22 maggio 2019
Aggiornato 17:00
Gran Bretagna

Brexit, Theresa May sotto pressione tenta di salvare in extremis il suo piano

La questione del futuro del Primo Ministro e della leadership del Partito conservatore rischia di compromettere ulteriormente la corsa contro il tempo per trovare un piano B prima del 12 aprile

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LONDRA - Il Primo Ministro Theresa May ha presieduto questa mattina una cruciale riunione di governo per aggiornare i suoi Ministri sulla sua strategia di Brexit dopo un fine settimana quasi disastroso cominciato con la oceanica marcia di Londra per un secondo referendum e terminato con la notizia - poi smentita - del Sunday Times di un complotto per farla dimettere di almeno sei suoi ministri e un incontro nella sua residenza di campagna di Chequers con i Brexiteers più irriducibili fra cui Boris Johnson, Jacob Rees-Mogg e Iain Duncan Smith, che sono rimasti arroccati sulla loro opposizione al deal siglato dalla premier con Bruxelles. E anche se alcuni dei ministri indicati come «traditori» e come suoi potenziali successori - fra cui quello dell'Ambiente Michael Gove e il vice premier de facto David Lidington - le hanno nel pomeriggio di ieri ribadito il loro sostegno - oggi, riferisce la Bbc, lo hanno fatto anche la titolare del dicastero del Lavoro, Amber Rudd, e il ministro del Commercio internazionale, Liam Fox - la sua leadership sembra vacillare sempre di più.

Il Sun ha scritto che se May fisserà una data per le sue dimissioni - secondo i roumors sarebbe addirittura già pronta a questa evenienza - il suo accordo di divorzio dall'Ue potrebbe avere più chance di ottenere l'avallo anche dei Tories più recalcitranti e degli unionisti nordirlandesi del Dup.

L'accordo in questione è stato già bocciato due volte ai Comuni e resta poco chiaro se May intende sottoporlo al voto una terza volta questa settimana, avendo scritto una lettera ai deputati in cui ha chiarito che lo farà solo se ci saranno i «numeri sufficienti». Resta poco chiaro come intende muoversi la Primo ministro anche se sembra convinta a tentare il tutto per tutto per salvare in extremis il suo accordo dopo essere stata costretta questa settimana ad accettare un rinvio della Brexit al 22 maggio, e al 12 aprile se non l'accordo non verrà approvato.

Se ne saprà di più dopo le 15,30 locali quando Theresa May farà un annuncio sulla Brexit davanti ai Comuni. Poi la parola passerà ai deputati che dopo un dibattito, in tarda serata, dovrebbero votare se procedere ai voti cosiddetti indicativi sulle opzioni al piano di May. Una Brexit «soft», un nuovo referendum o un no-deal potrebbero figurare nell'agenda di queste votazioni che comunque, ammesso che raggiungano una difficile maggioranza su una delle alternative - non sarebbero neanche vincolanti per il governo.

In tutto questo caos, una cosa è chiara: la questione del futuro di May e della leadership del Partito conservatore rischia di compromettere ulteriormente la corsa contro il tempo per trovare un piano B prima del 12 aprile.