18 giugno 2019
Aggiornato 03:00
Gran Bretagna

Brexit, governo negozia con i Parlamentari del Dup l'appoggio al piano May

Per convincerli della necessità di appoggiare il piano di uscita dall'Ue (già approvato dai Ventisette) nel terzo voto previsto all'inizio della prossima settimana

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LONDRA - Il governo della premier britannica Theresa May ha avviato le consultazioni con i parlamentari del Dup, la principale forza unionista nordirlandese i cui voti sono decisivi per la maggioranza, per convincerli della necessità di appoggiare il piano di uscita dall'Ue (già approvato dai Ventisette) nel terzo voto previsto all'inizio della prossima settimana.

Come spiega il sito della Bbc fonti del Dup - che insiste tuttavia su ulteriori garanzie legali che puntellino ulteriormente l'accordo, già bocciato sonoramente due volte dalla Camera dei Comuni - hanno lasciato intendere che la prospettiva di una lunga proroga dell'Articolo 50 rende necessario «un approccio differente» alla questione; da parte sua l'esecutivo avrebbe messo sul tavolo la promessa di maggiori finanziamenti per l'Ulster.

Scadenza fissata il 29 marzo

Ieri May ha infatti incassato il sì della Camera alla mozione del governo, che preso atto della doppia bocciatura dell'accordo con l'Ue e dell'eventualità di un divorzio senza accordo, intende ottenere dai Ventisette una proroga della Brexit rispetto alla scadenza del 29 marzo.

La mozione punta di fatto a un terzo voto entro il 20 marzo sull'intesa con la Ue, già bocciata due volte dall'aula. Se l'accordo verrà approvato allora May avrà il mandato di chiedere un breve rinvio tecnico, fino al 30 giugno, per implementare le necessarie misure legislative.

Se invece l'accordo non dovesse venire approvato, verrebbe richiesta una proroga di lunga durata, che - avverte il testo della mozione - «necessiterà tuttavia di un chiaro obiettivo» e implicherà con ogni probabilità la partecipazione del Regno Unito alle prossime elezioni europee di fine maggio.

La proroga non è automatica

Serve il voto unanime dei Ventisette e se un breve rinvio tecnico difficilmente farebbe sollevare obiezioni, una lunga proroga ben oltre le elezioni europee - il che costringerebbe anche ad affrontare la spinosa questione di che cosa fare con i deputati eletti, sebbene alcuni esperti legali suggeriscano che una semplice proroga del mandato di quelli uscenti sarebbe sufficiente - sarebbe tutt'altro paio di maniche.

Di fatto, malgrado basti il veto di un solo Paese membro a bloccare la procedura, è probabile che la proroga venga concessa giacché difficilmente i leader dell'Ue si assumeranno la responsabilità storica di forzare un'uscita no-deal; tuttavia, molto dipenderà anche da che genere di richiesta verrà presentata da Londra.

In caso di terza bocciatura non è infatti chiaro quali alternative al suo piano - e al no-deal - sarebbe disposta ad accettare May, salvo che non lasci la direzione del processo in mano ai parlamentari: ma le due mozioni in questo senso presentate ieri dai laburisti sono state bocciate, sia pure per pochi voti.