27 giugno 2017
Aggiornato 21:00
Se la May ha perso la sua scommessa, forse Juncker l'ha vinta

Brexit, fu Juncker a suggerire alla May le elezioni anticipate che l'hanno azzoppata

Secondo il Guardian, sarebbe stato proprio Jean-Claude Juncker a suggerire alla May di indire nuove elezioni per ottenere un forte mandato in vista dei negoziati. Ma lo scenario che si è realizzato è quello peggiore per lei, e quello migliore per l'Ue

LONDRA - Sono settimane difficile, difficilissime, per la Gran Bretagna. La tensione nel Paese è alle stelle, dopo gli attentati terroristici che hanno sconvolto Manchester e Londra, dopo il drammatico incendio alla Grinfell Tower, dove sono morti due nostri connazionali, e dopo una tornata elettorale che ha restituito l'immagine di un Paese profondamente diviso, che, per di più, si appresta a condurre serratissimi negoziati sulla Brexit con un'agguerrita Unione europea.  Persino la Regina Elisabetta ha parlato di «cupo umore nazionale», mentre infuriavano le polemiche per l'eccessiva «freddezza» dimostrata dalla May in relazione all'incendio. Per la Gran Bretagna di oggi è proprio vero che le sventure - è il caso di dirlo - non vengono mai da sole.

La scommessa persa della May
E' dunque proprio in questo complesso scenario che la premier britannica si appresta a portare avanti un divorzio dall'Unione europea che non si prospetta affatto indolore. L'azzardo delle elezioni anticipate, che avrebbero dovuto garantire alla May un mandato forte per trattare con Bruxelles, si è rivelato una scommessa clamorosamente persa. Oggi, la premier britannica è costretta a gestire un Paese dilaniato da una paura e una tensione palpabili, ma soprattutto diviso al punto che la sua autorevolezza da Primo ministro è uscita fortemente indebolita dalla chiamata alle urne. Ed è proprio in queste ore che emerge un'indiscrezione su quella malaugurata decisione della May di indire nuove elezioni: decisione che sarebbe stata caldamente suggerita alla premier britannica nientemeno che dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

Questione di maggioranze
Il retroscena è stato svelato dalla rubrica The Observer del Guardian, che cita fonti diplomatiche Ue, secondo cui Juncker, durante diversi incontri, avrebbe consigliato la May in tal senso, prospettandole una maggioranza più forte ai Comuni che le avrebbe consentito di condurre trattative migliori sulla Brexit. Prima della tornata elettorale, infatti, May aveva ereditato da David Cameron una maggioranza di 17 seggi che, le avrebbe detto Juncker, non sarebbe stata sufficiente per essere sostenuta da un mandato forte durante i negoziati. Il consiglio, insomma, secondo le fonti Ue sarebbe stato dettato da buonissime intenzioni, visto che - sostengono - l'Ue avrebbe tutto l'interesse a che Londra abbia tutta la capacità di affrontare i prossimi mesi nel modo più ordinato e autorevole possibile.

Cosa cambia
Come sono andate in realtà le cose lo sappiamo tutti: i conservatori hanno perso qualunque tipo di maggioranza e il mandato di Theresa May ne è uscito indebolito. Naturalmente, tutto ciò avrà delle conseguenze sui negoziati. Bruxelles si è subito affrettata a far sapere che la Brexit non è in discussione. Pierre Moscovici, Commissario Europeo agli affari economici e finanziari, ha però puntualizzato che il risultato delle elezioni «cambierà un certo numero di cose»: «La Signora May, che doveva essere supportata, ha perso la sua scommessa. Dunque si trova in una situazione meno semplice».

Lo scenario migliore per l'Unione europea? Di sicuro il peggiore per la May
Ad aver vinto questa manche, insomma, è stata proprio l'Unione europea: è lei, ora, a tenere il coltello dalla parte del manico. E a posteriori, con una certa malizia si potrebbe addirittura pensare che Juncker, che pure a parole aveva prospettato alla May un rafforzamento del suo mandato, in fin dei conti si augurava proprio lo scenario che si è effettivamente realizzato. E' possibile che Londra sia costretta a modificare la sua iniziale linea dura, a favore di una posizione più morbida che permetta, ad esempio, al Regno Unito di restare nel mercato unico o nell'unione doganale. All'indomani dei risultati, in effetti, a Bruxelles si parlava con malcelata soddisfazione di una bocciatura dell'«hard Brexit». D'altra parte, è vero che un governo britannico debole può avere ripercussioni negative per la stessa Ue, perché potrebbe creare ostacoli e ritardi nei negoziati. Una cosa, ad ogni modo, è certa: la sfida sarà titanica soprattutto per Theresa May. E non è detto che il Primo ministro di Londra riuscirà a non uscirne con le ossa rotte.