15 settembre 2019
Aggiornato 18:30
Gran Bretagna

Brexit, qual è il piano di Johnson e cosa potrebbe accadere

Premier sfida opposizioni a sfiduciarlo, ma è convinto di vincere. Una manovra che mira a impedire ai deputati di votare per evitare una Brexit senza accordo

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LONDRA - Il premier Boris Johnson ha messo in subbuglio il mondo politico britannico con un'iniziativa incendiaria: la richiesta alla regina Elisabetta II (accolta in tempi rapidi) di sconvocare il parlamento britannico dal 9 o 10 settembre fino al 14 ottobre, una manovra che pare chiaramente mirata a impedire ai deputati di votare per evitare una Brexit senza accordo con la Ue il prossimo 31 ottobre. La sessione di Westminster riaprirà il 14 ottobre, a poco più di due settimane dalla data ufficiale del divorzio tra Londra e Bruxelles, con il Queen's Speech, il discorso nel quale la sovrana elencherà le iniziative programmatiche del nuovo governo conservatore di Johnson.

La ragione ufficiale del colpo di mano, fornita dal premier, è che vuole proporre un pacchetto legislativo «coraggioso e ambizioso» nel discorso programmatico che verrà letto da Elisabetta. Non può farlo finchè la sessione in corso del parlamento non viene sconvocata e se ne apre una nuova. Johnson sostiene che il Queen's Speech è già in forte ritardo e non ha torto. L'ultimo si è tenuto nel 2017, dopo l'ultimo voto politico che rappresentò un sconfitta per Theresa May, e la sessione in corso (340 giorni) è una delle più lunghe degli ultimi 400 anni. Ma il reale obiettivo di Johnson (e qui tutti gli osservatori concordano) è usare la scusa del discorso programmatico per tener chiuso il Parlamento per un tempo più lungo del solito tra le due sessioni in modo da stroncare qualunque manovra dei deputati per bloccare una Brexit senza accordo il prossimo 31 ottobre.

L'accusa di «oltraggio costituzionale»

John Bercow, il presidente della Camera dei Comuni, ha definito l'iniziativa di Johnson un «oltraggio costituzionale» affermando che «lo scopo della sospensione ora è di impedire al parlamento di dibattere la Brexit e di compiere il suo dovere di disegnare un percorso per il Paese». Eppure per gli esperti costituzionali britannici sentiti dal Financial Times l'iniziativa di Johnson è forse un oltraggio politico, ma non rappresenta una rottura della prassi costituzionale, dato che una sospensione dei lavori parlamentari di una settimana prima del discorso della Regina non è senza precedenti. Dalla seconda settimana di settembre fino al 7 ottobre il Parlamento sarà comunque chiuso per la tradizionale stagione dei congressi di partito.

Maddy Thimont Jack del think tank Institute for Government ha spiegato al quotidiano finanziario che se il parlamento non vuole la chiusura per oltre un mese può sempre votare la sfiducia la settimana prossima e far cadere il governo. E la Regina, finchè il premier ha la fiducia dei deputati, non ha alcun motivo per negargli la sospensione. Johnson, con il capo dell'ufficio legale di Downing Street Nikki da Costa, deciso di chiudere Westminster usando questo strumento perchè i deputati non possono votare e bocciare la sua proposta. Tagliando il tempo disponibile dal 3 settembre al 31 ottobre, Johnson, assistito dal fidato consigliere Dominic Cummings, obbliga l'opposizione a decidere in fretta sfidandola a tentare di far cadere il governo la settimana prossima. Ieri il leader del partito laburista Jeremy Corbyn e altri leader d'opposizione hanno deciso di unire le forze in parlamento per portare in aula un testo che obblighi il governo a chiedere un rinvio della Brexit oltre il 31 ottobre. Ora il tempo per approvare un testo di questo tenore è pochissimo, e anche meno se servissero iniziative correttive nel caso in cui Johnson trovi il modo di aggirare una eventuale legge.

Un crescendo di tensione

Il team di Johnson è convinto che il premier potrà sopravvivere a un'eventuale sfiducia chiesta dalle opposizioni, alla luce della riluttanza di molti deputati Tory ad aprire la porte di Downing Street a Corbyn, anche alla guida di un governo ad interim con l'unico mandato di evitare una Brexit no deal. Se Johnson verrà sfiduciato, Downing Street vuole andare al voto a inizio novembre con la piattaforma di un nuovo mandato a Johnson per realizzare la Brexit. Concretamente, l'esito più probabile di questa nuova, ennesima crisi sulla Brexit all'ombra del Big Ben è un crescendo di tensione nella seconda metà di ottobre, attorno al cruciale vertice europeo in programma il 17 e 18 ottobre. Il premier vuole a tutti costi arrivare al vertice a Bruxelles, dove tenterà di rinegoziare in parte l'accordo già siglato da May, senza avere le mani legate dal parlamento. Se Johnson riuscirà nel suo intento i deputati avranno meno di due settimane per approvare a trotta di collo il nuovo testo di accordo.

Se invece fallisse e procedesse come ha sempre dichiarato con una Brexit senza accordo, Westminster avrebbe in mano l'ultima carta per fermarlo: una mozione di sfiducia. Ma questa comporterebbe l'accordo di diversi partiti su un unico nome alternativo per Downing Street e Johnson potrebbe rifiutare di dimettersi o di indicare alla regina un premier alternativo. A quel punto sarebbe davvero caos costituzionale e anche Elisabetta verrebbe trascinata nel pantano della Brexit.