14 novembre 2019
Aggiornato 15:00
Guerra in Siria

Siria, tutti pronti a far guerra ad Assad, ma per il premio Pulitzer il sarin non fu mai usato

Mentre da Usa e Francia giungono pesanti minacce ad Assad e si profila un'inchiesta pronta ad accertarne le responsabilità nell'attacco (presunto) chimico di aprile, il giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh racconta un'altra verità

ALEPPO - L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) dell’Aia ha stabilito che nel bombardamento aereo effettuato il 4 aprile scorso a Khan Sheikhoun, in Siria, la città occupata dai ribelli nella provincia settentrionale di Idlib, è stato effettivamente utilizzato gas nervino sarin. Il raid, nel quale hanno perso la vita 87 persone, tra cui almeno 11 bambini, ha suscitato l'esplicita condanna della comunità internazionale, Stati uniti in primis, che hanno risposto, su decisione di Donald Trump, con un raid all'iniziativa attribuita al governo di Assad. Il rapporto servirà ora come base per una commissione congiunta Onu-Opac per individuare i responsabili del’attacco. La conclusione degli esperti è che gli effetti del bombardamento «possono essere determinati solo dall’uso del sarin come arma chimica».

Sempre più minacce ad Assad
L'annuncio giunge a pochi giorni dall'ennesimo avvertimento di Donald Trump, che ha fatto sapere che non tollererà nuovi attacchi chimici da parte di Damasco, e dalla minaccia del presidente francese Emmanuel Macron, che si è detto pronto a rispondere militarmente nel caso di nuovi episodi simili a quello di Idlib. Non solo: proprio oggi Washington ha dato notizia che Assad sta preparando un nuovo attacco chimico. L'Occidente, insomma, ha già emesso la sua condanna: il responsabile dell'uso del sarin è Assad, e sua complice è la Russia di Vladimir Putin.

La verità del giornalista premio Pulitzer
C'è però anche chi ha dimostrato il contrario. Come il giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh, che pochi giorni fa ha pubblicato un articolo che attesterebbe una verità molto diversa da quella che ci raccontano. Hersh ha infatti raccolto anche  le testimonianze di alti funzionari statunitensi: «Sappiamo che non c’è stato alcun attacco chimico. (…) I russi sono furiosi e noi che diciamo di avere dati reali e conosciamo la verità. (…)Sarebbe stato lo stesso se avessimo eletto Clinton o Trump»«Stavano facendo le cose per bene», dice un alto consigliere anziano citato dal giornalista sulla cooperazione anti-terrorismo russo e siriano. Lasciando intendere che altri poteri nel «deep state» americano volevano sabotare questa cooperazione.

Gli Usa a conoscenza della missione
Secondo Hersh, l’obiettivo del raid siriano su Khan Sheikhoun era una palazzina utilizzata come «centro di controllo» delle milizie islamiste, dove si sarebbe dovuta tenere una riunione ad alto livello di capi jihadisti, tra i quali rappresentanti dei gruppi di Ahrar al Sham e al Nusra (al Qaeda). Quell'edificio era «utilizzato come deposito di razzi, armi e munizioni, ma anche di prodotti da distribuire alla comunità, come medicine e decontaminanti a base di cloro utilizzati per pulire i corpi prima della sepoltura». Oltretutto, la Russia aveva comunicato in anticipo agli americani i piani di volo degli aerei impiegati nella missione. A ricevere le informazioni del caso, l’Awacs, che era di pattuglia sul confine turco, 60 km o più a Nord dell’obiettivo. Secondo Hersh, la comunicazione dei russi doveva servire anche a evitare interferenze con il lavoro della Cia, nonché ad evitare che venisse ucciso un qualche «informatore che fosse riuscito a farsi strada nella leadership jihadista»

Le esplosioni su un deposito di fertilizzanti
I siriani avevano assegnato alla missione il loro miglior pilota, e la stessa intelligence americana aveva dato all’obiettivo «il massimo punteggio» previsto. Secondo la ricostruzione, gli americani avrebbero monitorato l’attacco, che si è svolto verso la mezzanotte del 4 aprile, registrando l’esplosione di una bomba da 500 kg, che «ha innescato una serie di esplosioni secondarie che potrebbero aver generato l’enorme nube tossica che si è diffusa sulla città». Armi chimiche? Non proprio. Quella nube, sostengono le fonti del giornalista, fu creata dalla «diffusione di sostanze fertilizzanti, disinfettanti e altri prodotti che si trovavano nel seminterrato della palazzina colpita. La fonte di Hersh, in particolare, fa notare che un eventuale ordigno chimico non avrebbe potuto innescare le «esplosioni secondarie» registrate dagli americani.

Una favola
Deporrebbe a favore di questa tesi anche la gamma dei sintomi registrati tra la popolazione locale, considerata coerente con la diffusione di una miscela di sostanze chimiche, tra cui cloro e organofosfati utilizzati in molti fertilizzanti. Questo spiega anche perché i soccorritori non indossassero protezioni, necessarie per non morire immediatamente in caso di diffusione di gas sarin. Riguardo la narrazione di un attacco portato con armi chimiche, l’informatore di Hersh parla chiaro: «È una favola». Una versione che non è poi così peregrina, se anche la Cia e la Dia hanno negato vi fosse del sarin immagazzinato nei pressi della base dalla quale era partito il raid su Khan Sheikhoun. Anzi: la Cia aveva ha addirittura aggiunto che non c’era «alcuna prova che la Siria aveva il sarin o lo avesse utilizzato».

Accuse senza prove
Le accuse dirette ad Assad, insomma, non hanno alcun fondamento. L’unico elemento portato a suffragio della tesi accusatoria fu un’intercettazione nella quale il pilota dell’aero siriano inviato a bombardare accennava al carico «speciale» che trasportava, ma secondo Hersh l'espressione si riferiva all'ordigno speciale messo a disposizione dell’aviazione siriana dai russi per compiere la missione.