29 giugno 2017
Aggiornato 11:00
Edward Snowden rivela il paradosso

La rivelazione shock di Snowden: «La Cia dietro ai tunnel distrutti dalla super-bomba di Trump»

L'ex analista della Cia Edward Snowden ha acutamente messo in luce il paradosso che si cela dietro l'ultima azione di Trump in Afghanistan. E che palesa l'ambiguità della politica estera americana.

Il presidente Usa Donald Trump durante una visita nel quartier generale della Cia a Langley
Il presidente Usa Donald Trump durante una visita nel quartier generale della Cia a Langley (EPA/Olivier Douliery / POOL)

KABUL - A pochi giorni dall'attacco in Siria che ha rivoluzionato la politica americana nella regione, Donald Trump stupisce ancora. E lo fa sganciando la «madre di tutte le bombe», la più potente bomba non nucleare mai usata dagli States, sull'Afghanistan. Paese che è stato relativamente assente dal manifesto programmatico del tycoon in campagna elettorale, ma che è strategico sotto più punti di vista. In primis, sotto il profilo della lotta all'Isis, che sempre più si sta infiltrando nel Paese dell'Asia centrale, approfittando del caos e dell'instabilità politica.

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Obiettivo primario: l'Isis
E sarebbe proprio per colpire l'Isis, impedendo ai suoi miliziani di nascondersi nella rete di tunnel e bunker che attraversa l'Afghanistan al confine con il Pakistan, che Trump e il suo team avrebbero sganciato la famigerata bomba, la cosiddetta Moab (Massive Ordnance Air Blast). Eppure, c'è chi rileva, nella decisione degli Usa a guida Trump, una sorta di paradossale controsenso, un segno dell'ironia (amara) della sorte. 

L'acuta osservazione di Snowden
E' stato Edward Snowden, l'ex analista della Cia famoso per aver portato alla luce lo scandalo sui sistemi di sorveglianza di massa utilizzati dalla Nsa, a far emergere un aspetto della vicenda altrimenti poco considerato. In alcuni tweet, infatti, Snowden ha osservato come i tunnel colpiti dalla «super-bomba» siano stati, tempo addietro, costruiti con il sostegno degli stessi americani. Sostegno, si intende, innanzitutto economico. 

.@thenib Those mujahedeen tunnel networks we're bombing in Afghanistan? We paid for them. #Blowback https://t.co/xokL8VCQqk (via @GabiElenaDohm) pic.twitter.com/VDVsUYahiG

— Edward Snowden (@Snowden) 13 aprile 2017

The bomb dropped today in the middle of nowhere, Afghanistan, cost $314,000,000. https://t.co/mV6sJoMIFJ (credit @thenib) pic.twitter.com/aj0Om5RhAV

— Edward Snowden (@Snowden) 13 aprile 2017

Cunicoli costruiti con i soldi degli americani
Già, perché quei cunicoli dove oggi i jihadisti dell'Isis si nascondono sono le stesse gallerie costruite dai mujahidin, negli anni Ottanta, quando la Cia finanziava la jihad contro la presenza sovietica nel Paese. A sostegno della sua constatazione, Snowden allega un estratto di un articolo del 2005 del New York Times, in cui si legge chiaramente come quella rete di cunicoli sia parte dell'agglomerato di costruzioni finanziate dalla Cia e realizzate per i mujahidin. Secondo il New York Times, quel complesso di tunnel è stato finemente rifinito dai talebani nel periodo in cui iniziò l'invasione statunitense contro di loro, ex amici degli stessi americani, nel 2001, al punto che quei cunicoli furono dotati di sistemi di ventilazione e di generatori idroelettrici. Questi ultimi si dice siano stati progettati dallo stesso nemico giurato dell'America Osama Bin Laden.

Quelle gallerie hanno ospitato amici, ex-amici e nemici degli Usa
Le gallerie che si intrecciano in profondità nella pietra delle montagne afghane hanno quindi accolto e protetto nel proprio ventre i mujahidin quando erano alleati di Washington, poi gli stessi talebani quando sono diventati nemici degli americani, e infine i terroristi dell'Isis. Ma è possibile che dietro alla decisione di sganciare la «super-bomba» si nasconda anche altro.

Perché la super-bomba? 
Da un lato, sulla scia dell'attacco in Siria, potrebbe esserci una valutazione strategica di politica interna. Trump, cioè, sarebbe intenzionato a marcare la differenza tra sé e il suo predecessore, spesso accusato di indecisione e ambiguità negli affari internazionali. L'Afghanistan, in particolare, costituisce dopo la Siria il più clamoroso insuccesso della politica estera di Obama, visto che, in campagna elettorale, aveva promesso di ritirare entro il 2014 le truppe, disattendendo poi più e più volte la parola data.

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I 3 messaggi di Trump
E poi c'è il profilo della politica internazionale. Trump, con quella bomba, potrebbe aver voluto inoltrare, di fronte a opinione pubblica e interlocutori esteri, un triplice messaggio. Il primo è una dimostrazione di forza davanti al popolo americano, a cui ha sempre promesso di usare il pugno duro contro lo Stato islamico come il suo predecessore non ha mai fatto. Il secondo è un avvertimento alla Corea del Nord, nel tentativo di dissuaderla dal realizzare nuovi test missilistici. Il terzo è invece diretto alla Russia, sempre più alla ribalta sulla scena internazionale, e protagonista nello stesso Afghanistan. Russia che, dopo aver ospitato poco tempo fa una conferenza internazionale sul Paese a Mosca alla presenza dei rappresentanti degli Stati della regione, ne proporrà a breve un'altra a cui, pare, gli Usa non parteciperanno. Le due potenze rivali al tempo della Guerra fredda, insomma, sembrano sempre più vicine a confrontarsi su quello che anche decenni fa fu un terreno di scontro decisivo.