La stampa grida alle apertura della Cancelliera

Altro che asse franco-tedesco, Macron sarà l'ennesimo burattino della Merkel

All'indomani dell'incontro tra Emmanuel Macron e Angela Merkel, la stampa esalta le aperture della Cancelliera sui trattati europei e profetizza un nuovo asse franco-tedesco. Sarà davvero così?

BERLINO - Romano Prodi ne è convinto: con Emmanuel Macron all'Eliseo, Angela Merkel non sarà più l'unica egemone d'Europa. No, anzi: si rinsalderà un vero e proprio asse franco-tedesco che costringerà la Cancelliera a rivedere, almeno in parte, le sue politiche. L'ex premier italiano spiegava la sua tesi all'indomani della vittoria di Macron, una tesi che l'incontro di ieri tra il neo-Presidente francese e la «regina d'Europa» sembra corroborare. Frau Merkel ha infatti incredibilmente aperto alla possibilità di emendare i Trattati europei, se ciò «ha senso». Ma chi già esulta, dovrebbe usare più prudenza. Perché, al di là delle dichiarazioni estemporanee, la politica (soprattutto quella europea) è un'altra cosa. E' fatta di equilibri delicati, delicatissimi, soprattutto in un momento innegabilmente tanto difficile per l'Ue. Ma andiamo per ordine.

LEGGI ANCHE Con Macron Merkel non è più l'unica egemone, parola di Romano Prodi

L'avvertimento di Berlino
A poche ore dall'incontro con Macron, Berlino ha voluto mettere pubblicamente le mani avanti. Emendare i trattati europei al momento attuale non è realistico, ha fatto sapere il Governo tedesco a proposito dei progetti menzionati in tal senso in campagna elettorale da Macron. Prima di incontrare il nuovo titolare dell'Eliseo, dunque, Angela Merkel ha voluto mettere un punto fermo, per bocca di una portavoce del ministero delle Finanze, Friederike von Tiesenhausen. Il riferimento era probabilmente a due delle idee del neo-Presidente: la nomina di un ministro delle Finazne della zona euro e un budget europeo.

Le promesse di Macron
Macron ha infatti dichiarato di essere a favore di un budget separato per l'eurozona, e ha promesso anche di dare all'Ue un suo Parlamento e un suo ministro delle Finanze. Modifiche che però richiederebbero il voto di tutti i 27 Paesi dell'Ue, scenario alquanto improbabile per i tedeschi. Il portavoce del ministero degli Esteri Martin Schaefer ha spiegato: «C'è un accordo con i governi che, data la difficile situazione a cui siamo confrontati, un piano con modifiche ai trattati non è una buona idea».

La Germania cambia idea su Macron
Non c'è dubbio che la Germania di Angela Merkel abbia tirato un gran sospiro di sollievo dopo la vittoria di Macron: rispetto ad avere una Francia governata da Marine Le Pen, ai tedeschi è andata di lusso. Eppure, passato lo spauracchio dell'estrema destra, i media tedeschi hanno cominciato ad avvertire che le riforme sostenute dal nuovo leader di Francia potrebbero essere molto costose per la Germania. In effetti, le proposte di Macron non sono affatto una novità. Il nuovo inquilino dell'Eliseo ha ripreso proposte ben note alle istituzioni europee, che addirittura erano incluse nel cosiddetto «Rapporto dei 5 presidenti» per una «Unione monetaria completa». Tale rapporto era stato redatto fra gli altri dal Presidente della BCE Mario Draghi, dall'ex Presidente del Parlamento Martin Schulz (SPD) e dal Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker.

Macron e l'abbraccio mortale della Cancelliera
Merito della Merkel se quel rapporto sia stato rapidamente cestinato. Ora Macron ci riprova, ma la situazione è decisamente complicata. Perché il Presidente francese da un lato deve fare attenzione a non urtare la Cancelliera tedesca, che, con quella dichiarazione fatta trapelare a poche ore dal vertice, gli ha fatto già capire chi comanda; dall'altro lato deve sottrarsi all'abbraccio mortale con la Cancelliera, per dimostrare all'opinione pubblica di non essere una sua marionetta. Mission impossible?

Merkel disposta a rivedere i Trattati?
Di certo, chi nel dopo-vertice grida alla rinascita dell'asse franco-tedesco deve essersi perso qualche passaggio. Tutti i media in coro, in effetti, hanno dato grande risalto all'apertura della Merkel a proposito di ciò che poco prima il Governo tedesco aveva bollato come irrealizzabile: le modifiche ai trattati. «Siamo convinti che non possiamo occuparci solo dell’uscita della Gran Bretagna, ma anche di come approfondire la Ue e soprattutto l’Eurozona», ha detto la Cancelliera, citando ad esempio progetti in ambito fiscale. «Dal punto di vista tedesco è possibile cambiare i Trattati se ciò ha senso», ha specificato. Una dichiarazione che stride sonoramente con quanto fatto sapere qualche ora prima.

Cosa chiede la Merkel a Macron?
La contraddizione può spiegarsi andando più a fondo al punto di vista tedesco. Prima Berlino ha voluto avvertire Macron su chi comanda in Europa, poi ha aperto alle sue proposte. In mezzo, restano le «condizioni»: Macron, cioè, prima prima di poter discutere alla pari con la Merkel, dovrà fare i suoi «compiti a casa» e avviare le riforme strutturali. In altre parole: senza un'«Agenda 2010» (una copia delle riforme portate avanti da Schroeder) in salsa francese ed un budget pubblico vicino al pareggio di bilancio non se ne parla proprio. Con queste riforme all'attivo, invece, si vedrà. Frau Merkel lascia una porta socchiusa per spingere l'alleato a ubbidire con la massima puntualità. Del resto, Macron è lo stesso che partorì quella riforma del lavoro che ha portato migliaia di francesi in piazza: le carte in regola per seguire le indicazioni della Cancelliera le ha tutte. Troppo presto, invece, per profetizzare un riequilibrio dello strapotere tedesco grazie all'influenza francese. Scenario che in ogni caso lascia aperto un dubbio, per certi versi inquietante e di cui pochi, anche qui in Italia, tengono conto: con l'asse franco-tedesco, che fine farebbe il Belpaese?