23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
Crisi coreana

Trump gonfia il petto: «Kim inizia a rispettarci»

Il Presidente americano: «Forse qualcosa di positivo può uscirne». Intanto Pechino ha avvertito Washington che le nuove sanzioni che colpiscono le aziende cinesi legate alla Corea del Nord «non aiuteranno» la cooperazione nella crisi nucleare.

Il Presidente americano, Donald Trump
Il Presidente americano, Donald Trump ANSA

WASHINGTON - La 'retorica aggressiva' di Donald Trump nei confronti della Corea del Nord sta iniziando a portare i suoi frutti. Lo ha affermato lo stesso presidente americano, che ha notato come il suo omologo Kim Jong-Un inizi a «rispettare» gli Stati Uniti.
«C'è chi ha detto che io sia stato troppo duro. Non sono stato abbastanza duro», ha detto Trump davanti a migliaia di sostenitori durante un incontro pubblico. «Ma (riguardo) Kim Jong-Un, prendo in considerazione il fatto che, credo, inizia a rispettarci», ha dichiarato. «E forse, probabilmente no ma forse, qualcosa di positivo può uscirne», ha aggiunto.
Dichiarazioni che ricalcano quelle del segretario di stato Rex Tillerson che, in precedenza, si era congratulato per il «livello di moderazione» mostrato da Pyongyang dopo che le Nazioni Unite gli avevano inflitto pesanti sanzioni.

Cina: sanzioni USA «non aiuteranno» la cooperazione
La Cina ha avvertito oggi che le nuove sanzioni statunitensi che colpiscono le aziende cinesi legate alla Corea del Nord «non aiuteranno» la cooperazione con Pechino nella crisi nucleare.
Ma la portavoce del ministro degli Esteri Hua Chunying ha detto che le tensioni sulla penisola coreana hanno «mostrato alcuni segni di apparente distensione» dopo che il Segretario di Stato americano Rex Tillerson ha segnalato che colloqui con il Nord Corea potrebbero svolgersi «in un prossimo futuro».

Da USA sanzioni anche per i costruttori di statue
Gli Stati uniti hanno allungato la lista delle persone e delle entità sottoposte a sanzioni perché considerate complici dei programmi nucleare e missilistico della Corea del Nord. E, tra questi, hanno colpito anche un insolito business che porta fiori di quattrini nelle casse del regime di Kim Jong Un e ai suoi programmi bellici: la costruzione di statue per i leader e governi esteri.
Il Dipartimento al Tesoro Usa ha annunciato di aver agito in base alla risoluzione 2370 del Consiglio di sicurezza Onu, adottata il 5 agosto scorso con voto unanime, quindi anche di Russia e Cina. Tra le entità sanzionate c'è anche la Mansudae Overseas Projects Architectural and Technical Services: una compagnia che, appunto, è impegnata in questo tipo di attività.
Le statue di bronzo costruite da tecnici e lavoratori nordcoreani sono particolarmente apprezzate da presidenti e dittatori in diversi paesi del mondo, tanto da aver garantito alle casse semivuote di Pyongyang qualcosa come 10 milioni di dollari all'anno.

Monumenti celebrativi o allegorici per i leader che li desiderino
L'«expertise» acquisita nel paese, il cui regime utilizza molto questo tipo di icone per alimentare il culto della personalità, e il costo del lavoro praticamente nullo, fa sì che i nordcoreani possano produrre «chiavi in mano» monumenti celebrativi o allegorici per i leader che li desiderino. Una ventina di paesi africani si sono rivolti ai servigi di Pyongyang in questo senso. E' il caso del Senegal, nella cui capitale Dakar svetta l'imponente Monumento al Rinascimento africano, costruita appunto dalle mani sapienti dei nordcoreani.
Non è in realtà la prima volta che questo particolare settore viene sanzionato. Già alla fine dello scorso anno, nel pacchetto di nuove sanzioni nei confronti di Pyongyang, risultava anche la costruzione di statue.
La Mansudae Overseas Projects Architectural and Technical Services, entrata oggi nella blacklist Usa, è accusata dal Dipartimento al Tesoro di aver esportato «lavoratori dalla Corea del Nord per costruire statue all'estero e generare entrate», una parte delle aquali «sono state usate dalla Munitions Industry Department, che è resposabile del programma di costruzione di missili balistici nordcoreani».