Italia nel mirino

Arriva Katainen, l'uomo che eliminerà Jean Claude Juncker e Mario Draghi

Grandi manovre dei rigoristi ortodossi tedeschi. Schaeuble tenta si spingere il suo uomo finlandese al vertice della Commissione, per avere poi la testa di Draghi

Jyrki Katainen a destra con il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker
Jyrki Katainen a destra con il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker (EPA/OLIVIER HOSLET)

BRUXELLES - Il nome ricorda quello di una corazzata resa celebre dal regista Eisenstein: Katainen. E’ un uomo finlandese, politico e burocrate, già primo ministro, che di nome fa Jyrki e, così si dice, potrebbe essere colui che succederà a Jean Claude Junker, prossimo all’autopensionamento.

Ortodossia e austerità
L’aura che circonda il finlandese dal nome che ricorda una divisione della Wermacht non è delle migliori: pare che sia un integralista dell’austerità, del rigore, dei conti in ordine: insomma, di tutto l’armamentario ideologico che ha reso grande la Germania e piccola l’Europa. L’ex premier della Finlandia è recentemente salito agli onori della cronaca per il suo approccio battagliero alla neopresidenza statunitense. Il nuovo nemico dell’Europa sono Donald Trump e le sue politiche economiche protezioniste: almeno sulla carta. In una recente intervista pubblicata sul Sole 24 ore del 7 febbraio, ha dichiarato: «Prima dell’arrivo di Donald Trump, il libero commercio era fonte di preoccupazione per molti in Europa e nel mondo, associato a una globalizzazione non governata o mal governata. Si era convinti che l’assenza di regole fosse sinonimo di perdite di posti di lavoro. Oggi l’approccio mentale è più favorevole al commercio, per via anche della minaccia di decisioni unilaterali da parte americana. Siamo passati da una visione negativa del libero commercio, a una visione più positiva se quest’ultimo è basato su regole certe e condivise. Non è un caso se nelle ultime settimane i paesi del Golfo Persico, dell’Asia o dell’America Latina ci dicono di voler rafforzare i legami con una Europa che privilegia il multilateralismo e la cooperazione internazionale».

Una visione del mondo sconcertante
Una visione del mondo sconcertante, che spiega bene la dissociazione cognitiva in cui vivono le élite europee. Forse non è chiaro a colui che sostituirà il buon Jean Cluade Junker, ma la classe media europea teme le politiche europee centrate sul mito del commercio globale ogni giorno di più. Anzi, le visioni alternative, sprezzantemente definite «populiste», crescono in Europa grazie all’approccio, sgangherato finché si vuole, del neopresidente statunitense. E perfino gli alfieri del globalismo europeo, ovvero i socialdemocratici tedeschi, cominciano a nutrire qualche dubbio sulla ricetta che da trent'anni sta cuocendo la vita, e il futuro, della Comunità Europea. Quando poi questa illuminazione sulla via di Damasco da parte di Martin Schulz, o di Corbyn in Inghilterra, o dei vari Bersani in Italia, sia genuina e non strumentale al recupero di qualche volto è da dimostrare.

Nel mirino c'è Mario Draghi
La vicenda però appare più grande di quanto appaia. Jean Claude Junker ha in realtà smentito la volontà di prossime dimissioni, e così hanno fatto molti uomini a lui vicini. Di più: lo scoop inerente il nome di Katainen pare costruito ad arte nella cancelleria di Berlino, in particolare dal ministro delle finanza del governo tedesco Wolfgang Schaeuble. Quest’ultimo sarebbe molto irritato dalla «elasticità» che la Commissione Europea sta "concedendo" a Italia e Grecia, ormai fanalini di coda economici della Ue. La preoccupazione tedesca, come noto, è inerente all’inflazione che sta rialzando, leggermente e solo in alcuni paesi, la testa. In questo senso i fanatici del rigore vorrebbero eliminare politicamente Juncker, per poi finire al bersaglio grosso: Mario Draghi. Un uomo come Katainen, ovvero un super falco, un estremista del rigore, condurrebbe la Commissione Europea lungo una linea di conflitto verso la Bce, il cui risultato non potrebbe che essere la rimozione del banchiere italiano. E con lui la fine del Qe, da sempre visto come nemico degli interessi tedeschi.