Intanto, il leader della Csu la minaccia di abbandonarla

Da Bratislava a Berlino: la fine dell'era Merkel?

Tempi duri per la Cancelliera: sempre meno apprezzata tanto in Europa (come il vertice di Bratislava ha fotografato), quanto in patria. Dove, su Berlino, si profila un'altra sconfitta.

La cancelliera tedesca Angela Merkel.
La cancelliera tedesca Angela Merkel. (Frederic Legrand - COMEO / Shutterstock.com)

BERLINO - Da Bratislava a Berlino, dall'Europa alla Germania: sono giornate in cui Angela Merkel si gioca tutto, dal suo ruolo di cancelliera d'Europa, al suo seggio, mai meno saldo di così, in patria. E dopo che in Slovacchia ha ravvisato una «situazione critica», assistendo ai tentativi dei colleghi europei di demolire la sua idea di Europa così faticosamente costruita, domenica la Cancelliera dovrà invece fare i conti con i tedeschi del land di Berlino, quello in cui il sostegno elettorale sembra più traballante.

Una posta in gioco altissima
Dopo la batosta subita due settimane fa Meclemburgo Pomerania, dove la sua Cdu si è conquistata una sconfortante medaglia di bronzo, subendo addirittura il sorpasso della destra estrema dell'Afd, la scorsa settimana il partito della Merkel ha invece retto nella Bassa Sassonia. Ma ora la posta in gioco è Berlino, la Capitale. Sarà un voto, dunque, decisamente significativo, tanto più che solo un anno separa i tedeschi dalle elezioni politiche federali. Sono circa 2,5 milioni i berlinesi chiamati a rinnovare le istituzioni della città-stato, che continua la sua rapida evoluzione urbanistica e sociale, 27 anni dopo la caduta del Muro. Il Parlamento del Land sarà chiamato a designare il governatore/sindaco, incarico che da 15 anni è nelle mani dei socialdemocratici.

Stravolgimento
I sondaggi già prevedono uno stravolgimento: ad oggi, sembra che l'Spd arrivi ancora in testa (20%, ma con -6%), anche se con un margine molto ristretto rispetto alla Cdu (19%), attualmente sua alleata in un governo di Grande Coalizione. Ma l'alleanza, molto probabilmente, cadrà sotto lo scossone dell'Afd, che i sondaggi danno al 15% e che quindi sembra destinata a strappare la maggioranza assoluta ai due storici partiti. L'ipotesi più accreditata al momento sarebbe quella di un governo a tre, composto da Spd, Verdi e Linke (sinistra radicale), guidata dal sindaco uscente, Michael Mueller. Quindi, un governo che esclude il partito cristianodemocratico di Angela Merkel, cui verrebbe assestato un ennesimo, duro colpo.

Afd osservata speciale
L'osservata speciale di queste elezioni sarà ovviamente lei, Frauke Petry, leader del partito di estrema destra destinato a scombussolare il panorama politico della Capitale. A questo proposito, è probabile che l'Afd riesca a risvegliare la partecipazione politica nelle varie circoscrizioni della Capitale, soprattutto nei quartieri dell'ex Berlino Est, mobilitando gli astensionisti su temi di punta della campagna: in primis, ovviamente, l’opposizione alla politica migratoria di Angela Merkel. La Capitale ha accolto da sola, l'anno scorso, circa 79mila richiedenti asilo, dei quali 52mila sono rimasti. L’amministrazione è stata bersaglio di critiche molto severe a proposito della scarsa organizzazione nella gestione dell’accoglienza. Berlino, città giovane e multiculturale, ospita un grande numero di stranieri (13,5%), nonché la più numerosa comunità turca presente in Germania. Ma non è solo l’immigrazione a preoccupare i berlinesi: anche la carenza di alloggi e l’aumento del prezzo degli affitti è tra le loro priorità. Senza contare che a Berlino il tasso di disoccupazione è tra i più alti dell’intero Paese. 

Le minacce dell'alleato bavarese
Oltretutto, la coalizione con cui la Merkel governa in Germania sta continuando a dare espliciti segni di cedimento. Mentre si trovava a Bratislava, la Cancelliera è stata attaccata duramente da Horst Seehofer, leader della Csu (il partito cristianosociale bavarese), che l'ha minacciata di una «rottura definitiva». In un colloquio con lo Spiegel, Seehofer ha infatti affermato che sosterrà la sua alleata nella campagna elettorale per le politiche 2017 solo se lei accetterà di porre un tetto agli ingressi dei rifugiati in Germania. «Non rinunceremo al tetto dei 200.000. Si tratta semplicemente della nostra credibilità», ha aggiunto. «Ma è giusto che la politica riesca a rinnovarsi se vogliamo riconquistare la fiducia dei nostri elettori».

La fine dell'era Merkel?
Ma ciò che Seehofer chiede alla Merkel non è affatto una richiesta semplice da accettare per la Cancelliera, che si è sempre mostrata tenacemente decisa a non retrocedere sulla sua politica migratoria, e che fino ad ora, in particolare, si è sempre rifiutata categoricamente di mettere un tetto all'accoglienza. Sempre dalle pagine dello piegel Wolfgang Schaeuble cercava di mediare: «L'Unione deve trovare un equilibrio tra i due poli della sicurezza e della tolleranza», definendo «risolvibile» il problema delle differenze di vedute tra Cdu e Csu. E intanto, su un altro importante quotidiano tedesco, la Faz, campeggiava un'intervista a Martin Schulz, che accusava i partner europei di aver lasciato sola la Germania. Per la Cancelliera, insomma, è caos su tutta la linea: in Europa, in Germania, e addirittura tra i suoi alleati politici. E già i mercati sembrano subodorate la fine dell'era Merkel.