12 dicembre 2019
Aggiornato 14:30

Lavrov: l'immigrazione in Italia? Iniziò dopo il disastroso intervento in Libia

In occasione dell'incontro con il business europeo a Mosca, il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha parlato di rapporti con l'Occidente, sanzioni, Siria e immigrazione

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Shutterstock

MOSCA - Si tiene oggi nella capitale russa l'incontro con il business europeo riunito sotto la sigla AEB, alla presenza del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Sotto il titolo «Briefing by Sergey Lavrov, Minister of Foreign Affairs of the Russian Federation», il confronto ha sede al Four Seasons Hotel Moscow. Il quale ha colto l'occasione per affrontare diversi temi, tra cui lo scontro tra Mosca e Occidente, la situazione in Siria, l'economia in Russia e, non da ultimo, l'immigrazione. Secondo Lavrov, il problema dell'immigrazione per l'Italia è iniziato con l'intervento in Libia e la risoluzione «usata in maniera rozza» contro Gheddafi.

Libia
Lavrov rispondendo a una domanda di Costante Marengo, esponente italiano in AEB, ha invitato a non dimenticare da dove è iniziato tutto. «E la Libia è diventato un territorio per il terrorismo», situazione che ha un risvolto immediato «proprio sull'Italia»«Esiste il diritto internazionale che regola quanti immigrati e quanti rifugiati un Paese debba accogliere», ha poi aggiunto. 

L'escalation della Nato e i soldati italiani
Lavrov ha anche commentato l'escalation in corso con l'Alleanza atlantica. «Genera preoccupazione l'avvicinamento delle infrastrutture militari ai nostri confini», ha detto. Il ministero degli Esteri russo aveva già dichiarato la preoccupazione in un briefing, ma a livello di portavoce. In particolare Maria Zakharova, sull'impegno italiano in Lettonia, aveva accusato non Roma ma direttamente la Nato. «La sua politica è distruttiva» aveva detto. «L'Alleanza è impegnata nella costruzione di nuove linee di divisione in Europa invece che di profonde e solide relazioni di buon vicinato».

Gli errori degli Usa in Siria
Lavrov si è mostrato critico anche sulla posizione degli Stati Uniti in Siria, che - ha dichiarato - «devono ancora separare opposizione in Siria dai terroristi». Secondo Lavrov «la condizione più importante» nella soluzione della crisi in Siria è «la distinzione immediata e completa della cosiddetta opposizione moderata siriana da Isis, al Nusra e simili. I nostri partner americani ci hanno promesso di farlo otto mesi fa. Finora, non è successo niente», ha aggiunto, parlando agli esponenti dell'Associazione delle imprese europee in Russia.

Sanzioni
Quindi, si è toccato lo spinoso argomento delle sanzioni. Anche grazie alle quali, ha spiegato il titolare degli Esteri russo, Mosca è diventata «già abbastanza indipendente per quello che riguarda la questione della tecnologia e macchinari e siamo diventati quasi autosufficienti. Ma questo non significa che noi abbiamo sprangato la porta».  Lavrov rispondeva a una domanda di Cesare Biggioggera, esponente italiano nel board di AEB. «La politica di sostituzione delle importazioni non è stata una nostra scelta, ma una misura necessaria» dopo che le «banche europee hanno smesso di dare credito ai nostri produttori agricoli» e diventò una «questione di sicurezza interna». Lo stesso si può dire delle strategie negli altri settori strategici, «quando si parla di tecnologia e macchinari».

Guerra Fredda? Non è inevitabile
Lavrov ha poi cercato di ridimensionare la portata dello scontro in corso tra Mosca e l'Occidente, che porta molti analisti a rievocare i tempi della cortina di ferro. La Russia e l'Ovest «non hanno contraddizioni ideologiche» tali da rendere la Guerra Fredda «inevitabile», ha osservato.