documenti tecnici confidenziali» ma non di «soluzioni formali scritte» che verrebbero trasmesse «quando saranno pronte, senza fare caso a delle scadenze artificiali, e quando sarà chiaro che l'Ue intende impegnarsi costruttivamente ad esaminarle come alternativa al backstop». Il «backstop» - che costituisce una «soluzione di default» che supplirebbe alla possibile mancanza di un accordo doganale definitivo ad hoc, da negoziare dopo la Brexit - vincolerebbe Londra alle norme commerciali europee senza alcuna possibilità di rinuncia unilaterale, il che per gli «hard Brexiters» costituisce un anatema tale da preferirgli un'uscita senza accordo.

La conferma da Bruxelles

La presentazione dei documenti è stata confermata anche dalla portavoce della Commissione europea, Mina Andreeva: «Abbiamo ricevuto la documentazione dalla Gran Bretagna e su questa base terremo oggi e domani dei colloqui tecnici su alcuni aspetti riguardanti le dogane, la manifattura e le regolamentazioni sanitarie e fitosanitarie». Successivamente, ha concluso la portavoce, la discussione «avrà luogo anche a livello politico» dal momento che il negoziatore capo della Commissione Michel Barnier incontrerà venerdì l'omologo britannico Steve Barclay. Andreeva non ha voluto commentare la scadenza di fine settembre, limitandosi ad osservare che «ogni giorno conta».

I numeri alla Camera dei Comuni

Johnson, se fosse in grado di presentare un suo piano entro la scadenza del 17 ottobre, sarebbe sicuro di ottenere l'approvazione della maggioranza dei deputati alla Camera dei Comuni: è quanto risulta da un sondaggio dell'emittente televisiva britannica Itv. Secondo la rilevazione il premier potrebbe contare su 330 voti favorevoli e 305 contrari, nonostante il fatto che attualmente non abbia una maggioranza in Parlamento. Johnson potrebbe infatti contare su 277 dei 285 deputati tories, 25 indipendenti, un deputati Lib-Dem, 17 laburisti e dieci del partito unionista nordirlandese del Dup (il cui appoggio non sarebbe tuttavia decisivo).

In attesa della decisione della Corte Suprema

Il tutto sempre che il Parlamento possa effettivamente riunirsi: la Corte Suprema sta ancora discutendo i ricorsi, e malgrado fonti dell'esecutivo assicurino che in caso di parere contrario il premier «adotterà i provvedimenti necessari per rispettare la sentenza» Johnson non avrebbe alcuna intenzione di richiamare i deputati prima del 14 ottobre - data della fine della sospensione. In base ad un documento pubblicati dagli avvocati del governo infatti se la Corte stabilisse semplicemente che la proroga è stata richiesta in modo illegale Johnson potrebbe richiederne un'altra con la medesima durata; se invece esigesse una convocazione del Parlamento da parte della Regina ciò avrebbe «delle conseguenze pratiche assai gravi».