16 giugno 2019
Aggiornato 16:30
Crisi siriana

Siria, le forze USA hanno lasciato primo deposito militare

Camion, Hummer e soldati si sono diretti in Iraq. Lavrov: «Con Turchia intesa su azioni dopo ritiro USA». Iraq a Assad: «Coordiniamo lotta al terrorismo»

Siria, le forze USA hanno lasciato primo deposito militare
Siria, le forze USA hanno lasciato primo deposito militare ( ANSA )

DAMASCO - Le forze statunitensi nel nord-est della Siria avrebbero lasciato «il primo deposito militare», inviando mezzi e soldati in Iraq. E' quanto riferisce oggi l'agenzia statale turca Anadolu citando fonti locali. Lo scorso 19 dicembre il presidente americano Donald Trump ha annunciato a sorpresa il totale ritiro delle forze Usa dalla Siria. Secondo le fonti dell'agenzia turca, i militari Usa «la sera di venerdì, hanno svuotato uno dei loro depositi in al Malikiyah», città della provincia nord-orientale Hasaka controllata dalle forze curde-siriane sostenute finora da Washington nella lotta contro i jihadisti dello Stato Islamico (Isis). «Nei depositi lavoravano 50 soldati americani» che assieme a «mezzi blindati Hummer e grossi camion si sono diretti in Iraq», hanno aggiunto le fonti.

Senatore Graham: chiederò a Trump di rivedere ritiro truppe

Il senatore repubblicano, Lindsey Graham, vicino a Donald Trump, ha detto oggi che chiederà al presidente americano di rivedere la propria decisione di ritirare le truppe dalla Siria. «Se lasciamo ora la Siria, i curdi verranno massacrati», ha detto Graham alla trasmissione «This Week» dell'emittente Abc, aggiungendo: «Chiederò al presidente di fare una cosa che il presidente Obama non farebbe mai: ripensarci». Il senatore non ha precisato quando incontrerà Trump, ma ha aggiunto: «Gli chiederò di sedersi con i suoi generali e di rivedere come procedere. Di rallentare. Di assicurarsi che venga fatto per bene e che l'Isis non turni. E di non consegnare la Siria agli iraniani».

Lavrov: con Turchia intesa su azioni dopo ritiro Usa

Russia e Turchia sono arrivati a «comprendersi» su come condurre le operazioni militari «sul terreno» in Siria dopo il ritiro delle truppe americane. «È evidente che abbiamo riservato una particolare attenzione alle condizioni che vengono a crearsi con l'annuncio del ritiro dei militari statunitensi», ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov a conclusione dei colloqui tra Russia e Turchia a Mosca. I capi della diplomazia e della Difesa dei rispettivi Paesi si sono incontrati oggi, sulla scia dell'annnuncio dell'ingresso dell'esercito siriano nel settore di Minbij, controllato dai curdi, uno sviluppo inviso ad Ankara che considera l'area di cruciale importanza per la lotta contro i militanti del Pkk e gruppi associati. «Abbiamo raggiunto una comprensione reciproca sul fatto che i rappresentanti militari della Russia e della Turchia sul terreno continueranno a coordinare le proprie mosse nelle nuove condizioni, con l'obiettivo di eliminare definitivamente la minaccia terroristica in Siria», ha aggiunto Lavrov, come riferisce Ria Novosti. Mosca per «terroristi» in Siria indica sostanzialmente i gruppi jihadisti, Isis in primis, mentre per la Turchia la definizione include anche le formazioni curde, ritenute affiliate al Pkk.

Iraq a Assad: coordiniamo lotta al terrorismo

Iraq e Siria sono d'accordo per continuare a coordinarsi nella «guerra al terrorismo». Lo ha detto il sito ufficiale della presidenza siriana, in un comunicato diffuso dopo un incontro, avvenuto oggi a Damasco, tra il presidente Bashar al Assad e il consigliere per la Sicurezza nazionale irachena, Faleh al Faiyyad, latore di un messaggio del capo del governo di Baghdad Adel Abdel Mehdi. Il messaggio di Baghdad «si è concentrato sullo sviluppo delle relazioni tra i due Paesi e sull'importanza di proseguire il coordinamento a tutti i livelli (...) in particolare nella guerra al terrorismo», recita una nota della presidenza siriana riportata dall'agenzia di stampa ufficiale Sana.