30 luglio 2021
Aggiornato 03:00
Addio ai partiti, ora la sfida non è più sinistra-destra

Con Macron Merkel non è più l'unica egemone, parola di Romano Prodi

Romano Prodi è stato tra coloro che ha gioito della vittoria di Emmanuel Macron alle elezioni tedesche. Perché, a suo avviso, con lui l'Europa sarà più plurale, e meno 'tedesca'

ROMA - L'ex premier Romano Prodi è tra coloro che gioiscono della vittoria di Emmanuel Macron nelle elezioni francesi. C'è poco di cui stupirsi, in realtà, se si pensa che fu proprio Prodi a farci entrare nell'euro. Per il professore, ad ogni modo, l'esito del voto francese è positivo soprattutto per un motivo: perché renderà l'Europa meno tedesca e più pluralista. «Il primo risultato è che finiranno, spero, i vertici europei a senso unico, in cui la Merkel dava la linea dottrinaria e gli altri capi di governo facevano le conferenze stampa», ha spiegato Prodi in una intervista a Repubblica.

L'asse franco-tedesco
«Il motore franco-tedesco - prosegue Prodi - ricomincerà a funzionare con due pistoni, come è bene che sia. E, grazie alle due velocità e alle cooperazioni rafforzate, potrà coagulare il consenso di altri grandi Paesi, come l'Italia e la Spagna, ripristinando la dialettica che ha fatto avanzare l'Europa». Il ripristino di un asse franco-tedesco, insomma, per l'ex premier non potrà che giovarci. «In concreto, mi sembra che il settore più pronto sia quello della Difesa. La Francia, che dopo l'uscita degli inglesi è rimasta l'unico Paese europeo con un deterrente nucleare e con il diritto di veto all'Onu, deve mettere a punto con la Germania, con l'Italia e con la Spagna un disegno di esercito europeo. È un progetto realistico che potrebbe aumentare molto le nostre capacità di difesa senza aumentare le spese. Ma ci sono altri settori come la ricerca comune sulle grandi infrastrutture o il lancio di programmi sociali a livello europeo, a cominciare dall'edilizia popolare», spiega.

Stop ai partiti tradizionali
Le presidenziali francesi hanno anche segnato la scomparsa dei partiti tradizionali: «Con l'unica eccezione della Germania, il mondo è cambiato. La politica è cambiata. La dialettica, oggi, non è più tra destra e sinistra, ma tra apertura e chiusura verso il mondo globale. Come si è visto bene in Francia, lo scontro non è più tra proletariato e borghesia, ma tra ceti urbani acculturati e periferie subculturali. I vecchi partiti, diventati macchine elettorali senza più una funzione sociale, non riescono a comprendere e a rappresentare le nuove contraddizioni della società».