24 giugno 2019
Aggiornato 18:00
Donald Trump dovrà farvi i conti

Tra l'Orso russo e il Dragone cinese un'ottima (e strategica) intesa

In un contesto internazionale e geopolitico sempre più fluido e complesso, la partnership tra Russia e Cina sta diventando sempre più strategica. E apre scenari con cui Donald Trump dovrà necessariamente confrontarsi

PECHINO - In un contesto internazionale e geopolitico sempre più fluido e complesso, la partnership tra Russia e Cina sta diventando progressivamente più strategica. Una «alleanza» che gli Stati Uniti tengono sott'occhio da tempo, visto che Mosca e Pechino rappresentano, singolarmente e a maggior ragione insieme, le principali minacce alla tradizionale egemonia statunitense. Il tema è balzato all'onore delle cronache soprattutto dopo l'arrivo di Donald J. Trump alla Casa Bianca, perché l'approccio che si preannunciava isolazionista e esplicitamente critico nei confronti della Cina, secondo alcuni osservatori, avrebbe potuto lasciare campo libero alla crescita dell'influenza delle due potenze.

Dagli Usa segnali contrastanti
Eppure, lo stesso Trump, in questi mesi, ha dato segnali contrastanti e difficilmente interpretabili. Lo ha fatto riguardo ai rapporti tra Stati Uniti e Russia, che sembravano destinati a uno storico disgelo, ma che ad oggi rimangono problematici; lo ha fatto, anche, con Pechino, rispetto alla quale ha più volte dichiarato di voler riequilibrare la bilancia commerciale e che, nei primissimi giorni dopo la sua elezione, ha fatto adirare per l'imprudente conversazione telefonica intrattenuta con la leader di Taiwan. A tutto ciò si aggiunga la crisi nordcoreana: in apparenza, il dialogo tra Stati Uniti e Cina sembra al momento funzionare, ma è innegabile che le due potenze si trovino su fronti opposti. A dimostrazione di ciò, le recenti proteste di Pechino per l'installazione dello scudo di difesa anti-missilistico Usa in Corea del Sud, appena attivato.

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Uno scenario complesso
Al di là, dunque, dell'imprevedibilità della strategia del tycoon americano, lo scenario delle relazioni tra Russia, Cina e Stati Uniti risulta particolarmente complesso. E se all'inizio della presidenza Trump gli analisti sembravano prendere in considerazione un allontanamento della Russia dall'orbita cinese a seguito di un probabile reset con Washington, ad oggi il Dragone e l'Orso sembrano intrattenere ancora ottimi rapporti.

Tra Putin e Cina un'ottima intesa
Ne ha parlato di recente il China Daily, dopo che Putin ha incontrato Li Xhanshu, direttore del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese. In quell'occasione, Putin ha espresso grande soddisfazione per l'andamento delle relazioni con la Cina. Il prossimo appuntamento in agenda sarà la partecipazione russa al «Belt and Road Forum» – evento illustre dedicato alla cooperazione internazionale che si terrà a breve a Pechino –, in occasione del quale incontrerà l’omologo cinese Xi Jinping. In particolare, Xhanshu ha sottolineato che le tante fluttuazioni del panorama geopolitico attuale non avranno ripercussioni sulla solidità del legame tra Cina e Russia. Legame attestato dai ricchi scambi commerciali tra le due potenze, che hanno approfondito - ha spiegato Putin - la cooperazione anche in tanti altri settori. In effetti, bisogna sottolineare che, lo scorso agosto, la Russia è diventata il principale fornitore di petrolio della Cina.

L'asse Cina-Russia nei Brics
Il sottotesto, dunque, è che Trump non riuscirà in alcun modo a influenzare l'amicizia sino-russa. Un'amicizia sempre più evidente in molti campi: in quello geopolitico, ad esempio. Sulla Siria, le due potenze hanno fatto fronte comune all'Onu, ed entrambe sostengono il regime di Bashar al Assad. Il Dragone e l'Orso sono le due colonne portante dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), organizzazione che, pur ancora acerba, sta cercando di spostare con qualche successo il baricentro del mondo dall'egocentrismo di Washington. Progetti come la creazione della Nuova Banca di Sviluppo, alternativa al Fondo Monetario Nazionale, o come la Nuova Via della Seta che fa a capo alla Cina, e il semplice fatto che quello dei Brics costituisce il mercato più grande al mondo (dove vive il 40% della popolazione del pianeta) sono tutte circostanze che Washington difficilmente potrà sottovalutare.

Incontri numerosi tra Xi e Putin
Non solo: Cina e Russia cooperano (con esercitazioni congiunte) anche nel Mar Cinese Meridionale, area di altissima tensione geopolitica, oggetto delle rivendicazioni di numerosi soggetti e dove gli Stati Uniti sono apertamente schierati contro Pechino.  Lo scorso ottobre, Putin e Xi Jinping si sono trovati al summit di Goa, ma prima di allora nel 2016 si erano incontrati già tre volte. Dal 2012, quando il Presidente cinese è salito al potere, i due leader si sono incontrati ben 19 volte.

Un messaggio forte a Trump
E dal forum «Belt and Road Forum», dunque, è probabile che a Donald Trump arriverà forte e chiaro un messaggio: se la sua strategia è quella di ridimensionare l'amicizia russo-cinese, è probabile che ad attenderlo sarà un buco nell'acqua clamoroso. Diversi analisti e osservatori sono ormai d'accordo nell'osservare che il «momento unipolare», con gli Usa unica potenza egemonica del globo, è vicino al tramonto. Lo ha notato di recente anche Foreign Affairs, che ha osservato come la più grande sfida per Trump sarà proprio il progressivo rinsaldarsi del legame tra Mosca e Pechino. Un legame che risale almeno al 1996, quando le due potenze sancirono un partnerariato strategico, rinforzatosi poi nel 2001 a seguito della firma di un trattato di buona fratellanza. Iniziative che, evidentemente, hanno dato i loro buoni frutti.