18 giugno 2019
Aggiornato 16:30
Merkel: non possiamo più affidarci agli altri

La Merkel e quel progetto top secret di esercito europeo «made in Germany»

«Noi europei dobbiamo prendere il nostro destino nelle nostre mani», ha detto Angela Merkel dopo che il G7 ha evidenziato le tante incompatibilità tra la sua Ue e gli Usa di Trump. E la Cancelliera sta già correndo ai ripari

BERLINO - Che il G7 di Taormina, la «vetrina» che Matteo Renzi si era preparato per sé e che ha dovuto cedere al più riservato Paolo Gentiloni, sarebbe stato uno dei vertici più difficili degli ultimi anni era ampiamente previsto. Lo aveva preannunciato lo stesso Donald Tusk, numero uno del Consiglio europeo, riferendosi in particolare alle tante «differenze di vedute» che separano il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump dai leader dell'Ue. Differenze che sono emerse prepotentemente nel corso della due-giorni siciliana su temi di primo piano nell'agenda politica, come il clima, il commercio e l'immigrazione. E che hanno visto fronteggiarsi due idee opposte di Occidente, idee rappresentate dai due leader principali di questa parte del mondo: da un lato, naturalmente, il tycoon newyorchese; dall'altro, quella che non molto tempo fa fu ribattezzata il «pilastro» del mondo libero: Angela Merkel. 

L'eredità di Obama nelle mani di Angela Merkel
Un «contrasto» che, seppur in parte mascherato dalle usuali strette di mano, gli osservatori prevedevano potesse emergere già da tempo, e non a torto. Perché non è stato un caso che, durante l'ultimo viaggio europeo da Presidente Usa, Obama passò simbolicamente il testimone proprio a Frau Merkel, depositando nelle sue mani l'eredità del suo mandato. Né è stato un caso che l'ex Comandante in Capo statunitense sia tornato in Germania, ospite a fianco della Merkel di un convegno sulla «democrazia», proprio durante la visita di Donald Trump in Europa, a pochissimi giorni dal G7.

Tra Trump e Merkel rapporti difficili
Del resto, non serviva il G7 e quella «tirata d'orecchie» del Presidente americano alla Germania sull'export per capire che le visioni di Trump e Merkel su molti temi sarebbero state praticamente inconciliabili. Non è passato molto tempo da quando Peter Navarro, consigliere economico dell'inquilino della Casa Bianca, definì l'euro un «marco travestito» e accusò la Germania di guadagnarci a discapito di altri Paesi (come gli stessi Stati Uniti). Senza contare le tante perplessità espresse dall'entourage di Trump sull'impostazione stessa dell'Unione europea. Al punto che i vertici di Bruxelles non nascondono la stizza che provano per il papabile prossimo ambasciatore Usa presso l'Ue Ted Malloch.

Il piano segreto di Angela
Arriva da qui, dunque, l'icastica analisi espressa dalla Merkel all'indomani della conclusione dei lavori: «I tempi in cui potevamo fare pienamente affidamento sugli altri sono passati da un bel pezzo, questo l'ho capito negli ultimi giorni. Noi europei dobbiamo prendere il nostro destino nelle nostre mani», ha detto. E' probabile però che tale consapevolezza la Cancelliera ce l'abbia non da ieri, se è vero che, come sostengono alcuni media, Frau Merkel sta già da tempo lavorando alla risposta a questa «virata» nelle relazioni transatlantiche. Il quotidiano tedesco Faz attribuisce a Berlino la paternità di un vero e proprio «piano segreto» per l'Europa, con «più sfaccettature», e accenna all'ipotesi di un «governo dell'eurozona economico, in grado di introdurre dei titoli propri» per finanziare investimenti, che però, stando all'entourage della Cancelliera, non sarebbero gli «odiati» eurobond.

L'esercito europeo made in Germany
Pietra angolare del progetto riguarda la Difesa, per la quale «Merkel vuole spendere più soldi», fino a contemplare un commando centrale a Bruxelles. Cosa c'è di vero? Di certo, è da tempo che a Berlino si discute dell'argomento, al punto che qualcuno ha ventilato la possibilità che la Germania, tradizionalmente poco attiva in questo campo dopo la Seconda Guerra mondiale, si dotasse della bomba atomica. E se quest'ultima ipotesi rimane ancora lontana, le probabilità che Berlino assuma un ruolo di primo piano nella costruzione di una difesa europea sembrano aumentare. Secondo Elisabeth Braw di Foreign Policy, addirittura, la Germania starebbe lavorando in gran segreto in questo senso. Il primo passo in tale direzione è stata l'integrazione, avvenuta prudentemente lontano dall'attenzione dei media, delle forze armate tedesche e di quelle di Repubblica Ceca e Romania.

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L'integrazione di brigate straniere nell'esercito tedesco
Nei prossimi mesi, infatti, ciascun Paese integrerà una brigata nelle forze armate tedesche: l’81a Brigata Meccanizzata della Romania si unirà alla Divisione delle Forze di Risposta Rapida dell'esercito tedesco, mentre la 4a Brigata di Dispiegamento Rapido della Repubblica Ceca, che ha servito in Afghanistan e in Kosovo ed è considerata la punta di lancia dell’esercito ceco, diventerà parte della Decima Divisione Blindata tedesca. In questo modo, Repubblica Ceca e Romania seguiranno le orme di due brigate olandesi, una delle quali è già entrata a far parte della Divisione delle Forze di Risposta Rapida, mentre l’altra è stata integrata nella Prima Divisione Blindata della Bundeswehr, l'esercito tedesco.

Una rete di mini-eserciti europei sotto la guida della Germania
E mentre i progressi dell'Ue sulla costruzione di una tanto ventilata Difesa europea procedono con estrema lentezza, è quindi la Germania ad assumere le redini di un progetto ancora più ambizioso: il  Framework Nations Concept. Definizione che nasconde una rete di mini-eserciti europei, guidata dalla Bundeswehr, per compensare alla sua storica debolezza. Infatti, se nel 1989 il governo della Germania Occidentale spendeva il 2,7% del PIL per la difesa, nel 2000 questa spesa è scesa all’1,4%. Tra il 2013 e il 2016, il badget per la Difesa è rimasto bloccato all’1,2%. In un rapporto del 2014 al Bundestag, il Parlamento tedesco, gli ispettori generali della Bundeswehr hanno presentato un quadro imbarazzante: la maggior parte degli elicotteri della Marina non funzionava e dei 64 elicotteri dell’esercito solo 18 erano utilizzabili. E mentre la Bundeswehr della Guerra Fredda era composta da 370.000 soldati, la scorsa estate era forte soltanto di 176.015 tra uomini e donne. Per la Germania è insomma ora di voltare pagina, e pensare più in grande. Soprattutto in un momento in cui le relazioni con l'alleato statunitense sono più fredde che mai. Che la locomotiva economica d'Europa si stia preparando a diventare anche la potenza capofila a livello militare?