19 luglio 2019
Aggiornato 20:30
Politiche europee

Europarlamento, nuova maggioranza europeista (Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi) in alto mare

La riunione doveva servire a dare già a Tusk le indicazioni di massima sul programma comune e sull'esistenza di una solida maggioranza a quattro, in grado di eleggere il futuro presidente della Commissione europea.

Il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk
Il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk ANSA

BRUXELLES - Sono ancora in alto mare le discussioni fra le quattro forze politiche che stanno tentando di dar vita alla nuova maggioranza europeista all'Europarlamento (Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi), in grado di eleggere il futuro presidente della Commissione europea. Ne hanno preso atto, ieri sera a Bruxelles, i leader delle componenti di questa ipotetica maggioranza durante una riunione della Conferenza dei capigruppo dell'Assemblea, a cui ha è stato invitato anche il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk.

La riunione doveva servire, nelle intenzioni originarie, a dare già a Tusk le indicazioni di massima sul programma comune e sull'esistenza di una solida maggioranza a quattro, in modo che i capi di Stato e di governo ne potessero tenere conto durante il Consiglio europeo del 20 e 21 giugno, magari designando già un candidato presidente della nuova Commissione che rappresentasse bene quel programma.

Ma la conferenza dei presidenti, in realtà è servita solo al capogruppo del Ppe per insistere con Tusk nella richiesta di accettare di designare il «candidato capolista» («Spitzenkandidat») che sarà indicato dalla maggioranza del Parlamento europeo; mentre il capogruppo dei Verdi, Philippe Lamberts, ha chiesto più tempo a Tusk, prendendo atto della realtà di una discussione programmatica in cui i gruppi politici, nella maggior parte dei temi, «non hanno neanche cominciato a convergere».

«Non ci siamo ancora, e non siamo neanche vicini», ha detto Lamberts, riferendosi all'attività dei cinque «working group» che dovevano far convergere le posizioni verso priorità comuni.

I working group, in cui siedono i rappresentanti di ciascuno dei quattro partiti «europeisti», stanno lavorando rispettivamente su ambiente e clima, sulle politiche economiche e sociali, sull'innovazione e la digitalizzazione, sulla difesa dello stato di diritto e della democrazia e le politiche migratorie, sulle relazioni esterne e la difesa comune, «sono ancora indietro», ha lamentato Weber, riferendo di aver suggerito a Tusk di «non precipitarsi» a concludere il negoziato sulle nuove nomine.

«Bisogna lasciare al Parlamento europeo il tempo di completare questo processo, che è già di per sé una bella sfida, visto che è la prima volta che viene fatta una discussione programmatica di questo genere», ha spiegato il capogruppo dei Verdi.

«Il 'casting' (ovvero l'indicazione delle nomine, ndr) deve riflettere la maggioranza programmatica, e siccome non ci siamo ancora e ci vuole una maggioranza stabile, occorre ancora tempo», ha detto ancora Lamberts. «Spero - ha aggiunto - che vi sia un accordo programmatico a quattro la settimana prossima; altrimenti sarà a tre, senza di noi. Ma se si sta parlando di programmi - ha concluso Lamberts - è solo perché ci sono i Verdi; altrimenti si parlerebbe solo di 'casting'».

Manfred Weber, capogruppo (appena riconfermato) e «Spitzenkandidat» del Ppe, ha dato una lettura molto diversa da quella del capogruppo dei Verdi, minimizzando contrasti e difficoltà. «Stiamo dialogando, stiamo negoziando, Tutti vogliono raggiungere un risultato, essere pronti a dare risposte, l'atmosfera è positiva», ha detto ai giornalisti che lo attendevano al termine della riunione della Conferenza dei presidenti.

La riunione, ha continuato Weber, ha confermato la linea del sostegno al metodo degli «Spitzenkandidat": «La democrazia europea è basata sulle maggioranze parlamentari, e noi insistiamo sui candidati capilista. E questa non è solo una priorità del Ppe, ma anche di altri partiti. Questo - ha sottolineato - è il messaggio che abbiamo dato a Tusk».

La cosa più importante riguardo alla tempistica, ha detto ancora il capogruppo Ppe, è che «dobbiamo dare risposte prima della seduta costitutiva della nuova legislatura del Parlamento europeo», all'inizio di luglio. «Tutti sanno - ha osservato - che abbiamo un compito complesso davanti a noi. Tutti concordiamo che dobbiamo tenere conto dell'equilibrio di genere e dell'equilibrio geografico nel pacchetto delle nomine. Questi sono i criteri: tutti sappiamo che non è facile, ma tutti sappiamo che dobbiamo produrre risultati», ha concluso Weber.