15 dicembre 2019
Aggiornato 22:00
Trump contro Merkel

Trump all'attacco della Germania: «L'euro è un marco sottovalutato»

Il 45esimo presidente americano ha accusato la Cina e il Giappone di manipolare i cambi a loro favore e il suo vice in campo commerciale, Peter Navarro, ha detto che l'euro è un «marco fortemente sottovalutato»

NEW YORK – The Donald non fa sconti a nessuno. Arrivato al suo undicesimo giorno alla Casa Bianca, il 45esimo presidente americano ha accusato la Cina e il Giappone di avere manipolato le proprie valute con l'intento di sostenere le esportazioni. E il suo consulente numero uno in campo commerciale, Peter Navarro, ha attaccato la Germania di sfruttare a sua volta un euro «esageratamente svalutato» avvantaggiandosi rispetto ai suoi partner commerciali.

Perché Trump preferisce un dollaro debole
La presa di posizione di Trump, diventato famoso per avere detto in una intervista al Wall Street Journal di metà gennaio che «il dollaro è troppo forte» ha spinto il biglietto verde contro un basket di valute sui minimi dello scorso novembre. L'euro è arrivato a comprare 1,0793 dollari (+0,9%). Un dollaro viene scambiato per 112,712 yen (-0,96%) consentendo alla divisa giapponese di continuare a rafforzarsi dopo la decisione della Bank of Japan di lasciare invariati i tassi e di alzare le stime di crescita. E’ evidente che Donald Trump preferisca un biglietto verde più debole perché favorirebbe le esportazioni a stelle e strisce: i prodotti Made in Usa diventerebbero infatti meno costosi agli occhi degli acquirenti stranieri.

The Donald contro le svalutazioni straniere
Non è comunque la prima volta che il successore di Obama accusa la Cina di manipolare lo yuan a proprio vantaggio. Trump aveva già chiarito il concetto in precedenza e in maniera inequivocabile: «Non sappiamo niente di svalutazioni. Ma qualsiasi altro Paese vive di svalutazioni. Guardate la Cina cosa sta facendo, guardate quello che il Giappone ha fatto per anni. Hanno giocato nel money market, hanno sfruttato le svalutazioni e noi ce ne stiamo seduti qui come un gruppo di cretini». E' anche per questo, secondo il Commander in chief, che le aziende pharma Usa «se ne sono andate» all'estero, e "non producono più farmaci qui» in Usa. La colpa secondo The Donald «è in gran parte delle regolamentazioni", del fatto che altri paesi «si approfittano di noi».

L’attacco contro l’euro e contro la Germania
Se invece, come intende fare Trump, le nazioni pagheranno quanto dovuto per i farmaci Usa, le aziende produttrici «avranno più risorse finanziarie con cui accelerare lo sviluppo di nuove cure» in patria. Diversamente da quello contro la Cina, l'attacco alla Germania è invece nuovo per l'amministrazione Trump, ma non per gli Stati Uniti in generale. Da alcuni anni Washington disapprovava l'ampio avanzo commerciale di Berlino non solo nei confronti degli Usa, ma anche con il resto dell'Eurozona. Per questo ha premuto affinché la Germania rivitalizzasse la domanda interna dipendendo meno sulle esportazioni. La differenza con le passate amministrazioni, però, sta nei modi: Obama ha sempre usato un linguaggio diplomatico, Navarro no. Il numero uno del Consiglio nazionale per il commercio della Casa Bianca ha puntato il dito contro l'euro, definendolo senza mezzi termini un «marco fortemente sottovalutato». Non solo: per lui la Germania è «un grande ostacolo» alla Transatlantic Trade and Investment Partnership, l'accordo di libero scambio tra le due sponde dell'Atlantico le cui trattative sono per lui praticamente morte.