Esteri | Rivolta in Siria

Siria, la nuova frontiera della guerra mondiale

Siria a un passo dalla guerra. L’attacco militare contro il regime siriano di Bashar al Assad potrebbe partire già questa notte

Siria pronta alla guerra
Siria pronta alla guerra (ANSA)

DAMASCO - Siria a un passo dalla guerra che a questo punto sarebbe mondiale. L’attacco militare contro il regime siriano di Bashar al Assad potrebbe partire già questa notte. E’ quanto riporta oggi il Daily Telegraph, secondo cui la premier britannica Theresa May avrebbe ordinato ai sottomarini di raggiungere la posizione che consenta ai loro missili Tomahawk di colpire il Paese. Questo pomeriggio la premier britannica avrà una riunione di governo, per avere il via libera all’intervento. Ieri il presidente americano Donald Trump ha ammonito la Russia di «prepararsi» ai missili Usa che pioveranno sulla Siria in risposta al presunto attacco chimico di sabato scorso a Douma, attribuito al regime di Assad. Stati Uniti, Francia e Regno Unito si sono detti pronti a una risposta comune contro Damasco e da giorni stanno discutendo gli assetti militari. Ma gli inglesi sembrano non supportare la loro premier in questa nuova, possibile, avventura bellica: un sondaggio pubblicato oggi dal quotidiano The Times ha rivelato che solo un quinto dei britannici sostiene un attacco missilistico contro obiettivi militari in Siria, mentre più dei due terzi si oppone.

I ribelli del Ghouta hanno consegnato le armi
Intanto, gli ultimi ribelli presenti a Douma, nel Ghouta orientale, hanno consegnato oggi le loro armi pesanti e il loro leader ha lasciato l'enclave alle porte di Damasco per raggiungere il nord della Siria. Questo almeno quanto riferito oggi dall'Osservatorio siriano per i diritti umani. "I combattenti di Jaish al-Islam hanno consegnato ieri le loro armi pesanti alla polizia militare russa a Douma", ha detto l'ong, aggiungendo che il loro leader, Issam Buwaydani, ha lasciato ieri l'enclave ed è andato nel territorio controllato dall'opposizione nel nord della Siria. "La maggior parte dei leader di Jaish al-Islam, incluso il loro capo Issam Buwaydani, ha lasciato Douma ed è arrivata nel Nord della Siria mercoledì sera». La partenza dei miliziani di Jaish al-Islam è iniziata dopo l'accordo raggiunto con il regime lo scorso fine settimana, sulla falsariga di quanto fatto nelle settimane precedenti con altri due gruppi ribelli che controllavano il Ghouta orientale: Faylaq al-Rahman, nella zona sud dell'enclave, e Ahrar al-Sham, nella zona ovest. L'accordo prevede che i miliziani raggiungano zone controllate dall'opposizione nella provincia di Aleppo. Non è chiaro se ci saranno altre evacuazioni nella giornata di oggi.

La Siria ha ripreso il controllo
La polizia militare russa intanto ha iniziato a pattugliare la città di Douma, come previsto dall'accordo. Oggi l'esercito russo ha detto che la bandiera del regime siriano sventola sui tetti di Douma, sottolineando che Damasco ha ripreso il controllo su tutta la zona. La Russia ha aggiunto che le forze del governo siriano hanno ripreso "il controllo di tutta il Ghouta orientale». "Un avvenimento importante per la storia della Repubblica araba della Siria ha avuto luogo oggi: la bandiera del governo siriano è stata issata su un edificio della città di Douma, simbolo che segna la ripresa del controllo di questa località e di conseguenza di tutta la Ghouta orientale", ha dichiarato il generale russo Yury Evtushenko, citato dalle agenzie russe. "L'uso della base aerea turca di Incirlik nel corso di possibili azioni militari in Siria sarà discusso lunedì con il segretario della Nato Jens Stoltenberg", lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri turco Hami Aksoy, scrive il Daily Sabah. "Ci sono forti sospetti che il regime di Assad abbia condotto attacchi chimici sulla città siriana di Douma. L'attacco è un crimine contro l'umanità. Gli esecutori devono essere puniti per evitare che si ripeta", ha aggiunto. 

Usa: tutte le opzioni sul tavolo
Dal canto suo gli Usa lasciano aperte varie opzioni: "Tutte le opzioni restano sul tavolo, la decisione finale non è stata ancora presa", ha fatto sapere la portavoce della Casa bianca Sarah Sanders dopo i tweet infuocati del presidente Usa Donald Trump a proposito della risposta militare americana agli attacchi chimici in Siria. Oggi si riunisce anche il Consiglio per la Sicurezza nazionale americana. "Il presidente ha diverse opzioni a sua disposizione e molte restano sul tavolo", ha spiegato anche Sanders.

Putin a Netanyahu: "Non agire"
Il presidente russo Vladimir Putin ha invece rivolto l'esplicita richiesta al premier israeliano Banjamin Netanyahu di non agire in modo da destabilizzare ulteriormente la situazione in Siria, dopo le incursioni aeree israeliane contro una base militare del regime di Damasco avvenute lunedì. In un colloquio telefonico Putin ha chiesto a Netanyahu di "astenersi da ogni azione che possa ulteriormente destabilizzare la situazione nel Paese, il che rappresenterebbe una minaccia alla sua sicurezza", si legge in un comunicato diffuso dal Cremlino. Il presidente russo Vladimir Putin ha auspicato oggi che "prevalga il buon senso" nelle relazioni internazionali, attualmente "sempre più caotiche" in un contesto di forti tensioni con l'Occidente. "Lo stato del mondo può solo causare preoccupazione", ha detto Putin in un discorso ai diplomatici stranieri, trasmesso in televisione. "La situazione nel mondo sta diventando sempre più caotica, ma speriamo che prevalga il buon senso e che le relazioni internazionali assumano una direzione costruttiva, che il sistema mondiale diventi più stabile e prevedibile", ha affermato. Le osservazioni di Putin arrivano in un contesto di tensioni tra l'Est e l'Ovest rafforzato nelle ultime settimane dall'avvelenamento dell'ex spia russa Sergei Skripal in Inghilterra, all'origine di un'ondata di espulsioni incrociate di diplomatici e anche dal presunto attacco chimico in Siria, giudicato dall'Occidente opera del regime di Bashar al Assad, sostenuto da Mosca. Oggi, in un tweet, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che le relazioni tra Stati Uniti e Russia sono "peggiori oggi come non mai, anche durante la Guerra Fredda".