20 settembre 2019
Aggiornato 16:30
Lo rivela il sito della BBC

Brexit, il governo britannico chiederà alla Regina sospensione attività del parlamento

Il Premier Boris Johnson ha annunciato che ci sarà un discorso della regina dopo la sospensione, il 14 ottobre, per delineare la «sua agenda»

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LONDRA - Come filtrato, il governo britannico ha confermato di aver chiesto alla regina di sospendere il parlamento pochi giorni dopo il ritorno al lavoro dei deputati, a settembre. E solo poche settimane prima della scadenza sulla Brexit. Lo ha riferito il sito Internet della Bbc. Boris Johnson ha annunciato che ci sarà un discorso della regina dopo la sospensione, il 14 ottobre, per delineare la «sua agenda».

I rischi per Boris Johnson

Questo significa però che il parlamento non avrà probabilmente il tempo di approvare leggi per fermare un eventuale no-deal - una Brexit senza accordo - 31 ottobre. Un parlamentare dei Tory senza incarico, Dominic Grieve, ha bollato l'iniziativa come «un atto oltraggioso». Ha avvertito che tutto questo potrebbe portare a una mozione di sfiducia nei confronti di Johnson, prima di aggiungere che «questo governo cadrà». Il premier ha però definito «totalmente falso» sostenere che la sospensione sia stata motivata dal desiderio di forzare un «no deal». Ha detto che non intende aspettare fino a dopo la Brexit «prima di proseguire con i nostri progetti per portare avanti questo Paese» e ha insistito che ci sarà ancora «ampiamente tempo» per il dibattito parlamentare sull'uscita del Regno Unito. «Abbiamo bisogno di una nuova legislazione. Dobbiamo presentare nuove e importanti proposte di legge ed è per questo che avremo un discorso della regina», ha aggiunto.

Il piano del Governo

Secondo il piano del governo, che ha scatenato una furiosa bagarre politica, il parlamento sarà sospeso dalla settimana che inizia il 9 settembre fino al 14 ottobre. Il presidente del Partito conservatore, James Cleverly, ha minimizzato il significato dell'iniziativa, sostenendo che il governo sta programmando un discorso della regina «proprio come fanno tutti i nuovi esecutivi». Il presidente della Camera dei Comuni John Bercow ha tuttavia affermato che «è palesemente ovvio che lo scopo della chiusura sia quello di bloccare il parlamento nelle discussioni sulla Brexit e svolgere il proprio dovere nel plasmare un percorso per il Paese». L'ha definito un «oltraggio costituzionale». Il primo ministro ha promesso di portare il Regno Unito fuori dall'Ue ad Halloween «ora o mai più», anche se la maggior parte della Camera dei Comuni è contraria a una Brexit senza accordo. Ha più volte ribadito il suo impegno a ottenere un nuovo accordo sulla Brexit con Bruxelles.

Il controverso «backstop»

Johnson ha però insistito al cospetto dei leader Ue sull'eliminazione dall'attuale accordo del controverso backstop del confine irlandese, negoziato da Bruxelles e l'ex primo ministro Theresa May. La sospensione del Parlamento dalla metà del prossimo mese vedrà i parlamentari perdere diversi giorni a Westminster, nel corso dei quali avrebbero potuto cercare di promuovere leggi contro un no-deal.

Opposizioni: lavoreremo insieme per fermare no-deal

I leader dei partiti d'opposizione britannici anno concordato «l'urgenza» di agire insieme per trovare «modalità concrete» per impedire una Brexit senza accordo con la Ue, tra cui «l'approvazione di strumenti legislative e un voto di sfiducia» al governo conservatore di Boris Johnson. E' l'esito della riunione convocata stamani dal leader del principale partito d'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, alla quale hanno partecipato i lib-dem, i nazionalisti scozzesi dell'Snp, i gallesi del Plaid Cymru, i verdi e gli indipendenti del gruppo Change.

Immediata la reazione del Primo Ministro

Una nota congiunta afferma che i leader dei partiti «hanno tenuto una riunione produttiva e dettagliata su come fermare una disastrosa uscita senza accordo dalla Ue». I partecipanti, che hanno concordato di rivedersi, hanno stigmatizzato il progetto di Johnson di allungare il periodo di chiusura del Parlamento per evitare un voto sulla Brexit, concordando che «Boris Johnson si è dimostrato aperto all'uso di metodi anti-democratici per forzare una Brexit no-deal». Immediata la reazione del primo ministro, che ha scritto su Twitter: «I risultati del referendum vanno rispettati. lasceremo la Ue il 31 ottobre», mentre una fonte di Downing Street ha parlato di di una «coalizione di anti-democratici» che «tenta attivamente di sabotare la posizione britannica. Dovrebbero esser onesti con il pubblico britannico, non vogliono lasciare na ue nessun costo».