29 giugno 2017
Aggiornato 11:00
Cinquantanove missili

Trump bombarda la Siria: il mondo a un passo dalla guerra mondiale

Il presidente Trump è visibilmente manipolato da poteri che vogliono lo scontro con la Russia. I nostri destini sono nelle mani di Vladimir Putin, l'unico che pare aver mantenuto un minimo di razionalità e umanità

DAMASCO - E così è arrivato l’attacco statunitense in Siria. Ordinato da Donald Trump, il presidente che doveva disinnescare il conflitto mondiale tra Russia e Stati Uniti. I populisti, quando sono al governo, par di capire, diventano più realisti di quelli che li precedevano: peccato. Speravamo che il presidente Usa, seppur bizzarro, fosse meno guerrafondaio di Hillary Clinton, ma così non è.

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Meno guerrafondaio di Hillary?
E’ un uomo imprevedibile, probabilmente schiavo della sua insicurezza, che si trasforma in ricerca di consenso attraverso sparate sempre più pericolose per il mondo. Un uomo troppo ondivago che in due giorni ha cambiato totalmente idea sulla Siria: qualcuno deve essersi accorto di questa debolezza ed è iniziata una manipolazione senza precedenti. Il presidente Usa è un uomo solo, senza consiglieri, circondato da parenti ignoranti. Siamo veramente in pericolo, tutti quanti. Mai come oggi ci stiamo inoltrando su un crinale pericoloso, guidati da uomini invasati da un odio fondato sul nulla. Nessuno si aspettava una ritorsione così violenta per un attacco, quello siriano, evidentemente costruito a tavolino.

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Quali prove schiaccianti contro Assad?
I campioni della civiltà e della democrazia, Israele e Turchia, avevano detto di essere in possesso di prove schiaccianti inerenti l’attacco chimico ordinato da Assad. Vediamole: riprese satellitari mostrerebbero caccia siriani intenti a bombardare Iblid con armi chimiche. Sarebbe utile capire come un satellite, o meglio un radar, possa descrivere delle bombe caricate con armi chimiche... Prove, per altro, che non sono state mostrate. Ma d’altronde ricordiamo tutti Colin Powell all’Onu con in mano la fialetta di antrace. Le povere vittime del raid siriano sono state uccise da armi chimiche, ma la prova che non sia stato centrato un deposito costruito dai terroristi, e bombardato dall'aviazione siriana, non c'è. 

La Russia è l'unica a chiedere un'inchiesta
Al contempo nessuno risponde al ministro degli esteri russo Lavrov, che chiede– dimostrando un senso della razionalità che umilia la cultura occidentale ormai caduta nella polvere - una commissione d’inchiesta indipendente per capire cosa sia accaduto realmente. E poi, eventualmente, punire i colpevoli. No, si deve bombardare subito, immediatamente. Una richiesta di buon senso quella di Lavrov, a cui è stata preferita la sgangherata propaganda statunitense, israeliana, turca, inglese e francese.

Gli Usa ufficialmente con i terroristi
Così, da qualche giorno, sappiamo che l’esercito più potente del mondo è alleato con i terroristi. Oddio, lo sapevamo già, ma non fino a questo punto. Cinquantanove missili in difesa di Al Nusra, e dello stato islamico che terrorizza il mondo e scatena migrazioni di disperati che invadono in ciabatte l’Europa. Il mondo è nelle mani, spiace dirlo, dell’unico uomo che in questo momento sta dimostrando di non essere un pazzo: Vladimir Putin.

Nelle mani di Putin
Siamo consapevoli di un’affermazione così estrema, perché si tratta pur sempre di un capo assoluto. Ma questo personaggio, ex agente del Kgb nel tempo sovietico, ha in mano i nostri destini. La speranza è che si fermi alla guerra delle parole diplomatiche ma non scenda sul piano militare: anche perché l'attacco americano, se non sarà ripetuto, potrebbe rappresentare un «contentino» per gli psicolabili guerrafondai del Pentagono che vorrebbero ben di più. Una scelta da uomo che vuole fare la storia, distante anni luce dai guerrafondai che spadroneggiano le nostre misere democrazie occidentali. Siamo nelle mani di uomini composti di vuoto, schiavi di un culto pagano e mortifero, che dalla vita hanno ottenuto tutto perché vogliono distruggere tutto.