13 novembre 2019
Aggiornato 00:30
Dopo le elezioni in Meclemburgo-Pomerania Anteriore

Il triste tramonto di Frau Merkel, e della «sua» Europa con lei

Purtroppo per Angela Merkel, la tempesta perfetta che la sta sommergendo non è un incubo di fine estate. E' realtà: la Cancelliera di Germania e leader d'Europa è ufficialmente al tramonto

BERLINO - E' stata una lunga notte per la cancelliera di Germania Angela Merkel, ma, purtroppo per lei, quanto accaduto non è solo un incubo di fine estate. Lo scenario in qualche modo atteso, ma scongiurato fino all'ultimo minuto, è stato il flop del suo partito nelle elezioni amministrative in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, che pone fine alla supremazia politica di Cdu, i cristianodemocratici della Cancelliera, e Csu, gli alleati cristianosociali bavaresi. Come al solito, le cifre non dicono tutto: sono da interpretare. La Spd, partito socialdemocratico al governo del Lander, è passato da un 35,6% del 2011 a un 30,4% (anche al di sopra delle aspettative), la Cdu della Cancelliera da un 23% a un 19,2%, e l'Afd (in italiano «Alternativa per la Germania»), partito di estrema destra anti-immigrazione, ha toccato il 22%.

L'interpretazione del dato
Il primo dato che si deduce da questi risultati è macroscopico: l'estrema destra tedesca ha compiuto il «miracolo» (fino a qualche mese fa del tutto impensabile) di superare il partito della Cancelliera, slittato al terzo posto. E questo, già, dice tutto. Ma per comprendere meglio ciò che questo voto ci racconta davvero, bisogna andare un po' più in profondità. Perché è vero, la Spd rimane in testa, e, con la tradizionale alleanza con la Cdu, potrà continuare a governare in coalizione il Lander tedesco. Apparentemente e nell'immediatezza, dunque, non cambierà molto. Ma in realtà, quello che sta accadendo è un vero e proprio terremoto politico. Un po’ perché il Lander in questione è il bacino elettorale della Cancelliera. Un po’ perché, nel 2017, le elezioni, da amministrative, diventeranno politiche. E ciò significa che i tedeschi voteranno per decidere se la Merkel diventerà il Cancelliere più longevo della storia tedesca, o se sarà il caso di mandarla a casa.

L'Spd ha «vinto»?
In tale prospettiva, è d’obbligo una precisazione in merito all’apparente «vittoria» dell’Spd, che sembra a prima vista ridimensionare la portata del risultato. Perché è vero che, fino a un mese fa, i sondaggi davano i socialdemocratici per spacciati, profetizzando un tracollo dal 35 al 22%: un tracollo che, di fatto, non si è realizzato, perlomeno nelle proporzioni attese. Ma è altrettanto vero che questo non è accaduto per una ragione principale: e cioè che il premier socialdemocratico uscente Erwin Sellering, fiutando la probabile sconfitta alle urne, ha deciso di allinearsi alle posizioni dell’Afd sull’immigrazione, unendo le proprie armi ai dardi infuocati del fronte anti-Merkel.

Il bersaglio facile
«La cancelliera ha una grande responsabilità per la crescita di Afd», dichiarava a luglio Sellering alla Welt . «L’afflusso di oltre un milione di rifugiati è stato sottovalutato. Molte persone hanno gravi preoccupazioni e timori legittimi. È stato ed è un errore enorme agire così, come se questa politica non avesse un'alternativa». E la scelta di tale strategia per recuperare consensi è ovviamente in sé molto significativa: perché indica chiaramente che il vero bersaglio facile, il candidato più debole di tutti, era proprio lei: Angela Merkel. La quale, non dimentichiamolo, oltre ad essere la cancelliera di Germania, è anche la «regina» d’Europa.

Il binario tedesco
Ecco, dunque, i due binari lungo i quali interpretare il risultato elettorale: quello tedesco e quello europeo. Quanto al primo, è doveroso sottolineare come, a rendere ancora più degno di nota il tutto, concorra la storia stessa della Germania. Un Paese, cioè, dove l’estrema destra per decenni non è riuscita a sfondare, complici i bui ricordi del passato nazista e la grande popolarità dei partiti del centro cristiano, con la Cdu e la Csu capaci, con le sole proprie forze, di rappresentare pienamente tutto lo scacchiere conservatore dell’elettorato. Il fatto quindi che un partito come l’Afd, in appena tre anni di esistenza, sia riuscito a entrare nel Parlamento di 9 dei 16 Lander, a superare la Cdu in uno di essi, a mandare 7 deputati a Bruxelles, e ad arrivare al 14% nei sondaggi per le prossime amministrative è certamente un risultato da tenere in alta considerazione. Soprattutto perché il motore che ha impresso una grande accelerata al processo è stata la crisi migratoria e la politica «delle porte aperte» prescelta da Angela Merkel.

Il binario europeo
E poi c’è l’altro binario, che spesso si incrocia con quello precedente: quello europeo. Perché la Germania è sì un caso eclatante, ma assolutamente non isolato nel Vecchio Continente. Un continente ormai entrato in un futuro politico del tutto incerto, dove i partiti tradizionali – gli stessi che si sono fatti portavoce del progetto dell’Ue – sono orfani della fiducia dell’elettorato, e seriamente minacciati da nuove formazioni, radicalmente anti-establishment. La Francia ha come Presidente un uomo che i quattro quinti degli elettori vorrebbero mandare a casa e il cui margine di manovra è ormai davvero minimo. L’Italia si prepara alla sfida referendaria che tutta Europa vede con timore. Il 2 ottobre, l’Austria si recherà alle urne per decidere se affidare la presidenza a Norbert Hofer, candidato dell’estrema destra. Lo stesso giorno, gli ungheresi si esprimeranno sulla politica della spartizione dei rifugiati in Europa per quote, che sarebbe, poi, il progetto di Angela Merkel per la gestione della crisi a livello continentale. E da ogni dove, le formazioni cosiddette populiste, spesso riconducibili alla destra estrema, sono date in netta crescita.

Travolta dall'immigrazione
Così, questo voto non è soltanto una bocciatura alla politica migratoria della Cancelliera in patria. E’ anche uno scossone alla sua leadership in Europa, che poi è strettamente connessa alla stabilità della sua poltrona tedesca.  D’altra parte, sul dossier immigrazione Bruxelles non è disposta ad alcun passo indietro: decisa a difendere, per quanto ancora sarà possibile, il controverso accordo con la Turchia, determinata a completare l’avviato processo di redistribuzione dei richiedenti asilo, nonostante l’esperienza ad oggi fallimentare – in un anno, solo 4500 persone sono state trasferite da Italia e Grecia, su un totale di 160.000 da ricollocare da qui ai prossimi 12 mesi –.

Ricette ripudiate dalla base
A tutto ciò, si aggiungano le ricette economiche a base di austerity, di cui Berlino è da sempre promotrice, ma che hanno affossato la Grecia e causato parecchi problemi al Sud Europa. Ricette di cui ci si chiede, di fatto, la legittimità, con simili risposte dei cittadini alle urne. Specialmente se le urne in questione sono quelle della Germania, Paese «egemone» dell’Ue, capofila nel plasmare il progetto europeo nell’aspetto che abbiamo oggi sotto gli occhi. Un progetto che, di pari passo all'innegabile tramonto della Cancelliera, è forse destinato a tramontare con lei.