4 giugno 2020
Aggiornato 16:30
Le spiagge non sono vuote, ma nemmeno piene

La prima domenica dopo la strage, Nizza prova a voltare pagina

Sulla Promenade des Anglais che affaccia sulle spiagge della città è tornata la vita: runner e ciclisti fanno a zig zag tra i memoriali sorti spontanei sull'asfalto della strada dove sono cadute una a una le persone falciate dal camion guidato da Mohamed Bouhlel.

NIZZA - Una domenica di sole e di mare a Nizza. La prima dopo l'attentato del 14 luglio. Sulla Promenade des Anglais che affaccia sulle spiagge della città è tornata la vita: runner e ciclisti fanno a zig zag tra i memoriali sorti spontanei sull'asfalto della strada dove sono cadute una a una le persone falciate dal camion guidato da Mohamed Bouhlel. Il lungomare è disseminato di fiori, candele e messaggi in memoria delle vittime.

Le spiagge non sono vuote, ma nemmeno piene come in una normale domenica di luglio inondata dal sole. «Normalmente ci sono molte più persone e per essere una giornata del weekend sembra non ci sia nessuno. Questa catastrofe ha fatto male a molti», racconta Steve, americano, 44 anni, da tre residente a Nizza. «Per me è la città più bella del mondo - aggiunge - sono felice di vivere qui ma quanto è successo l'altra sera ha cambiato molte cose, non solo per me ma anche per tante altre persone».

Tra chi vive in Francia in tanti iniziano invece ad abituarsi agli attentati. C'è una sorta di calma rassegnata sulla Promenade. «Non si può vivere chiusi nel proprio guscio. Anche io quella sera ero sul lungomare come tutti», racconta Mario Marrone, uno degli oltre trentamila italiani che vive a Nizza. «Tutto ritornerà com'era e già lo stiamo vedendo perché la gente già è tornata sul lungomare e si gode il sole, la città e il mare, fino a quando non succederà qualcos'altro». La tempesta e poi la quiete e ancora la tempesta: «E' un fenomeno a cui forse dobbiamo abituarci. Del resto basta sentire i racconti di guerra, credo si vivesse fra un bombardamento e l'altro. E forse questo è quanto faremo noi o che stiamo già facendo», dice l'italiano, da sedici anni in Costa Azzura, cantante d'opera d'inverno e guida turistica d'estate.

Chi non accetta con rassegnazione eventi come quello del 14 luglio sono tanti francesi di fede musulmana, stanchi di essere associati al terrorismo per un credo religioso. «Un terrorista non ha niente a che vedere con l'Islam, nessun attentato può essere perpetrato in nome della religione, noi ci sentiamo prima di tutto cittadini francesi», dice Abdel Rani, dell'associazione dei musulmani Ahamaddiya, arrivato da Parigi in segno di solidarietà con i caduti, molti dei quali di origine araba.

Steve si è invece salvato. Era alla festa dei fuochi d'artificio e quando parla ritorna sempre a pensare a quella sera. Ha visto il camion e il volto dell'uomo. «Ricordo la sua silhouette e lo sguardo, sembrava intenzionato a fare tutto quello che ha fatto. Mi sono buttato per strada per aiutare gli altri: la prima donna che ho visto a terra aveva gli occhi aperti, ma era morta, alla seconda ho chiesto se potevo aiutarla, ma anche lei era morta; la terza, era morta. Quindi ho pensato di inseguire il tir, poi ho realizzato che ero con una mia amica e ho capito che l'unica cosa che potevo fare era riportarla a casa».

L'imprenditore americano è preoccupato delle conseguenze di questa «catastrofe». «Il governo la utilizzerà per cambiare le leggi e per controllarci ancora di più. C'è molta sorveglianza a Nizza, telecamere e poliziotti dappertutto, a cosa è servito? La soluzione non è bombardare, è una questione di inclusione. Fare scuole e ospedali è sicuramente meglio delle bombe», conclude Steve. Nonostante lo choc non andrà via da Nizza. «Dove potrei andare per sentirmi più sicuro? Da nessuna parte».

(con fonte Askanews)

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