23 gennaio 2019
Aggiornato 12:30
Brexit

Sopravvissuta al «drammone» ora May a Bruxelles per chiudere la partita sulla Brexit

Sopravvissuta alla sfiducia del suo partito conservatore, la premier britannica Theresa May è a Bruxelles per tentare il tutto per tutto

La premier britannica Theresa May
La premier britannica Theresa May

LONDRA - Sopravvissuta alla sfiducia del suo partito conservatore, la premier britannica Theresa May parte alla volta di Bruxelles dove spera, nel vertice Ue in programma oggi e domani, di ottenere una qualche forma di impegno legale sul carattere temporaneo della soluzione concordata, il cosiddetto «backstop» per il confine irlandese. Si tratta apparentemente di un dettaglio nel grande scenario del divorzio del Regno unito dall’Unione europea, ma in realtà è lo scoglio su cui potrebbe infrangersi tutta la manovra per un’uscita pilotata di Londra dalla Ue. Nei fatti nulla è cambiato sulla Brexit rispetto a lunedì, quando la premier ha dovuto disdire il voto parlamentare sull’accordo raggiunto con Bruxelles, ammettendo di non avere i numeri per farlo approvare. E il Dup, il partito unionista nordirlandese cha tiene in piedi il governo, non è disposto a cedere sulla questione del backstop, che, così come è formulato nelle 585 pagine di accordo con Bruxelles, rischierebbe di compromettere l’unità del regno di Elisabetta II oppure di legare indefinitamente la Gran Bretagna alla Ue in una specie di unione doganale.

I leader Ue in aiuto della May? - I leader Ue hanno ripetuto in tutti i modi che l’accordo faticosamente negoziato in 17 mesi e approvato dal Consiglio Ue a fine novembre non si cambia, ma hanno detto che sono pronti ad aiutare May: questo secondo la Bbc significherebbe che potrebbero offrire qualche garanzia in più sulla temporaneità del backstop. In particolare potrebbero cercare di «disintossicare» l’idea che Westminster ha del backstop, enfatizzando la natura temporanea della soluzione e la disponibilità alla ricerca di alternative migliori se mai dovesse entrare in vigore.

Salvata, ma cosa cambia? - Ieri May ha avuto 200 voti a favore e 117 contro nella consultazione segreta tra i parlamentari conservatori, indetta dopo che 48 deputati Tory hanno chiesto di sfiduciarla perché avrebbe tradito lo spirito del referendum del 2016, nel quale i britannici hanno scelto di divorziare dall’Europa. Theresa May ha ammesso che un «significativo» numero di parlamentari conservatori ha votato contro di lei, ma ora il primo ministro britannico vuole «andare avanti con il lavoro». Parlando a Downing Street dopo il voto, May ha detto che vuole attuare la Brexit «per cui il popolo ha votato», ma ha ascoltato i timori del parlamentari che hanno votato contro di lei. Eppure, come sottolinea il leader liberaldemocratico Sir Vince Cable, nonostante il «drammone» di ieri, «niente è davvero cambiato». In verità ora May è al riparo da altre congiure interne ai conservatori per i prossimi 12 mesi. Infatti in base alle regole sulla sfiducia interna, per il prossimo anno non potrà tenersi un nuovo voto. Tuttavia, la dura realtà è che al momento non ha un testo sulla Brexit che può trovare il sostegno del Parlamento britannico.