19 gennaio 2020
Aggiornato 16:00
Gli Stati potranno respingere i migranti verso la Grecia (e l'Italia)

Immigrazione, l'Ue: da marzo si torna al sistema Dublino. Cioè tutti i migranti a Grecia e Italia

La Commissione europea ha annunciato che, da marzo 2017, si tornerà alle normali regole sull'immigrazione: via libera, cioè, ai respingimenti verso la Grecia (e l'Italia)

Uno dei tanti pescherecci che porta i migranti sulle nostre coste.
Uno dei tanti pescherecci che porta i migranti sulle nostre coste. Shutterstock

BRUXELLES - Che il sistema d'asilo europeo sia perlomeno da riformare da capo a piedi, Bruxelles sembra averlo capito almeno da un anno e mezzo, dopo che, nel 2015, l'eccezionale flusso migratorio verso il Vecchio Continente ha portato quel sistema al collasso. Non a caso, la Commissione europea ha più volte ventilato un superamento della famigerata Convenzione di Dublino, quella, cioè, che obbliga i richiedenti asilo a fermarsi nel primo Paese europeo d'arrivo. Che, per la stragrande maggioranza di coloro che arrivano via mare, corrisponde alla Grecia o all'Italia.

Un sistema al collasso
Quel sistema è letteralmente naufragato lo scorso anno, quando la Grecia, già alle prese con le severissime manovre di austerità imposte da Bruxelles, non è riuscita a far fronte al numero di arrivi in crescita, e ha lasciato passare verso il Nord Europa molti di coloro che erano sbarcati sulle sue coste. Una iniziativa che ha portato, a catena, gli Stati della rotta balcanica a chiudere le frontiere e costruire muri nel tentativo di impedire il passaggio dei migranti.

Redistribuzioni bloccate e la guerra delle quote
Contemporaneamente, le famose redistribuzioni di 160.000 rifugiati da Grecia e Italia verso i Paesi del Nord sono rimaste, in gran parte, promesse disattese, né si può dire che abbia funzionato il tentativo dell'Ue di assegnare i migranti da accogliere ai diversi Paesi con un meccanismo distributivo che tenesse conto di vari fattori. Tutt'altro: in seno all'Unione si è scatenata una vera e propria «guerra delle quote», con gli Stati del cosiddetto «gruppo di Visegrad» fermi oppositori di tale regime, e Bruxelles che non ha esitato a minacciare «multe» e punizioni finanziarie per chi rifiutasse il meccanismo. Senza contare, peraltro, il referendum indetto sull'argomento dal premier ungherese Viktor Orban, che non ha raggiunto il quorum, ma che ha visto la larghissima maggioranza dei votanti schierati contro le quote. E anche se la Commissione europea, lo scorso giungo, ha avanzato due proposte per un parziale superamento di Dublino, è oggi più chiaro che mai che quella prospettiva rimane un'oasi nel deserto, perché la quadra proprio non si trova.

Ue: da marzo al via le deportazioni in Grecia. Torna Dublino
La prova? La stessa Commissione ha annunciato che, a partire da marzo 2017, gli Stati membri possono nuovamente respingere in Grecia i richiedenti asilo arrivati in Europa da questo Paese, proprio in applicazione del trattato di Dublino. Sono circa 13mila i migranti registratisi in Grecia di cui si sono perse le tracce, e che probabilmente hanno proseguito il loro viaggio verso il Nord Europa. Quanto alle redistribuzioni, sui 160.000 migranti arrivati in Grecia e in Italia che i Paesi Ue avrebbero dovuto «spartirsi", per il momento quelle che hanno lasciato i due Paesi sono solo poco più di 6000 persone per la Grecia e nemmeno 2000 per l'Italia.

Il patto con Erdogan traballante
Per non parlare del controverso accordo con la Turchia di Erdogan, che ha contribuito ad alleviare il flusso migratorio sulla rotta balcanica, spostandolo però su quella libico-italica. Oltretutto, in realtà la Commissione è indietro anche sul quello. Perché una delle misure principali è il rinvio verso il territorio turco degli immigrati clandestini arrivati in Grecia attraverso la Turchia, ma il «sultano» ha minacciato più volte di stracciare il patto a causa del ritardo europeo nei pagamenti promessi (6 miliardi in due anni) e nella concessione dei visti per i cittadini turchi. Secondo la Commissione, tuttavia, il patto con Erdogan ha già dato i suoi frutti: perché gli arrivi dalla Turchia alla Grecia sarebbero scesi a una media di 92 al giorno dallo scorso marzo, a confronto delle migliaia di persone che giungevano prima dell'accordo. Inoltre, sarebbero 1.187 i migranti deportati in Turchia da marzo dello scorso anno.

Il ritorno a Dublino? La Grecia sarà lasciata (di nuovo) sola...
Ma è evidente che la decisione di tornare al sistema di Dublino nudo e crudo palesa l'ennesimo fallimento dell'Ue in tema di immigrazione. Perché di fatto si ritorna (ed era prevedibile) al sistema pre-2015, con in più diversi Stati dell'Europa centrale barricati dietro muri e con limitazioni del sistema di libero movimento di Schengen. La Grecia, insomma, verrà abbandonata al suo destino, con 62.000 migranti – tra cui donne e bambini – ancora bloccati sul suo territorio e scarsissime risorse da destinare all'accoglienza. Su cinque isole greche ci sono, ad oggi, 16.295 richiedenti asilo, circa il doppio del numero massimo che quelle isole sarebbero in grado di ospitare. Con tutte le conseguenze del caso in tema di rispetto dei diritti umani, conseguenze che le associazioni umanitarie hanno già denunciato tante volte.

...e l'Italia con la Grecia
Ma il corollario di tutta questa situazione riguarda da vicino anche il nostro Paese. Perché se l'annuncio della Commissione Ue riguardo il pieno ripristino del sistema di Dublino corrisponde, come pare, a una sostanziale resa nella sua intenzione di riformarlo, a farne le spese sarà anche l'Italia. Che è l'altra destinazione dei flussi via mare, che peraltro ha visto, con la chiusura della rotta balcanica e l'accordo con la Turchia, crescere il numero di migranti sbarcati sul suo territorio. L'invito della Commissione europea agli Stati membri di rimandare i migranti in Grecia, insomma, contiene un implicito invito a comportarsi ugualmente con l'Italia, che con la vicina ellenica condivide la natura di «ponte» tra il Sud del mondo e l'Europa. Con buona pace del premier dimissionario Matteo Renzi, che negli ultimi tempi avevafatto la voce grossa (forse, chissà, motivato dalla scadenza elettorale) con l'Ue sul fronte immigrazione, arrivando a minacciare di tagliare i generosi contributi economici dell'Italia. Ed ecco in quale considerazione le sue minacce sono state tenute.